Un contadino assistente di volo
«Partiamo dall’inizio» mi dice Attilio sorridendo quando lo incontro in un caldo pomeriggio di luglio. Siamo a Gordola, è sceso dall’alpe apposta per il nostro incontro e la prima cosa che sottolinea è come «a 2000 metri, al fresco, si stia molto meglio».
Attilio Matasci ha 25 anni e di mestiere fa il contadino. Diplomato in selvicoltura ha ben presto deciso di seguire le orme di papà Damiano e mamma Nadia e gestire l’azienda agricola di famiglia. Dopo un apprendistato in Svizzera interna ha iniziato a lavorare nell’azienda che conta un’ottantina di capi tra mucche e capre. D’estate Attilio lavora all’alpe Mügaia, un alpeggio situato sul lato sinistro della Corona di Redorta, in un comprensorio che va dai 1500 ai 2200 m.s.l.m., sopra il paese di Sonogno in valle Verzasca, dove pascola il suo bestiame.
«Ho sempre amato questo lavoro anche se mantengo alcune attività come selvicoltore, perlopiù per amici e parenti. La maggior parte del tempo lo dedico all’azienda, soprattutto d’estate quando carichiamo l’alpe».

Azienda La Penagia
L’azienda di famiglia è gestita da Attilio Matasci e da suo papà Damiano. Hanno 14 mucche e una sessantina di capre. Per alcuni anni hanno caricato l’alpeggio di Porcaresc, sopra Vergeletto in Valle Onsernone. Da tre anni si sono spostati all’Alpe Mügaia, in valle Verzasca. Nella foto, il carro di mungituraa con Attilio e il papà Damiano. Il caseificio si trova nella corte di mezzo a 1700 metri. Vendono prodotti bio: formaggio dell’alpe, carne di vitello e di capretto.

La passione per gli elicotteri
«D’inverno il nostro lavoro in azienda è un po’ ridotto, quindi ho provato a chiedere a una ditta di elicotteri se c’era la possibilità di lavorare stagionalmente. Mi sono sempre piaciuti gli elicotteri. Già da bambino, il marito di mia sorella, che lavora come pilota per la Rega, ogni tanto mi portava a fare dei voli con lui. Va detto che con l’azienda agricola e l’alpe in Verzasca, ho sempre considerato l’elicottero come un mezzo indispensabile per il nostro lavoro».

Ed è così che Attilio riesce a trovare un impiego come assistente di volo alla Eliticino-Tarmac SA per la stagione invernale. «È stato un caso, perché di solito in una ditta di elicotteri si assumono assistenti di volo soprattutto per dare man forte nella stagione estiva, non in quella invernale. Tuttavia visto che in quel periodo in ditta c’erano state alcune partenze, e la mia formazione di selvicoltore poteva tornare molto utile soprattutto nella gestione della legna, sono stato assunto. È stata una grande esperienza per me, ho potuto mettere a disposizione le mie abilità per il lavoro di esbosco e i tagli in pianta. Mi sono trovato subito bene, sia con i colleghi sia con la ditta stessa, l’ambiente è molto serio e professionale. È chiaro che rispetto ad altre attività il mio impegno lì era al 100% e con un’azienda agricola ancora da gestire, alla sera o nel tempo libero, è stato bello tosto. Interessante è stato sicuramente quando da assistente di volo mi è capitato di aiutare nel trasporto di materiale all’alpe per qualche collega contadino. Ho potuto sperimentare che cosa significa stare dall’altra parte».

La mucca grigionese che dall’alpe Mügaia viene trasportata a valle

L’estate all’alpe
«Carichiamo l’alpe all’inizio di giugno e scendiamo alla fine di settembre. Io d’estate faccio un po’ su e un po’ giù per fare il fieno, perché abbiamo alcuni ettari di terreno in piano, quindi ad aprile si inizia a tagliare. Mio papà ha più di 60 anni, il nostro è un lavoro duro, che a livello fisico con il tempo logora. All’alpe cerchiamo di dividerci un po’ i compiti, io salgo alla corte più in alto la sera per mungere le mucche e rimango per la notte. Il mattino all’alba mi alzo per mungerle di nuovo e invio il latte tramite il lattodotto giù al caseificio. Poi scendo per dare una mano a casare. Quando invece siamo nella corte bassa, il latte viene trasportato con la teleferica al caseificio che si trova qualche centinaio di metri più in alto. Mio papà si ferma prevalentemente alla corte di mezzo, si occupa del caseificio, del formaggio in cantina e di recuperare e mungere le capre mattina e sera. È un lavoro di squadra. La vendita va molto bene, anche perché noi abbiamo sempre preferito orientarci verso i privati piuttosto che i grandi magazzini, e il nostro formaggio è sempre ben apprezzato».

il trasporto del carrozzone per la mungitura da un corte all’altra dell’alpe Mügaia in Verzasca

Un’estate, quella appena trascorsa, decisamente particolare
«Per noi non è cambiato molto, a parte l’aumento esponenziale della richiesta di formaggio, quasi da non averne abbastanza per soddisfare tutti. Per il futuro però non prevediamo di aumentare la produzione anche perché l’alpe è piccolo, l’azienda anche e il numero del bestiame non può aumentare di molto».

L’impiego dell’elicottero
«È un mezzo fondamentale, soprattutto per chi, come noi, lavora in zone discoste e in valli impervie come lo è la Verzasca. L’elicottero è impiegato per il trasporto del fieno, del materiale, oltre che del cibo e delle bombole del gas per l’alpe. Alcuni usano l’elicottero anche per trasportare le cassette di uva in autunno durante la vendemmia. Noi lo richiediamo spesso, perché essendo l’alpe suddivisa su tre corti, ci spostiamo con il carrozzone per la mungitura cinque volte in una stagione, e lì senza l’elicottero sarebbe davvero impossibile. Una volta mio papà, quando cambiava corte, si portava anche la caldaia in spalla. Saliva portando su la legna e scendeva con il formaggio. Sono cose che non si fanno più. Per questo abbiamo gli elicotteri. Poi, appunto, la nostra valle è piuttosto impervia non è come la valle di Blenio, dove ci sono dei bei prati, la Verzasca “l’è tuta a bòcc”. Io sono stato fortunato a ricevere in gestione parecchi prati, però poi, quando si tratta di fare fieno, è più il tempo che si impiega a spostarsi da un posto all’altro che quello che ci si mette a tagliarlo. Non ci sono le grandi estensioni come in Svizzera interna, in Ticino siamo poveri di superficie. Io ho fatto l’apprendistato a Zurigo e lì è tutto un altro mondo. Nella prima azienda dove ho lavorato, avevamo 30 ettari, e per fare il fieno ne tagliavamo 10 alla volta. Qui invece ne abbiamo 23 distribuiti in un centinaio di appezzamenti che, oltretutto come dicevo prima, sono buchi, quindi devi usare sia la falciatrice, sia lo zacky-boy, e non finisci più».

Questa sera, mi dice di essere contento di salire all’alpe in elicottero. Questa mattina scendendo presto, è riuscito a sbrigare parecchie faccende. Ma se fosse dovuto tornare all’alpe a piedi, non sarebbe di certo riuscito a fare tutto, tantomeno a incontrarmi «A passo spedito ci vogliono almeno un paio d’ore abbondanti per raggiungere l’alpe». Mi accorgo di quanto sia prezioso il tempo a valle e cerco di accelerare le mie domande, anche perché, alle 16 c’è un elicottero che lo aspetta.

Non solo materiale
Oltre al trasporto dei passeggeri e dei viveri, l’elicottero è spesso utilizzato per il trasporto a valle degli animali feriti o addirittura morti. «Esatto, questa sera per esempio devo portare a casa una mucca che zoppica. Non posso farla scendere a piedi perché non ce la farebbe. È una mucca grigionese e non è abituata alle nostre montagne».
Nei casi più gravi poi c’è anche il veterinario che ogni tanto raggiunge l’alpe con l’elicottero per soccorrere una bestia. «A noi per fortuna non è mai capitato, siamo sempre riusciti a gestire tutte le situazioni con gli animali. Penso che il problema di tanti alpi in Ticino sia proprio il bestiame che viene dalla Svizzera interna e non è abituato ai nostri pendii, ai tragitti lunghi, ai sentieri impervi, quindi più facilmente si ferisce o incappa in qualche incidente».

Progetti futuri in azienda
«Dobbiamo sicuramente fare delle migliorie alla stalla, come ad esempio il rifacimento del tetto. Insieme a questo primo progetto, stiamo pensando di modificare la struttura per riuscire a casare il latte anche d’inverno e avere così delle formaggelle o qualcosa di fresco da vendere. Le idee ci sono, ma vedremo più in là».

PB