Idee innovative, rispettose dell’ambiente e incentrate sul benessere a 360 gradi. Due progetti; quello dei coniugi Viola e quello di Marcello Stivan, che in maniere diverse hanno proposto l’uso della bicicletta per avvicinare e sensibilizzare le persone al km zero, alla mobilità lenta, alla genuinità dei prodotti nostrani e alla bellezza della vita in fattoria. Due idee che sono uno spunto di riflessione ma anche un input per chi volesse lanciarsi in progetti sostenibili, innovativi e legati alla promozione del nostro territorio.

Dal prodotto al cliente

Davide e Silvia Viola: lui titolare di una ditta di impianti sanitari, lei assistente di studio dentistico, a un certo punto, una decina di anni fa, decidono di cambiare vita e dedicarsi all’agricoltura. Lui intraprende gli studi a Mezzana e ottiene il diploma di agricoltore, lei segue dei corsi di formazione e diventa casara. A Beredino, frazione di Sessa, creano il loro piccolo angolo di paradiso, l’azienda La Selva, dove allevano principalmente capre di razza Saanen, tipicamente svizzere e tra le più lattifere. «Abbiamo iniziato con tre caprette nel giardino di casa e con le istruzioni dei nostri amici di Ronco su come si trasformava il latte». Piano piano il progetto inizia a prendere forma, Davide si diploma a Mezzana e Silvia inizia a produrre formaggini.

L’intento era quello di sperimentare e proporre sul mercato ticinese dei nuovi prodotti. Oggi le capre dell’azienda sono circa una cinquantina e durante il periodo di produzione Silvia e Davide trasformano circa 170 litri di latte in formaggio. Nel 2017 conquistano anche il primo premio al concorso dei formaggi caprini ticinesi. I prodotti dell’azienda sono venduti principalmente nei mercati locali e nello spaccio aziendale self service, aperto 24h su 24h. «Partecipiamo a eventi come Caseifici aperti e, su richiesta, ospitiamo  delle scolaresche». Uno dei loro ultimi progetti messi in campo è proprio quello delle consegne in bicicletta. Il trasporto in bici dei loro prodotti su e giù per il Malcantone l’hanno chiamato “Speedy Capra”. «Ho iniziato qualche anno fa», mi racconta Davide, «tutti i sabati mattina prendo la mia bicicletta con il carretto frigo e trasporto i prodotti fino a Novaggio e Curio. Mi sistemo in piazza e distribuisco i miei prodotti ai passanti. È un momento di condivisione, di scambio, e a poco a poco ho iniziato ad avere i miei clienti abituali». Un appuntamento fisso molto apprezzato dalla popolazione locale. Anche se, «con la fine del lockdown, come prevedibile, la vendita è diminuita. Per noi è molto difficile competere, essendo vicini al confine».

Un’idea innovativa che unisce così la sua passione per la bicicletta alla vendita dei prodotti, in modo sostenibile, combinando movimento, sport e benessere. «Questo servizio mi sembra un bel messaggio da lanciare: unire l’utile al dilettevole proponendo i nostri prodotti. Sul “locale” va fatto un grande lavoro di sensibilizzazione e forse a poco a poco vedremo i risultati».

Dal cliente al prodotto

Dello stesso avviso è Marcello Stivan che, sempre in bicicletta, non ha portato “la fattoria dai clienti” ma, al contrario, i clienti alla fattoria.  «Da quando sono in pensione ho abbracciato questa attività e cerco di portare avanti una sensibilizzazione a più livelli, proponendo soluzioni per ottimizzare l’utilizzo delle biciclette con delle infrastrutture come parcheggi, per le case, per le stazioni; ho collaborato alla creazione della prima velostazione a Bellinzona, una prima in Ticino, un piccolo albergo della bicicletta con tutti i comfort». Le due ruote sono la sua passione da sempre e nella vita ha fatto molti viaggi in sella alla bici. «Quando ci si avvicina a questo mondo, si nota come sempre più gente si sposti in bicicletta. È incredibile come un veicolo che ha più di 200 anni rimanga così innovativo. È ancora oggi una delle risposte più intelligenti che possiamo dare al problema della mobilità quotidiana».

Da sette anni Marcello gestisce un negozio di biciclette pieghevoli Brompton a Bellinziona con l’obiettivo di far conoscere i vantaggi che offre una simile mobilità.

L’idea della spesa in fattoria è nata dal momento in cui la città di Bellinzona si è dotata delle cargo bike, delle biciclette da trasporto. L’accademia della mobilità del Touring Club Svizzero offre la possibilità ai Comuni di aderire a un progetto di sensibilizzazione e dotarsi di queste biciclette e offrire ai commercianti sia la possibilità di usarle per le loro attività, sia di metterle a disposizione dei cittadini. «Noi ci siamo quindi messi a disposizione e la città ha comprato due biciclette. Il senso era sicuramente quello di promuovere la mobilità lenta. Nei Paesi del nord la bici è già diventata la loro auto», mi dice Marcello. Con queste cargo bike si può davvero trasportare di tutto. Quindi l’idea della spesa in fattoria è nata proprio grazie a questo tipo di bicicletta, che gli permetteva di facilitare la passeggiata alle signore e trasportare la loro spesa. Gli chiedo allora di raccontarmi com’è andata e mi dice di aver iniziato con una rapida indagine nelle fattorie ancora prima della pandemia. «Non c’era ancora una particolare sensibilità per la spesa locale e i supermercati non erano ancora stati presi d’assalto. Sono andato dalla Colombera e ho scoperto che in tanti avevano già degli spacci e si stavano organizzando con dei veri spazi commerciali dove organizzavano la loro merce. Inizialmente ho coinvolto solo sei aziende agricole, ma già così il mio tour dura tre ore. Percorriamo quasi 16 km e i tempi sono quelli che sono. Bisogna anche adattare la velocità ai clienti e pensare che, soprattutto quando ci sono dei bambini, ci si ferma spesso ad accarezzare l’asinello, a dargli la carota, o per visitare l’azienda. Sono delle belle esperienze e ho sempre avuto un riscontro più che favorevole anche dai partecipanti». Il servizio funziona in questo modo: ognuno arriva con la propria bicicletta all’appuntamento in stazione a Bellinzona e da lì parte il tour: Marcello li accompagna con la cargo bike. «Il progetto è stato ben accolto dai contadini che hanno apprezzato il mio sforzo, e anche i partecipanti hanno scoperto dei luoghi che non avevano mai visitato prima. Sarebbe bello fosse un incentivo per portare le persone a fare la spesa in bicicletta anche da sole. Abbiamo avuto un bel riscontro mediatico soprattutto in Germania e sulla stampa svizzerotedesca al punto che l’anno scorso spesso erano turisti che richiedevano il servizio». Nel mondo delle biciclette da lavoro ci sono ora anche biciclette con tre ruote che permettono una maggiore stabilità e miglior posizionamento della merce sul carretto. «Anche a livello comunale si sta muovendo qualcosa. A Chiasso per esempio», mi dice Marcello, «un operatore ecologico si sposta in bicicletta con tutti gli attrezzi necessari.

In un’organizzazione futura della società sarebbe molto interessante pensare a tutti i potenziali utilizzi della bicicletta». Dalla prima risposta positiva è nata poi l’idea di proporre una spesa in fattoria solo per il turista. «Mi sembrava giusto dedicare più tempo non solo al “pellegrinaggio” tra le fattorie, ma anche al fermarsi un momento per vivere appieno l’esperienza. Quindi in collaborazione con l’azienda agricola La Colombera offriamo la possibilità di familiarizzare con la vita contadina degustando, all’ombra di un bell’albero, i prodotti locali che possono comperare direttamente nel negozio adiacente. È un primo esperimento che ha però l’ambizione di evolvere e, se funziona, anche di coinvolgere altre aziende e altri contadini». Sono temi che possono impattare anche nel nostro quotidiano, anche quando facciamo la spesa, quando ci muoviamo e per la nostra salute. «In questo modo possiamo coniugare il nostro benessere e quello comune: il km zero, la mobilità per la mia salute mangiando un prodotto qualitativamente migliore». Marcello ha ricevuto il sostegno della Fondazione del Parco del Piano di Magadino che lo ha supportato anche finanziariamente con la stampa dei volantini. Altri sponsor invece gli hanno dato una mano sulle questioni logistiche. Il prezzo di questo servizio al cliente è di fr 5.-. «I contadini mi danno un franco per ogni cliente che porto. Io ho invitato la città a fare altrettanto, sotto la forma di: se voi promuovete le attività locali, o se andate a fare la spesa con Marcello noi raddoppiamo la posta e la mettiamo a disposizione a fine della stagione per un investimento di utilità pubblica. Poteva essere da stimolo e da accompagnamento o da incentivo per i clienti. Ci sono tante forme che si potrebbero pensare».

Sensibilizzazione al cambiamento

Si sta dunque cercando da più parti di spingere verso un cambiamento di paradigma. «Gli eventi esterni come il covid ci hanno dato una mano almeno per quanto riguarda la mobilità lenta. L’aumento degli acquisti delle biciclette è stato evidente. Adesso anche la guerra ci confronta con temi che vanno dall’aspetto energetico con i combustibili fossili a quello dell’approvvigionamento alimentare», mi dice Marcello. L’idea è quindi quella di cercare di modificare le abitudini che si sono ormai radicate nelle persone. «Ho fiducia nei giovani e devo dire che per ora ho avuto dei bei riscontri. Oggi potremmo per esempio pensare di riproporre una volta al mese le domeniche senz’auto», conclude.

L’aspetto sociale

Incontri e scambi, momenti di condivisione, sia Davide Viola sia Marcello Stivan hanno sottolineato a più riprese quanto sia importante l’aspetto sociale dei loro progetti. Le persone che si incontrano per fare la spesa in bicicletta non si conoscono o i clienti che ti raggiungono in piazza per comprare i tuoi prodotti per la prima volta, non ti conoscono. «È un’esperienza sociale arricchente. Si instaurano delle belle dinamiche di conoscenza e di scambio», mi dice Marcello. «Io penso che il ruolo dei commercianti sia anche un po’ quello di ristabilire il contatto con il cliente, che spesso e volentieri a causa della fretta e del poco tempo a disposizione va un po’ a perdersi».

L’invito è dunque rivolto un po’ a tutti, a non sottovalutare questo aspetto e «a non vedere solo il posteggio dell’auto come l’unica fonte sicura di guadagno». Trasformare sempre di più anche gli spazi commerciali in luoghi di incontro di scambio e di socializzazione, «se invece di un cliente in auto ne arrivano dieci in bicicletta e trovano magari una panchina o due tavoli per riposarsi e magari provare uno dei prodotti esposti sarebbe, a mio avviso, una soluzione vincente. È un processo di maturazione e ognuno deve sapersi aprire e porsi nuovi orizzonti». La fattoria dunque come valore aggiunto che va apprezzato perché «nella vita siamo sempre più abituati a ordinare seduti sul divano, senza accorgerci che perdiamo un aspetto, quello sociale, di vitale importanza per il futuro della nostra società», conclude Marcello. «Bisogna imparare a rallentare perché questa corsa non ci sta portando a niente se non ad ammalarci. Nel mio piccolo sto cercando di mandare un messaggio».

Prisca Bognuda