Sara Sassi Cereghetti ha insegnato per 35 anni alle scuole elementari di Riva San Vitale, ma da un paio d’anni non fa più la maestra, continua però a seguire l’attività legata alla creazione di un orto che aveva iniziato una decina di anni fa. «Il momento preciso a dire il vero non me lo ricordo però l’idea di fare l’orto a scuola e anche la motivazione è partita da un libro che mi aveva prestato una collega che si intitola “Orti di pace” di Gianfranco Zavalloni. Oltre all’attività legata alla creazione di un orto con i bambini, l’orto era concepito come uno strumento didattico, per fornire esempi pratici anche per altre materie, come la geometria, la matematica, l’italiano. Tutto è iniziato con la buca della sabbia dell’asilo. Abbiamo tolto la sabbia e l’abbiamo riempita di terra».
L’ultimo martedì di settembre assieme a Sara sono andato a trovare Barbara Ponzoni Iocchi, la maestra della seconda elementare di Riva San Vitale e Eugenio Mena, ex responsabile del settore orticolo dell’Istituto agrario di Mezzana, docente di orticoltura ed ex membro della OrTi, l’associazione degli orticoltori ticinesi.
Eugenio era già pronto davanti all’orto quando siamo arrivati e i bambini non vedevano l’ora di iniziare. Prima di tutto però Eugenio ha chiesto di fare un po’ un riassunto di quello che era stato piantato. Tutte piante che resistono al freddo: verze, insalata riccia. «E accanto all’insalata riccia? Quella normale» ha risposto un bambino. E come dargli torto, anche se noi la chiamiamo lattuga. «I rapanelli. E poi?» ha continuato Eugenio «Quella lì è un po’ difficile? Vi do un aiuto, sono due parole». Oliver, pronto, «cavolo rapa. Giusto. E poi? Quell’insalata lì, con le foglie che ricordano quelle di una pianta? La foglia di quercia». Con qualche piccolo suggerimento, in poco tempo sono state nominate tutte le verdure dell’orto. All’inizio della fila di rapanelli, spuntava anche un’unica cipolla. «Perché abbiamo piantato una cipolla proprio lì?» ha chiesto Eugenio «Perché ci sono delle verdure che crescono sottoterra e la cipolla ci fa capire dove sono, così non ci camminiamo sopra» hanno risposto i bambini.

La storia dell’orto
Prima di mettere le mani nella terra, Barbara ha poi chiesto ai suoi allievi di raccontare un po’ della storia dell’orto, di tutto quello che era stato fatto, fin dall’inizio. «Abbiamo iniziato il secondo giorno di prima» ha detto Samuele «E che cosa abbiamo fatto?» «Abbiamo piantato» ha risposto Rebecca. «No, prima abbiamo dovuto pulire, faticando» ha precisato Janis. La prima cosa che hanno piantato è stato il formentino. Eugenio ha anche ricordato che prima di piantare hanno dovuto concimare. «E anche strappare le erbacce» ha precisato Agata. Sì, ma quello prima.

Insomma, ricostruire tutti i passaggi nella giusta sequenza non è stata proprio una passeggiata. È ormai una decina d’anni che Sara, Barbara ed Eugenio aiutano gli allievi a creare un orto primaverile e uno autunnale. Con le verdure raccolte preparano anche dei piatti che mangiano tutti insieme, come ad esempio la passata di rapanello. «Ve la ricordate la passata di rapanello? Era una ricetta dell’Allan Bay», ha detto Barbara, «Non ve la ricordate?» Se la ricordavano. «E vi è piaciuta?» ho chiesto, «Bleaahhhh». Le polpette di spinaci invece erano piaciute un po’ di più e poi, sempre lo scorso anno, oltre alle ricette, c’era stato “Il mistero delle patate” che erano state piantate ma che poi, al momento della raccolta, erano sparite. E l’indagine si è conclusa lì.

I momenti della raccolta dei frutti dell’orto, nel corso degli anni condivisi con gli alunni, i loro genitori e i docenti della sede sono sempre stati molto apprezzati come occasioni conviviali e di festa. «Sono convinta che queste esperienze pratiche, di condivisione, rimangano vive nel ricordo degli allievi, anche a distanza di molti anni» mi ha detto Sara, che mi ha poi parlato di un altro aspetto molto importante: il rapporto che si crea con il tempo. «Con l’orto si vedono crescere le piante, ma si vede anche quanto tempo ci vuole. È una durata reale, non come in televisione o in internet, dove si pianta il seme e c’è subito la pianta. Poi si vede anche come influiscono sulla crescita le diverse stagioni» ha continuato Eugenio. Sia Sara sia Eugenio hanno poi ricordato quell’anno in cui una grandinata, nel giro di una notte, aveva distrutto tutte le verdure. «Per un bambino, pensare che possa succedere qualcosa che, di punto in bianco, distrugge tutto quanto il lavoro fatto, non è così scontato. Ricordo bene la delusione dei bambini quell’anno, ma credo anche che sia stata una lezione importante, sia per capire il lavoro dei contadini, sia per la vita, perché ci ricorda che non si può gestire tutto».


Sarchiello, tegumento, croglio e convolvolo
Lo sforzo maggiore nell’attività dell’orto, anche perché quando sono andato in visita c’erano tutti e quindici gli allievi e non gli usuali gruppetti di cinque, mi è sembrato fosse quello di contenere la foga, lo slancio dei bambini e insegnar loro la pazienza necessaria per la cura «Perché non basta mettere giù le piantine, bisogna accudirle, aiutarle a crescere». Questa frase di Eugenio riassume in gran parte l’attività orticola, ma oltre all’attività dell’orto in senso stretto, c’è anche un’attenzione alla lingua. Capire la differenza tra sarchiatura e zappatura ad esempio, o che la varietà di cipolla dipende dal colore del tegumento, o che le erbacce in realtà non sono erbacce ma semplici “erbe indesiderate”. «Il croglio, con i suoi quattro denti, non è un rastrello, serve a preparare il terreno per piantine già formate, mentre invece il rastrello prepara il terreno per piantare i semi. Sono parole diverse, che indicano attrezzi diversi e pratiche diverse. Perché non dire fin da subito le parole giuste ai bambini?» In quest’ottica la “materia” orto trova dei punti di contatto con l’italiano. «Come si chiama questa? Convolvolo».

Il quaderno dell’osservatore, a cui si collegano le varie materie
Barbara, mi ha poi spiegato che ormai da diversi anni i bambini tengono un loro quaderno, dove annotano quello che hanno visto, magari con un disegno, la data e il luogo d’osservazione. «Nell’insegnamento, per prima cosa, bisogna risvegliare la motivazione dei bambini agganciandoli con un’attività allettante e poi fornire loro un senso, un filo conduttore. L’orto scolastico è un tema “faro” a cui si collegano le varie materie: italiano, con i diari e le produzioni scritte; matematica e geometria, con l’introduzione delle misure di tempo, lunghezza, peso; geo-storia, “da dove arrivano le piantine? Proviamo una ricetta tipica di un paese lontano?”; arti plastiche e visive, con la realizzazione di una piccola serra o di un lombricaio e scienze, con lo studio dei vegetali e degli animali. Da quegli spunti, che vengono letti e condivisi, si sviluppano poi dei percorsi e si approfondiscono alcuni temi in un lavoro di co-costruzione e di continua scoperta per creare la loro conoscenza e costruire il loro apprendimento».

Adesso nell’orto delle elementari di Riva San Vitale, sono appena state piantate anche le cipolle, che vanno ad aggiungersi alle verze, ai cavoli, agli spinaci, ai rapanelli e alle insalate.

Tutte queste verdure saranno presto raccolte e di nuovo ripiantate, speriamo per molti anni ancora. E tutto il processo, tra molti e molti anni, rimarrà fissato in un unico momento del tempo, nel ricordo degli allievi diventati adulti.

CB