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Caprioletti da salvare

  • 10 lug 2025
  • Tempo di lettura: 5 min

Alla scoperta del salvataggio dei caprioletti.


Finalmente le giornate si allungano, spuntano le prime foglie, la natura si ritinge di verde. È proprio in questo periodo che Alessandro Manna mi invita ad assistere alle prove pratiche dell’associazione Salvataggio Caprioletto Ticino, in preparazione alle chiamate che ci saranno tra inizio maggio e inizio luglio. Il nome vi dice già di cosa si occupano, ma come lo fanno è la conferma che la tecnologia ben applicata può fare la differenza.

Usano infatti un drone dotato di una termocamera per individuare i piccoli di caprioli nascosti nell’erba prima che i campi vengano sfalciati.

I piccoli nascono tra metà maggio e fine giugno, le femmine li lasciano ben nascosti nell’erba quando si allontanano per sfamarsi. Il caprioletto infatti non la segue nei suoi spostamenti ma aspetta nascosto che la madre vada ad allattarlo. Nelle prime tre settimane di vita, il suo istinto è quello di acquattarsi ancora di più quando sente avvicinarsi un pericolo.

«Questa strategia non gioca certo a loro vantaggio quando il pericolo in questione è lo sfalcio dei prati, quando ci si accorge della loro presenza è spesso troppo tardi per salvarli» mi dice Alessandro.

Ed è qui che entra in scena l’associazione di cui Alessandro Manna è uno dei soci fondatori insieme a Marco Bächtold.


Un operatore guida il drone mentre l’altro segna sulla mappa le coordinate delle fonti di calore. Foto: Rehkitzrettung.ch
Un operatore guida il drone mentre l’altro segna sulla mappa le coordinate delle fonti di calore. Foto: Rehkitzrettung.ch

Associazione Salvataggio Caprioletto Ticino 

Costituita nel 2024 nel Sopraceneri, Salvataggio Caprioletto Ticino è un’associazione senza scopo di lucro e il servizio offerto non comporta nessun costo per gli agricoltori che richiedono un intervento.

«Questo sarà il primo anno che opereremo sul campo. Sto formando cinque piloti per avere una squadra che possa coprire più facilmente diverse zone del Ticino». A parte Athos Berta, ho il piacere di conoscerli tutti: Gennaro Abbatiello, Marco Bächtold, Isacco Piezzi, Samuele Micotti. Tra loro, Isacco e Samuele sono i più giovani, e quando chiedo come hanno deciso di partecipare a questo corso di formazione, mi dicono che «vogliono fare la differenza». Sono tutti estremamente motivati e concentrati, sia nella parte teorica che nelle esercitazioni pratiche.

Alessandro è analista finanziario, ma già dal 2020 ha trasformato una sua passione in un’attività accessoria. È infatti attivo come istruttore di volo con i droni per conto del Touring Club Svizzero. E proprio in questo contesto un suo ex allievo lo ha contattato per coinvolgerlo nella fase embrionale del processo che ha successivamente portato alla formazione dell’Associazione. «Quando mi ha parlato di questa specifica attività, mi sono appassionato. Non essendoci ancora un’associazione ufficiale in Ticino ma solo operatori singoli, ho pensato che potesse essere utile e importante formarne una».

Utilizzando un fascio d’erba si evita di toccare direttamente con le mani il piccolo, in questo modo su di lui non resteranno odori estranei e la madre non avrà difficoltà a riconoscerlo. Foto: Rehkitzrettung.ch
Utilizzando un fascio d’erba si evita di toccare direttamente con le mani il piccolo, in questo modo su di lui non resteranno odori estranei e la madre non avrà difficoltà a riconoscerlo. Foto: Rehkitzrettung.ch

Anche la preparazione del corso non è stato un lavoro indifferente; «tutte le dispense erano in tedesco. Facciamo riferimento all’associazione mantello Rehkitzrettung, che esercita questo tipo di servizio dal 2017». In svizzera tedesca gli interventi sono parecchi e di solito coordinati dai cacciatori, che sanno dove è più facile trovare le femmine, quali sono le aree in cui arriva prima il sole etc. L’anno scorso sono stati messi in salvo ben 5’159 piccoli in tutta la Svizzera sorvolando ben 42’000 ettari e impiegando 641 squadre di intervento. A questo proposito è anche importante ricordare, per chi magari è in giro a passeggiare, di non toccare i piccoli nei prati che sembrano “abbandonati”, perché non sono veramente in pericolo. «È fondamentale non lasciare odori che possono infastidire la madre nel riconoscere il proprio piccolo quando torna per allattarlo». Aggiunge Emanuele Besomi, presidente della SPAB (Società Protezione Animali Bellinzona) «l’odore anche solo delle nostre mani è troppo forte, rimane nel pelo del piccolo e può causare un mancato riconoscimento da parte della madre; è meglio usare dei guanti oppure un fascio di erba per non toccarlo direttamente. Sconsiglio invece coperte per cani o tessuti che magari profumano di detersivo».


L’esperienza sul campo

Come si svolge un salvataggio? A raccontarcelo nel dettaglio c’è Jonathan Molina che da tre anni fa interventi di questo tipo in Ticino, soprattutto in Riviera e Malcantone; oggi è venuto a parlare della sua esperienza sul campo durante la formazione dei nuovi operatori.

«Ho operato in collaborazione con l’Ufficio caccia e pesca e la società di caccia del Malcantone, per avere una persona di riferimento che coordinasse le aree da controllare; i voli si dovrebbero sempre fare di mattina presto, quando è più evidente la differenza di calore tra i piccoli caprioletti e l’ambiente circostante». Ci racconta Jonathan che, con la sua esperienza, dispensa anche qualche consiglio pratico: «A volte delle buche scavate dai cinghiali o dei sassi possono risultare come fonti di calore simili al caprioletto, per questo bisogna ricontrollarli con attenzione». Individuati i piccoli, si procede a proteggerli con una cassetta di legno e una bandierina in modo che siano riparati e ben individuabili durante lo sfalcio. «Anche qui tenete conto che la cassetta deve essere ben fissata, i piccoli di più di tre settimane possono provare a scappare, mi è anche capitato che la femmina stessa cercasse di liberarli».

Finito lo sfalcio, si può ritornare sul campo e rimuovere la cassetta in modo che il piccolo possa ricongiungersi con la femmina.


La formazione

La formazione per diventare pilota di salvataggio è durata da febbraio ad aprile e consiste in una parte teorica di sei moduli che spazia dalla biologia del capriolo alle nozioni di navigazione aerea con il drone, una parte pratica, e un test finale che i cinque piloti hanno sostenuto a inizio aprile davanti ad un esaminatore arrivato dalla Svizzera tedesca e allo stesso Alessandro. Oggi a questa lezione di pratica è presente Gonçalo Pequito di Rehkitzrettung.

Per simulare un salvataggio ha portato una cosa per cui i miei bambini sarebbero andati in visibilio: un peluche di Bambi in cui è stato inserito uno scaldamani per simulare il calore corporeo. Questo viene poi posizionato nel campo per provare a cercarlo con il drone.


Il drone con la termocamera è più piccolo di come me lo immaginavo, solo 900 grammi di peso, e ha un sacco di parametri che si possono tarare, tra cui il range di temperatura da rilevare. È collegato a uno schermo su cui è più facile individuare le fonti di calore. Gli operatori devono sempre essere almeno due, in modo da avere sempre qualcuno che cura il volo e qualcuno che si dedica ad indicare le fonti di calore e segnare le coordinate sulla mappa. Il sorvolo dell’area viene prima pianificato con un software a computer tenendo conto anche delle aree dove si può volare liberamente e dove invece bisogna richiedere dei permessi. «Per questo sarebbe sempre meglio avere almeno uno/due giorni di preavviso per pianificare tutto». Ora non mi resta che vedere in pratica cosa succede. Siamo nei campi dietro al rifugio animali a Gorduno, dove la SPAB ha gentilmente messo a disposizione lo spazio, e “Bambi” è sistemato in fondo al prato; non rimane che trovarlo. Il drone si alza e sullo schermo dopo poco compare una macchia più chiara. Eccolo il nostro piccolo! 


Non manca molto all’inizio delle nascite, quindi… in bocca al lupo ai nuovi piloti e che sia una buonissima prima stagione anche qui in Ticino.


Come contattarli

Mentre a me rimane la voglia di vedere un vero salvataggio, a voi lascio tutte le informazioni per contattarli:


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