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Lortobio: coltivare saperi e legami

  • 26 mag
  • Tempo di lettura: 5 min

Ci sono luoghi in cui la terra non serve soltanto a produrre, ma diventa occasione per creare relazioni, rallentare e condividere. Nel cuore del Piano di Magadino, Lortobio è un orto collettivo biologico dove coltivare significa anche imparare, incontrarsi e prendersi cura della biodiversità.

Una classe delle elementari che segue il ciclo di cinque visite a Lortobio
Una classe delle elementari che segue il ciclo di cinque visite a Lortobio

Ad accompagnarmi tra i primi ortaggi, prati già fioriti e alberi da frutto è Chiara Buletti, una delle persone che da anni partecipano attivamente alla vita dell’associazione e alle attività didattiche rivolte alle scuole. Mentre camminiamo mi racconta Lortobio con quell’entusiasmo concreto di chi ha visto nascere un luogo e che lo vive davvero, stagione dopo stagione, semina dopo raccolto.


Un orto nato da un desiderio collettivo

L’associazione nasce nel 2008 all’interno della realtà di ConProBio, la cooperativa di consumatori e produttori del biologico ticinese attiva dagli anni Novanta. «L’idea è stata di Elena Camponovo», mi dice Chiara, «che desiderava creare un orto collettivo. C’era l’entusiasmo e la voglia di creare uno spazio a disposizione di tutti e tutte e Renzo Cattori, uno dei primi contadini bio del Piano di Magadino, ci ha lasciato questo terreno che era perfetto per il progetto. Un progetto che aveva, e ha tutt’oggi, ideali molto più profondi della sola coltivazione». Nel rapporto pedagogico dell’associazione si parla infatti di “permacultura sociale”: un apprendimento costruito insieme, dove la cooperazione conta più della competizione e dove il contatto diretto con la natura diventa parte fondamentale della crescita. «Perché in un luogo di produzione bisogna anche trovare le strategie per andar d’accordo», mi dice Chiara, fermandosi un momento prima di aggiungere quella frase che probabilmente riassume tutto il senso del progetto: «Un posto dove si coltivano anche i rapporti tra le persone».

Questa attenzione si ritrova anche nell’organizzazione dell’orto, che oggi conta una ventina di collaboratori e collaboratrici: chi lavora può raccogliere; ognuno contribuisce secondo il proprio ritmo e una volta al mese ci si ritrova per condividere lavori, colture future e nuove idee. «C’è chi propone di coltivare più patate dolci, chi vorrebbe provare con le arachidi, chi sperimenta nuove tecniche», e continua, «delle volte c’è quasi il timore di raccogliere troppo e lasciare poco agli altri». E forse è proprio questo aspetto spontaneo e conviviale a colpire di più. Lo si ritrova anche nelle collaborazioni con le realtà vicine: con Seminterra, per esempio, vengono condivisi spazi e attrezzi. Piccole collaborazioni quotidiane che rafforzano il senso di rete attorno all’orto.

Alcuni bambini si cimentano all’ortofieno.
Alcuni bambini si cimentano all’ortofieno.

Sinergie ed equilibri

Passeggiando tra i campi, Chiara mi mostra i diversi approcci coltivati e sperimentati. «C’è l’orto sinergico, dove le differenti colture crescono in relazione tra loro, e poi l’ortofieno, nato dopo un corso con Giancarlo Cappello». Qui uno spesso strato di fieno protegge il terreno dal sole, mantiene l’umidità e riduce drasticamente il bisogno di irrigazione. «È perfetto per ortaggi che hanno bisogno di molto nutrimento, come pomodori e melanzane», mi spiega Chiara. Accanto agli ortaggi trovano spazio fiori, alberi da frutto e varietà meno comuni come ad esempio la pastinaca e la scorzonera.

Indicandomi la torre in legno dalla quale si vede tutto il campo, mi spiega che Lortobio è completamente autonomo: «l’elettricità arriva dai pannelli solari e l’acqua la pompiamo dalla falda grazie a dei pedali che stanno in cima alla torre». Un sistema sorprendente, che racconta lo spirito pratico e creativo del luogo, legato profondamente alle risorse disponibili. «Qua è tutto in sinergia», continua Chiara, «seguiamo la logica della permacultura: un approccio ampio che mette in relazione tutti gli elementi naturali. Qui la biodiversità non è un concetto astratto, ma è qualcosa che si osserva continuamente: le lucciole nelle sere d’estate, l’upupa e i grilli talpa, le civette che dormono nel fienile». Convivere con la natura significa tuttavia accettarne anche gli imprevisti, mi racconta infatti del passaggio di qualche cervo, delle dorifore sulle patate, delle arvicole che mangiano le radici degli alberi da frutto e dei lumaconi che all’alba vengono raccolti e spostati altrove. Problemi che fanno parte della vita dell’orto e che qui vengono affrontati cercando equilibrio più che controllo assoluto.


Imparare con le mani nella terra

Tra la casetta, l’orto sinergico che visto dall’alto prende la forma di un gufo, la torre di legno e il campo fiorito, alcuni bambini seduti su sedie tutte diverse ascoltano attenti una spiegazione. Una scena che restituisce bene una parte fondamentale del Lortobio: le attività didattiche.

Chiara Buletti, già insegnante di professione, ha iniziato quasi subito a portare qui la sua classe, e con il tempo le richieste sono aumentate. «Oggi seguiamo le classi attraverso un percorso strutturato di cinque incontri», racconta. Grazie al sostegno del Parco del Piano e al progetto dell’Unione Contadini “Scuola in fattoria”, l’associazione ha potuto sviluppare meglio il progetto pedagogico e formare nuovi collaboratori, un gruppetto che conta oggi dodici persone.

Le varie attività coinvolgono bambini delle elementari e delle medie, ma anche docenti in formazione e gruppi speciali. L’apprendimento passa soprattutto dall’esperienza diretta: seminare, trasportare il compost, osservare gli insetti, riconoscere odori, lavorare insieme. «Delle volte abbiamo quasi il timore di farli lavorare troppo», racconta Chiara ridendo, «ma poi li vedi divertirsi con una carriola o con le mani nella terra, con tanta curiosità e impegno».

Durante quest’anno scolastico sono passate da Lortobio circa trenta classi. Cinque di queste hanno seguito il ciclo completo di cinque laboratori, che permette ai bambini di osservare un processo dall’inizio alla fine – come la coltivazione delle patate o del mais – e di approfondire temi come alimentazione, coltivazione a impatto zero, ornitologia, insetti e biodiversità. A questi percorsi si aggiungono poi i gruppi singoli che vengono all’orto per una giornata, le colonie estive e il progetto “Giardinieri in erba”, organizzato in collaborazione con Bioterra. «Abbiamo calcolato che a Lortobio passano ogni anno tra i 500 e i 600 bambini. E tornerebbero tutti il giorno dopo».

Prima di andarmene faccio un ultimo giro tra i campi insieme ad alcuni collaboratori. C’è chi osserva dove manca la paglia o il truciolato, chi valuta se falciare una striscia d’erba, e soprattutto chi organizza i prossimi lavori e gli spazi da lasciare alle scuole in arrivo: una classe pianterà le patate, mentre una classe speciale continuerà la costruzione di un habitat per ospitare la piccola fauna. E così tutto continua a crescere.

A Lortobio si coltivano anche i rapporti con gli altri.
A Lortobio si coltivano anche i rapporti con gli altri.

Vuoi partecipare?

A Lortobio c’è sempre spazio per nuove persone che hanno voglia di partecipare, imparare e condividere un po’ del proprio tempo nella cura dell’orto.

Per diventare collaboratore o collaboratrice, o semplicemente per ricevere informazioni:

+41 (0)91 930 92 32

+41 (0)78 823 71 49

Instagram: @associazione_lortobio

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