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Dove è andato a finire il cinipide del castagno?

  • 10 lug 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Come un minuscolo insetto ha messo in ginocchio il castagno e un altro ne ha risollevato le sorti.


La storia

Sono passati già più di vent’anni dalla scoperta della presenza del cinipide (Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu) in Europa. Risale infatti al 2002 la prima segnalazione ufficiale della presenza dell’insetto nella regione di Cuneo, dove la sua introduzione accidentale è avvenuta con tutta probabilità alla fine del secolo scorso. Grazie alla sua particolare biologia riproduttiva telìtoca, vale a dire in grado di riprodursi a partire da una progenie di sole femmine, il cinipide ha una capacità di diffusione molto rapida. Si calcola che in Europa la velocità media di avanzamento dell’insetto sia stata di 15-25 km l’anno, in funzione della topografia, dei venti dominanti e della presenza di castagno.

In Ticino la prima segnalazione risale al 2009 allorché a Mendrisio sono state ritrovate vecchie galle dell’insetto, probabilmente risalenti al 2007. Nel giro dei sette anni successivi il cinipide ha colonizzato praticamente tutto l’areale castanile al Sud delle Alpi, suscitando molta preoccupazione tra gli addetti ai lavori dopo la mancata autorizzazione da parte delle competenti autorità federali di rilasciare il suo antagonista naturale (Torymus sinensis Kamijo). Sotto la pressione di attacchi ripetuti negli anni da parte del cinipide, le chiome dei castagni si sono progressivamente diradate, con perdite quantificabili fino al 70% dell’area fogliare e la quasi totale assenza di infiorescenze (vedi foto a lato). Solo con l’arrivo più o meno spontaneo dall’Italia nel 2012 del Torymus sinensis e la sua veloce espansione su tutto il territorio è stato possibile ridurre la popolazione di cinipide (vedi grafico) e permettere la ripresa vegetativa dei castagni, almeno di quelli non colpiti in modo grave. 

La pullulazione incontrastata del cinipide ha avuto danni economici immediati tra il 2011 e il 2015, sia sulla produzione di castagne indigene, che si è praticamente azzerata causando anche una parziale chiusura dei centri di raccolta, sia sulla produzione di miele di castagno, resa praticamente impossibile dalla mancanza di infiorescenze sugli alberi. Un importante danno indiretto del cinipide è stato però causato dall’indebolimento degli alberi che hanno dovuto mobilitare le proprie riserve per far fronte alla perdita di massa fogliare, subendo anche una notevole riduzione (mediamente circa il 60%) della crescita radiale. Gli alberi così indeboliti sono risultati molto più vulnerabili agli agenti patogeni quali cancro del castagno e mal dell’inchiostro e ai fattori abiotici come le siccità estive che si sono succedute negli ultimi anni. Una recente analisi effettuata sui dati dell’Inventario Forestale Nazionale ha dimostrato che i castagni sottoposti a più anni di attacchi di cinipide hanno una probabilità di morte tre volte superiore rispetto alla stessa tipologia di alberi nelle zone risparmiate dagli attacchi.

Evoluzione della presenza di cinipide (Dryocosmus kuriphilus) e del suo antagonista naturale (Torymus sinensis) al Sud delle Alpi tra il 2011 e il 2024. La linea tratteggiata mostra la soglia di danno fisiologico e visibile sul castagno. La presenza di cinipide è intesa come percentuale di gemme di castagno colpite, quella di Torymus come percentuale di larve di cinipide parassitate.
Evoluzione della presenza di cinipide (Dryocosmus kuriphilus) e del suo antagonista naturale (Torymus sinensis) al Sud delle Alpi tra il 2011 e il 2024. La linea tratteggiata mostra la soglia di danno fisiologico e visibile sul castagno. La presenza di cinipide è intesa come percentuale di gemme di castagno colpite, quella di Torymus come percentuale di larve di cinipide parassitate.

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Ramo fortemente colpito dall’attacco di Dryocosmus kuriphilus. Per cercare di contrastare la quasi assenza di foglie, la pianta attiva le gemme dormienti situate alla base di un rametto di tre anni (foto E. Gehring).
Ramo fortemente colpito dall’attacco di Dryocosmus kuriphilus. Per cercare di contrastare la quasi assenza di foglie, la pianta attiva le gemme dormienti situate alla base di un rametto di tre anni (foto E. Gehring).

La situazione attuale

A partire dal 2015, gli effetti dell’antagonista T. sinensis producono un crollo della popolazione del cinipide sotto la soglia del danno visibile (da noi identificata nel 30% di gemme infestate, vedi grafico). Finisce così l’emergenza dovuta alla pullulazione di cinipide e il sistema entra in una fase di equilibrio dinamico tra le popolazioni del cinipide e del suo antagonista. L’andamento speculare e sfasato nel tempo delle due popolazioni di insetti visibile nel grafico è caratteristico della relazione biologica tra predatore (nel nostro caso l’antagonista T. sinensis) e la preda (il cinipide). L’efficace azione del T. sinensis tra il 2015 e il 2017, con un tasso di parassitizzazione superiore all’85%, provoca inizialmente un crollo della popolazione del cinipide. La mancanza di insetti da parassitizzare induce a sua volta tra il 2016 e il 2018 una diminuzione della popolazione dell’antagonista. Tra il 2018 e il 2021 la scarsità di individui dell’antagonista permette al cinipide di ricostituire la propria popolazione, anche se la rapida ripresa degli antagonisti scongiura un sorpasso della soglia di una generalizzata e visibile presenza di galle tale da creare problemi significativi agli alberi di castagno.

Dove è finito quindi il cinipide? Il cinipide è tuttora presente in tutto l’areale castanile del Sud delle Alpi. La contemporanea presenza del suo antagonista naturale T. sinensis ne controlla però lo sviluppo, ciò che ha permesso dal 2015 a oggi di mantenere le fluttuazioni della popolazione dell’insetto al di sotto della soglia di danno. La diminuzione della popolazione di T. sinensis registrata nel 2024 causerà probabilmente nei prossimi anni una recrudescenza della presenza di cinipide, che non dovrebbe però causare danni significativi agli alberi di castagno.

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