Gestione del margine boschivo: un tassello supplementare nella lotta integrata alla Flavescenza dorata La Flavescenza dorata
- 26 set 2025
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La Flavescenza dorata (FD) è una malattia della vite che al Sud delle Alpi della Svizzera è ormai da considerarsi endemica.

La FD è associata a dei fitoplasmi (batteri senza parete cellulare) categorizzati come organismi da quarantena in Svizzera e nell’Unione Europea e per i quali vige l’obbligo sia di notifica alle autorità competenti, sia di lotta in campo. La lotta a questa malattia è resa difficoltosa anche dalla complessità della sua epidemiologia. Oltre al vettore principale della malattia, la cicalina americana Scaphoideus titanus, sono infatti stati identificati anche al Sud delle Alpi vettori secondari che possono contribuire in maniera importante alla diffusione del fitoplasma e all’infezione delle viti.
A differenza del vettore principale, che svolge tutto il suo ciclo sulla vite (sia coltivata che inselvatichita), i vettori con un ruolo epidemiologico secondario sono spesso ospitati su piante erbacee o su specie legnose che si trovano nei dintorni dei vigneti. Questo è il caso del vettore alternativo di origine asiatica Orientus ishidae (Figura 1), che è assai diffuso su specie forestali comuni come l’ontano nero o il nocciolo, dove riesce a svilupparsi e acquisire il fitoplasma associato alla FD per poi trasmetterlo occasionalmente alle viti coltivate.
L’esistenza di questi cicli epidemiologici alternativi complica non poco la lotta alla FD. Accanto all’irrinunciabile (e obbligatoria) lotta all’interno della superficie coltivata, è infatti auspicabile una gestione mirata della vegetazione selvatica e boschiva negli immediati dintorni del vigneto.
Una prima misura molto efficace e centrale a questo proposito è l’individuazione e la rimozione dai dintorni del vigneto di viti inselvatichite che possono fungere da habitat del vettore primario S. titanus e da fonte di inoculo del fitoplasma della malattia.
Nell’ambito del progetto di ricerca FLAVID 2 finanziato dall’Ufficio Federale dell’Agricoltura e condotto da WSL e Agroscope del centro di ricerca di Cadenazzo si è inoltre dimostrato come anche la periodica ceduazione degli arbusti di nocciolo ai margini dei boschi adiacenti ai vigneti possa contribuire in maniera significativa alla riduzione della popolazione del vettore alternativo O. ishidae e quindi indirettamente anche alla riduzione della pressione della malattia sui vigneti coltivati. Lo studio è stato condotto in due fasi: in un primo tempo si è verificata la capacità di O. ishidae di ovideporre su polloni di nocciolo di varie dimensioni. Una volta appurata questa capacità, si è passati all’esperimento gestionale vero e proprio, nell’ambito del quale si sono selezionati quattro vigneti attorno ai quali si sono tagliati e rimossi i polloni di alcuni arbusti di nocciolo che negli anni precedenti avevano ospitato una ricca popolazione di O. ishidae. Altri tre vigneti, dove non si è proceduto alla rimozione dei noccioli, sono invece stati monitorati come controllo.
Come riportato nella Figura 2, l’eliminazione dei polloni di nocciolo ha avuto come effetto una riduzione importante delle popolazioni di O. ishidae duratura nel tempo (almeno per tre stagioni) non solo a bordo bosco nelle immediate vicinanze dei noccioli trattati, bensì sull’insieme del comparto studiato, incluso dunque il vigneto.
I risultati di questo studio ribadiscono la necessità di un approccio integrato nella lotta alla FD che preveda, oltre alle misure di lotta obbligatorie all’interno del vigneto (trattamenti contro il vettore principale, estirpo delle viti infette, utilizzo esclusivo di barbatelle certificate), anche misure accompagnatorie di gestione del paesaggio circostante.

Nel caso specifico degli arbusti di nocciolo, gli interventi di ceduazione possono essere limitati agli esemplari di margine più vicini ai vigneti. In caso di interventi consistenti e che possono coinvolgere anche altre specie forestali come l’ontano nero è però dove- roso inserire le attività previste nell’ambito di un approccio forestale di gestione del margine boschivo che tenga conto dell’alto valore in termini di biodiversità e dell’importante funzione ecologica di questi comparti forestali. Da un punto di vista forestale potrebbe essere per esempio interessante favorire una sostituzione di un arbusto assai comune come il nocciolo con altre specie più interessanti dal punto di vista della biodiversità, ma meno problematiche per i vicini vigneti dal punto di vista fitosanitario.
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