ProFrutteti, Daniele Reinhart e il Barone rampante: corso di formazione sui frutteti famigliari
- 10 lug 2025
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Domenica scorsa nel Me-lé-to di Tesserete si è tenuto l’Atelier “cura del frutteto” organizzato dall’Associazione ProFrutteti in collaborazione con il CPV di Mezzana. Con la partecipazione di Daniele Reinhart, il corso era incentrato sul riconoscimento delle principali patologie e sulla cura biologica degli alberi di un frutteto famigliare.
La mattinata di formazione era suddivisa in due parti. Inizialmente Daniele Reinhart ha tenuto una lezione all’aperto a ruota libera in cui ha spiegato i vari principi da considerare per adottare un approccio integrato che valorizzi la biodiversità, rispetti l’equilibrio biologico e limiti l’uso di prodotti fitosanitari al minimo indispensabile. Mentre nella seconda parte lo abbiamo seguito in una passeggiata di pianta in pianta da fare invidia al Barone rampante: il personaggio del famoso romanzo di Italo Calvino che viveva sugli alberi spostandosi letteralmente da una pianta all’altra. Pare che per la creazione di questo personaggio, nella “vita vera”, Calvino si sia ispirato al responsabile del giardino botanico di Sanremo, che trascorreva le giornate ad andare di pianta in pianta a osservarle con cura, conoscerle e accudirle.
Dialogo ed esperienza
Domenica mattina il “nostro” barone rampante era Daniele Reinhart, che ha trasmesso il suo sapere raccolto in oltre 40 anni di esperienza e rispondendo alle domande dei partecipanti al corso. Per far comprendere a voi lettori il profilo delle persone che hanno partecipato alla mattinata formativa sui frutteti famigliari, posso raccontarvi che c’erano per esempio un giovane padre che da poco si è trasferito in una casa con un antico frutteto in giardino, un giardiniere privato, una donna solare, curiosa e appassionata di piante e alimentazione e un elegante capriaschese in pensione con baffetto curato, camicia di lino e Panama, con qualche albero da frutta e i conigli. Le esigenze dei partecipanti erano le più disparate: da chi voleva informazioni puntuali a chi voleva “semplicemente” parlare genuinamente di piante e agricoltura. E Daniele Reinhart, anche lui con un simil-Panama, ha saputo elegantemente rispondere a tutte le necessità, rimarcando l’importanza dell’osservazione scrupolosa delle piante.

La linfa creativa
«La pianta giusta al posto giusto». Ha esordito cosí Daniele Reinhart, per parlare della scelta del luogo d’impianto spiegando l’importanza dell’esposizione e della quota, per esempio: «Più si va in alto e più la varietà deve essere precoce. Tenendo in considerazione che con il cambiamento climatico la maturazione viene anticipata». «Nella scelta della cultivar non è possibile proteggersi dagli insetti, ma dai funghi sì. In questa ottica è fondamentale dare la preferenza ai soggetti resistenti alle principali malattie fungine». E qui Daniele ha accennato al vasto patrimonio genetico delle antiche varietà locali, aggiungendo un riferimento storico per raccontare che «la grande varietà di mele e pere in Capriasca e rispettivamente in Val di Blenio (vedi Ass. Meraviglie sul Brenno, ndr) è da ricondurre ai lavoratori emigranti stagionali che dall’estero si portavano a casa le marze da innestare». Erano diversi gli accenni storici che Daniele presentava nel corso della sua relazione, che davano linfa e aggiungevano un tocco alchemico al suo resoconto già straordinario (sicuramente per una persona inesperta) del rapporto fra piante e esseri umani. «La scelta del portainnesto è importantissima; per tutte le principali piante fruttifere si potrà utilizzare il corrispettivo selvatico nato da seme o portainnesti selezionati. Mentre per il fico è meglio riprodurlo da talea». Poi Daniele ha accennato all’eventualità di utilizzare un innesto intermedio per le piante «non perfettamente compatibili»: «la tecnica di inserire un terzo individuo fra portainnesto e marza per superare problemi di disaffinità. Per esempio fra pero William e cotogno dove non c’è una compatibilità completa. Oppure, un amareno lo si può innestare su un ciliegio ma non viceversa». «La scelta del portainnesto sarà fondamentale anche nella decisione se volere impianti a basso fusto o ad alto fusto, sempre in base all’ubicazione geografica, al suolo e allo spazio del frutteto». Anche la scelta delle marze, che contengono tutto il patrimonio genetico della pianta, spetta al frutticoltore esperto.

La fuga dal bosco
Un altro comportamento delle piante che Daniele ha esposto è stata la cosiddetta “fuga dal bosco”: «Se il frutteto è accanto al bosco, le piante lo sentono e si sviluppano di conseguenza verso il lato opposto, cercando la luce». Poi ci sono la scelta della forma e la potatura ad avere anche loro un ruolo importante, «per equilibrare la produzione con la vegetazione». «Il frutticoltore vuole corone aperte, per far entrare la luce, ventilare la chioma per ridurre l’umidità, per migliorare la colorazione dei frutti e per facilitarne la raccolta». «Anche il diradamento è fondamentale, per avere gemme a frutto l’anno successivo. Perché alla pianta non interessa produrre ogni anno, ma alle persone sì». Dunque se ci sono troppi frutti ne vanno tolti un po’, Daniele ha parlato di «40 foglie sane per ogni mela, 60 nel caso di una pesca». La potatura è basilare per fare pulizia, togliere tutto il secco, i frutti morti, così come i rami colpiti da malattie. Un accenno ai danni da selvaggina era doveroso. Daniele ha dato il suo consiglio per fare i recinti con reti da cantiere. Per la concimazione, l’esperto frutticoltore ha consigliato di eseguirla, non accanto al tronco, ma sotto la prospezione della chioma, dove sono presenti le radici che assorbono gli elementi nutritivi, «facendo delle fessure con la vanga parallele alle radici e inserendoci il concime prescelto. Per facilitare il dosaggio utilizzate un vasetto di yogurt svizzero riempito per un terzo; poi irrigare e chiudere le fessure».
Le principali patologie
La gestione biologica di un frutteto richiede un’osservazione attenta, «per poter intervenire in modo tempestivo con trattamenti mirati e naturali». Conoscere il ciclo vitale di piante e organismi nocivi consente di agire «nel momento più opportuno, mantenendo sano e in equilibrio l’ecosistema delle piante da frutta». E così a Daniele bastava osservare una foglia rosicchiata per capire di che insetto si trattava. Vedere le formiche che fanno su e giù sul tronco e sui rami sono un presagio di presenza di afidi o psilla, perché «questi parassiti forniscono la melata alle formiche, in cambio di protezione e difesa». Addirittura le formiche si occupano di spostare la psilla sulla pianta, mentre l’arricciamento fogliare indica che ci sono afidi. «I trattamenti vanno fatti solo in caso di attacco forte per non perdere gli antagonisti naturali: gli insetti utili come coccinelle, sirfidi o crysopa». In caso di attacco di Carpocapsa, «il Giovanin come viene chiamato perché appare a San Giovanni (anche se con il cambiamento climatico cambierà il suo periodo)», bisognerà intervenire preventivamente con prodotti specifici. Per i micoplasmi come lo scopazzo non esistono cure efficaci quando la sua presenza è conclamata, «L’importante è non prendere marze da innesto da piante infette». Poi il consiglio contro i moscerini del ciliegio o del prugno è stato quello di utilizzare trappole fototropiche al momento della fioritura, che «con lo stesso colore del frutto o del fiore attirano e catturano gli insetti».
Questa era solo una parte dell’infinità d’informazioni trasmesse da Daniele Reinhart. L’Associazione ProFrutteti, dopo aver proposto nella primavera di quest’anno gli atelier di potatura e “innesta la tua varietà” in collaborazione con il CPV di Mezzana, organizzerà in settembre l’atelier pomologico sulle antiche varietà. L’invito a visitare il loro sito web è d’obbligo: www.profrutteti.ch.

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