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80 anni per trasmettere una passione

  • 17 ott 2025
  • Tempo di lettura: 6 min

Per questo traguardo, che coincide anche con l’età del presidente dell’associazione dei frutticoltori Ticinesi Alberto Sassella, sabato 11 ottobre al Mercato coperto in un evento dedicato agli appassionati di piante da frutta si è rinnovato lo spirito di collaborazione tra specialisti del settore e amatori: vero perno della frutticoltura cantonale.


Cesare Bassi, l’unico produttore di mele “professionista” del cantone.
Cesare Bassi, l’unico produttore di mele “professionista” del cantone.

Un nome per le mele in Ticino? Cesare Bassi

La storia della frutticoltura in Ticino non ha avuto vita facile, basti dire che nel 1945, alla nascita dell’associazione, il direttore del Servizio cantonale di frutticoltura, Linneo Martinoli, aveva identificato il nostro cantone come luogo ideale per la coltivazione delle pesche. In Vallese le albicocche e in Ticino le pesche. Non è andata così. Un po’ per le condizioni climatiche avverse, un po’ per i limiti della logistica, legati soprattutto alla mancanza di depositi per conservare la frutta. Negli anni ’70, in virtù dei sussidi distribuiti dal Cantone per la creazione di frutteti, ci si era poi orientati ai meleti, ma anche in questo caso, soprattutto per la pressione delle malattie fungine, non si sono raggiunti i risultati sperati.

 

Oggi, dalla ventina di ettari di quasi mezzo secolo fa, si è passati a un ettaro e mezzo di meleti coltivati in modo professionale da Cesare Bassi sul Piano di Magadino. A lui chiedo notizie su alcune delle oltre 100 varietà di mele esposte in bell’ordine sul lungo tavolo all’entrata del Mercato Coperto lo scorso sabato.

 

La prima a catturare la mia attenzione è una mela molto piccola, due o tre centimetri di diametro, frutto del Malus floribunda, mi dicono Pio Morisoli e Cesare Bassi, che mi spiegano anche che «da quella melina lì è partito tutto. Con una serie di incroci si è infatti arrivati all’ampio numero di varietà di mele che conosciamo oggi. Inoltre, è sempre lavorando su quella varietà che si è riusciti a trovare il gene resistente alle malattie fungine: ticchiolatura e oidio». Gene utilizzato nelle varietà di mele resistenti. Cesare nel suo frutteto ne coltiva sette: «ne ho diverse per poter fare dei confronti. Per esempio, la Topaz è buonissima e anche a livello di mercato funziona bene. La Karneval è anche molto buona, però arriva più tardi a maturazione e non è così bella da vedere. Anche la Sirius, la Goldrush e la Opal sono varietà resistenti alle malattie fungine e ricordano molto le Golden».

 

Sul resto del tavolo c’erano invece le varietà più classiche. «Per queste bisogna fare i trattamenti contro le malattie, ad alcune di più ad altre di meno». In passato Cesare aveva coltivato anche l’Arlet che però, mi dice, «aveva un problema», indicandomi il punto in cui il picciolo entra nel frutto: «Lì rimane dentro l’acqua quando piove, e poi ti fa il nero». Oltre alle varietà resistenti, Cesare coltiva per lo più Braeburn, Gala e Golden. «Al momento sono quelle più richieste dal mercato, la clientela è ancora abituata a queste varietà perché», conclude, «è l’occhio che compra la mela».

 

Alcune delle varietà di pere in esposizione al tavolo di Meraviglie sul Brenno.
Alcune delle varietà di pere in esposizione al tavolo di Meraviglie sul Brenno.

C’è la frutta che si acquista e quella che si raccoglie

Oggi, in Ticino, vengono coltivati per il mercato soprattutto i piccoli frutti: mirtilli, lamponi, fragole e more. Ma sono ancora molti gli appassionati che mantengono o creano frutteti famigliari; anche un singolo albero di fichi, ciliegie o cachi in giardino può infatti dare grandi soddisfazioni a chi se ne prende cura, sia in termini di raccolto sia per i ricordi e le storie legati alla pianta. Il valore di un albero nella storia famigliare di ciascuno, allargando la prospettiva, si può paragonare a quello di tutte le piante da frutto che sorgono sul territorio cantonale. Oltre a produrre frutti a km zero, rappresentano infatti un patrimonio comune che racconta parte della nostra storia.


Per valorizzare e sottolineare questi aspetti a Giubiasco erano presenti l’Associazione Pro Frutteti, con Mischa Heubi e Muriel Hendrichs, che si occupa in particolare proprio del recupero delle antiche varietà frutticole locali «con l’obiettivo di restituire e salvaguardare il patrimonio culturale e culinario tradizionale di una determinata regione». E in quest’ottica si inserisce anche l’attività dell’Associazione Meraviglie sul Brenno, che ormai da diversi anni sta censendo i peri monumentali della Valle di Blenio. Oltre al valore storico di queste piante, si cerca però di dare risalto anche ai prodotti che se ne possono ricavare, come ad esempio il succo di pere. Novità di quest’anno è il sidro Pisü, “pera” in dialetto bleniese, che si è potuto assaggiare sabato scorso.


Ma le novità non si fermano qui, come ci ha detto la presidente di Meraviglie, Delia Giudici della Ganna. «Sono in arrivo infatti quattro distillati di pera monovarietali: pisö vernìn, pera curato, e due varietà a genotipo unico; una raccolta a Torre e l’altra a Semione».


Oltre a mele e pere, non potevano mancare le castagne, forse il frutto più rappresentativo del nostro cantone. E a proposito di frutti che si raccolgono, in base a quanto mi ha detto Paolo Piattini, la raccolta centralizzata di castagne quest’anno sta funzionando piuttosto bene. Nei boschi e nelle selve di castagne se ne trovano molte e anche piuttosto grosse.

 

Alcune delle varietà di castagne esposte allo stand dell’Istituto di ricerca WSL di Cadenazzo.
Alcune delle varietà di castagne esposte allo stand dell’Istituto di ricerca WSL di Cadenazzo.

A distinguere un marrone da una castagna non è per forza la pezzatura

Proprio sulle castagne si concentrava lo stand dell’Istituto di ricerca WSL di Cadenazzo, rappresentato da Boris Pezzatti, Patrik Krebs, Mark Bertogliati e Marco Conedera: «Sono davvero tantissime le varietà di castagne in Ticino e Grigioni», mi ha detto Marco, «E mi ha meravigliato che non fosse così conosciuto quest’aspetto. Più di cinquanta varietà diverse le abbiamo ritrovate nei castagneti, ma in totale sono oltre 120 i nomi per la sola Svizzera italiana». Una domanda ricorrente agli esperti del WSL riguardava che cosa differenzia una castagna da un marrone. «Anche se i marroni sono tendenzialmente più grandi, non è soltanto la pezzatura a distinguerli dalle castagne. I marroni hanno, ad esempio, la caratteristica di sbucciarsi meglio rispetto a molte delle varietà di castagne». Anche in questo caso, la prevalenza di varietà di castagne invece che di marroni al Sud delle Alpi ha delle ragione storiche. «Un tempo vivevamo di castagne, dovevamo produrre molte calorie e le nostre varietà di castagne sono molto più rustiche, molto più produttive e più adatte a questo scopo. I marroni sono un prodotto di qualità che va bene per il commercio. Sono però piante  più sensibili alle malattie, che producono poco e hanno bisogno di terreni morto fertili, non così facili da trovare nelle nostre montagne».

 

Catturati 10 milioni di Popillie

In un’esposizione dedicata alla frutta non poteva di certo mancare il Servizio fitosanitario cantonale, che si occupa del monitoraggio di insetti che attaccano le piante e delle diverse malattie che le colpiscono, informando costantemente su quali misure adottare. Il flagello di questi ultimi anni è il coleottero giapponese, (Popillia japonica) e proprio per illustrarne il ciclo di vita era stato esposto un piccolo carosello. «Le misure di lotta al momento sono davvero ridotte», spiegava Cristina Marazzi, «uno dei pochi strumenti che abbiamo a disposizione sono le trappole a feromoni». Quest’anno sono stati catturati circa 10 milioni di esemplari, che rappresentano però soltanto una minima parte degli insetti presenti sul territorio cantonale. Difficile dire quale percentuale dell’insetto sul territorio rappresenti questo numero, ma di sicuro nei prossimi anni bisognerà continuare ad attuare delle misure per contenerlo, perché se è vero che il valore di una pianta è qualcosa che rimane e si tramanda nella storia, la prima condizione per poterne beneficiare è avere piante sane.

 

Alberto Sassella, presidente dell’Associazione dei frutticoltori ticinesi.
Alberto Sassella, presidente dell’Associazione dei frutticoltori ticinesi.

L’importanza di un obiettivo condiviso e di un operare diffuso

Chiedo com’è andata la giornata a Jonathan Brazzola, vicepresidente dell’Associazione dei frutticoltori. «La giornata è stata positiva, con una buona affluenza in mattinata e a pranzo. L’interesse da parte delle famiglie c’è. Il messaggio, che abbiamo cercato di trasmettere, è che noi non lavoriamo tanto per una frutticoltura professionale, anche se sarebbe una gran bella cosa, ci tengo a dirlo, ma ci concentriamo soprattutto sulla trasmissione della passione per la frutticoltura amatoriale: nella scoperta di nuove varietà, nuove tecniche. La nostra associazione è concepita così, con figure professionali che sanno adattare le conoscenze tecniche professionali alle esigenze amatoriali, delle persone comuni, collaborando con gli Istituti di ricerca, gli enti cantonali e comunali e altre associazioni di cui condividiamo gli scopi». Non sono purtroppo riuscito a parlare con tutti gli espositori presenti. Anche perché erano davvero molte le attività previste.


Per riprendere un po’ lo spirito, sano e leggero come quello della frutta, riporto la battuta di Alberto Sassella, quando all’apertura della giornata prima dei discorsi delle autorità intervenute, ha tagliato un nastro immaginario, facendo una specie di scherzo di carnevale, invitando poi tutti a raccogliere dalla pianta una mela della varietà Karneval, così, per riuscire a far ricordare ai presenti almeno una delle tante varietà di mele esistenti.

 

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