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Il cavallo cerca il suo posto nell’agricoltura di domani

  • 12 giu
  • Tempo di lettura: 4 min

L’Associazione Allevamento Equino Cantone Ticino (AECT) festeggia quest’anno i suoi primi dieci anni di attività. Un traguardo che coincide però con una fase cruciale per il settore. Durante l’assemblea ordinaria del 27 maggio si è parlato del futuro dell’allevamento equino svizzero, tra sfide politiche, nuove strategie e una passione che continua

a sostenere il lavoro degli allevatori.

Il comitato AECT, da sinistra: Matteo Cuccu, Giulia Meroni, Prisca Stefanetti e Tristan Taddei.
Il comitato AECT, da sinistra: Matteo Cuccu, Giulia Meroni, Prisca Stefanetti e Tristan Taddei.

Una decina le persone presenti all’incontro, tra allevatori e appassionati del settore, riuniti in un clima famigliare. Nata sulle basi della vecchia CAE, Cooperativa Allevamento Equino, l’AECT ha accompagnato in questi anni gli allevatori ticinesi attraverso attività di selezione, concorsi, manifestazioni e servizi amministrativi, contribuendo a mantenere vivo un settore che oggi si trova confrontato a differenti interrogativi.


Quale futuro per il mezzosangue in Svizzera?

A dominare la discussione è stato il futuro dell’allevamento equino svizzero e a presentare il quadro politico attuale è stata Giulia Meroni, che ha illustrato le principali sfide che attendono il settore nei prossimi anni. Tra queste, la situazione della razza mezzosangue ZVCH/FECM rappresenta uno degli esempi più significativi dei cambiamenti in atto. Secondo gli orientamenti attuali della Confederazione, dal 2030 l’allevamento dei cavalli mezzosangue non beneficerà più del sostegno federale di cui gode oggi. Una decisione che va ben oltre la singola razza e che preoccupa l’intero settore equino, sia per gli aspetti economici sia per il suo valore simbolico. Non significa infatti che il cavallo uscirà dall’agricoltura, ma che l’allevamento del mezzosangue non sarà più considerato un ambito da sostenere con fondi pubblici.

Verranno così meno contributi che oggi finanziano attività essenziali come la gestione dei libri genealogici, i passaporti, la registrazione dei puledri e le prove di selezione. «Il problema è che la federazione così com’è oggi probabilmente non potrà più esistere», spiega Giulia Meroni. «Dietro ai passaporti, alle carte d’origine e ai concorsi c’è molto lavoro amministrativo e ci sono costi importanti da sostenere».

A questo si aggiungono un mercato in regressione, una forte concorrenza estera e un costante calo sia degli animali allevati sia delle persone coinvolte nelle associazioni equine. Anche il ricambio generazionale fatica ad arrivare.


«Il cavallo fa ancora parte dell’agricoltura»

Ma il tema non si riduce solamente a una questione di contributi. La progressiva uscita del cavallo dal sostegno agricolo, così come, su un altro piano, la sua uscita dall’esercito, vengono lette da molti allevatori come il simbolo di un cambiamento culturale più ampio: un animale che per decenni ha rappresentato il mondo rurale perde progressivamente spazio nella società e nelle politiche pubbliche.

«È un peccato vedere che da un momento all’altro il cavallo sembri non essere più importante», osserva Giulia Meroni. «Nell’immaginario comune viene spesso visto come qualcosa di elitario, lontano dall’agricoltura reale. Ma non è così. Tutto l’allevamento equino è legato al territorio e alle aziende agricole: i cavalli vengono allevati, producono concime, mangiano foraggio prodotto localmente e fanno parte del ciclo agricolo a tutti gli effetti». Secondo Meroni, il mezzosangue paga in parte questa percezione. Essendo spesso associato al mondo sportivo o ricreativo, viene considerato meno vicino all’agricoltura rispetto ad altre razze. Un ragionamento che emerge anche dal confronto con il Franches-Montagnes FSFM. Alla domanda sul diverso trattamento tra mezzosangue e Franches-Montagnes, Giulia Meroni sottolinea la differenza di percezione che esiste tra le due razze. «Il Franches-Montagnes è considerato la razza svizzera autoctona per eccellenza, molto legata alla cultura e alla tradizione del Paese. Il mezzosangue invece viene spesso associato allo sport e quindi percepito meno vicino all’agricoltura. Ma questa è una visione distorta». Durante l’assemblea è intervenuto anche Matteo Cuccu per presentare la situazione della razza Franches-Montagnes. Anche in questo caso i cambiamenti non mancano: dal 2025 è stato abolito il contributo federale di 500 franchi destinato agli eventi sportivi e cresce la preoccupazione per il futuro di appuntamenti simbolici come le finali di Avenches, considerate il principale punto di riferimento per l’allevamento equino svizzero.


Trovare nuove sinergie

Di fronte a questo scenario, il settore sta cercando nuove strade. «Le gare continueranno a essere gestite dalla Federazione Sport, ma verrà meno il sostegno alle manifestazioni amatoriali». «A noi organizzare concorsi per puledri piace», sottolinea con convinzione Giulia Meroni, «proprio perché questi eventi sono importanti non solo per la selezione, ma anche per mantenere vivo il settore e creare occasioni d’incontro».

Si sta valutando, ad esempio, la condivisione di spazi, strumenti informatici e parte del lavoro amministrativo tra la federazione dei Mezzosangue e quella dei Franches-Montagnes. Lo sguardo è però rivolto anche oltre il mondo equino. «Stiamo valutando sinergie con federazioni bovine e di altri settori agricoli. Alla fine, il lavoro è molto simile: registrazione dei capi, nascite, passaporti. Cambia la specie, ma il funzionamento resta lo stesso». L’obiettivo è ridurre i costi e continuare a garantire agli allevatori i servizi essenziali. «È tutto in divenire, per il momento stiamo studiando diverse possibilità», conclude Meroni.


I prossimi appuntamenti in occasione del decimo anniversario

Nonostante le incertezze, l’AECT guarda avanti. Il 2026 sarà infatti ricco di appuntamenti organizzati per celebrare il decimo anniversario dell’associazione. Tra questi figura il Gymkana ufficiale FM e libero in programma il 28 giugno a Iragna, aperto a principianti, avanzati, élite, adulti e bambini. Sarà un’occasione per mettersi alla prova, ma soprattutto per trascorrere una giornata in compagnia, condividendo la passione per il cavallo. E per chi preferisce seguire le attività da bordo campo, non mancherà una fornita buvette.

«Noi teniamo duro», conclude Giulia Meroni. Una frase che riassume bene lo spirito con cui il settore equino affronta le sfide del futuro.

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