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Una notte di tempesta che avrà conseguenze per i prossimi due o tre anni

  • 22 giu
  • Tempo di lettura: 7 min

«Non ho fatto nessuna foto e nemmeno ne farò», così mi ha detto Davide Cadenazzi, presidente della Federviti cantonale, a pochi giorni dalla grandinata che ha devastato il Mendrisiotto, riferendosi ai suoi vigneti colpiti dalla grandine. Per i viticoltori della zona il danno è enorme e al momento si cerca di superare il trauma e la frustrazione cercando di prendere distanza da quanto accaduto e provando a capire quali strade si possono percorrere.

Veri e propri mucchi di grandine tra i filari. Foto: Edi Petraglio.
Veri e propri mucchi di grandine tra i filari. Foto: Edi Petraglio.

«In dieci minuti alla stazione di rilevamento di Coldrerio sono stati registrati 40,9 mm di precipitazioni con chicchi di grandine che hanno raggiunto i 5 centimetri di diametro», così riporta il sito di MeteoSvizzera che parla di un nuovo record di intensità in un lasso di tempo così breve. Le immagini della forza distruttiva della grandinata della scorsa settimana hanno invaso i canali social e le pagine dei giornali. «La cantonale di Balerna sembrava un fiume», mi è stato detto al telefono e c’è stato chi si è ritrovato a spalare grandine come se avesse nevicato. Su Instagram si è potuto anche seguire in diretta quanto successo all’azienda di Alessandro Francini, su Instagram Ciao_Brutt, a Morbio inferiore che, oltre alle immagini dei buchi sul tetto della sua stalla e alla quantità di verdure tritate che il giorno prima erano pronte per essere raccolte, ha trasmesso il senso di impotenza, rabbia e frustrazione che si può provare in momenti del genere.

È difficile fare il punto della situazione per quanto riguarda il settore agricolo, risultano infatti pesantemente danneggiate tutte le colture nella fascia di circa 5 chilometri che da Mendrisio si sviluppa verso sud-ovest e che comprende Ligornetto, Genestrerio, Morbio Superiore, Morbio Inferiore, Balerna, Coldrerio, Vacallo, Castel San Pietro.


Partiamo dal comparto viticolo, uno dei più rinomati del cantone

«Al momento c’è davvero molta frustrazione per il danno, ma pesa soprattutto l’incognita per quello che succederà nel prossimo futuro», mi dice Davide Cadenazzi. «Si tratta infatti di capire come la pianta reagirà e quanta uva è rimasta. Perché si sta parlando di un danno che va dal 50 fino al 100%, anche con le reti di protezione antigrandine. Le piante hanno subito un danno notevole, anche sulla superficie fogliare. La fotosintesi per quest’anno possiamo scordarcela e tutto questo inciderà anche sul metabolismo per l’anno prossimo». «L’estrema violenza della grandine ha rovinato i tralci, ma soprattutto le gemme per la produzione dell’anno prossimo. Si dovrà quindi fare una potatura conservativa e non in ottica produttiva. Il danno è sicuro, sia per quest’anno sia per il prossimo, e forse anche per il 2028, in base alle variabili della prossima stagione». E tutto questo si tradurrà nel breve termine in una mancanza di liquidità per le aziende; una diminuzione della produzione ha infatti come conseguenza diretta la riduzione degli introiti.

Quando ho sentito alcuni dei viticoltori colpiti dalla grandine, nella giornata di venerdì 12 giugno, molti di loro stavano già intervenendo sulle piante colpite con i propri operai, seguendo le indicazioni ricevute dall’Ufficio della consulenza agricola. «Abbiamo aspettato che si asciugasse tutto e siamo entrati a trattare per disinfettare il possibile. Il danno è rilevante, anche perché le Cantine grappoli con metà degli acini non li prendono. Adesso si tratta un po’ di vedere, ma il danno va dal 60 al 100%», mi dice Edi Petraglio, che è stato colpito dalla grandine su circa 15’000 piante, in una superficie di poco superiore a tre ettari a Morbio Inferiore. Nel complesso, si dice fortunato perché ha parcelle sparse un po’ in tutto il Mendrisiotto e più della metà sono state risparmiate. «La cosa più brutta è che devi andare avanti a fare i lavori come sempre, sapendo che non consegni niente e forse anche l’anno prossimo i tralci rovinati non produrranno ancora». E col personale assunto, come si fa? A rispondermi è ancora Davide Cadenazzi. «Per assurdo, adesso le piante staranno ferme per due tre settimane e poi inizieranno a vegetare in modo disordinato. Il paradosso è che il lavoro rischia anche di aumentare e lo devi fare sapendo che gli introiti diminuiranno. Il problema è che non avendo mezzi finanziari sarà anche difficile mantenere il personale».


Sulle superfici più colpite c’è addirittura il danno del legno vecchio. Foto: Edi Petraglio.
Sulle superfici più colpite c’è addirittura il danno del legno vecchio. Foto: Edi Petraglio.

Sopralluogo della Federviti e delle autorità cantonali

Lunedì 15 giugno si è tenuto un incontro, seguito da un sopralluogo, a cui hanno partecipato Davide Cadenazzi e alcuni dei viticoltori che hanno subito danni e, per il Cantone, il Consigliere di Stato Christian Vitta e il Capo della Sezione dell’agricoltura Daniele Fumagalli. «L’incontro ha permesso di constatare l’entità dei danni ma anche di esporre le misure di sostegno che il Cantone è pronto a mettere in campo per il tramite della Sezione dell’agricoltura», come rilevato da Christian Vitta. Daniele Fumagalli ha invece precisato che si tratta di fornire assistenza nei rapporti con l’assicurazione grandine, unitamente a Federviti. Nei limiti delle disponibilità finanziarie già previste a Preventivo, si intende concedere contributi per l’adozione di misure necessarie per contenere i danni non assicurabili causati da calamità naturali alla produzione agricola. Con Federviti si prevede di accelerare l’individuazione nel Mendrisiotto di vigneti cosiddetti incolti, per i quali autorizzare la gestione da parte dei viticoltori che hanno subito danni ai loro vigneti, imponendo ai proprietari di questi vigneti di tollerare tale gestione. Per i gestori d’azienda, è stato ricordato, c’è anche la possibilità di richiedere prestiti senza interessi passivi per far fronte alla mancanza di liquidità. In conclusione, la Sezione dell’agricoltura ha invitato gli agricoltori che non si sono ancora annunciati a notificare i danni, così da poterne comprendere l’entità.


In che momento è arrivata questa grandinata? E perché ci sono così pochi assicurati?

Per Davide Cadenazzi è difficile vedere degli aspetti positivi, «ma in prossimità della vendemmia sarebbe forse stato peggio perché adesso, se ci sono grappoli con acidi rovinati, possono seccare e saltar via e la pianta può ancora riuscire a compensare la loro mancanza andando ad ingrossare un po’ di più gli altri». «È sempre difficile fare valutazioni», prosegue, «ma a fine agosto c’è già il frutto mentre al momento c’è soltanto un organo vegetativo e con un organo vegetativo e basta il livello sanitario è migliore. Quando invece c’è il frutto il livello sanitario è compromesso perché poi si sviluppano batteri acetici e marciume grigio. E se ti succede in una stagione con piogge continue, come quella dello scorso anno, è addirittura meglio non vendemmiare. Dove è rimasta ancora dell’uva, considerato che siamo a inizio giugno, aumenta il lavoro, ma qualcosa puoi ancora raccogliere».

Anche se, come ha specificato Michele Piffaretti, viticoltore a sua volta e anche ispettore per Grandine Svizzera, «purtroppo in questo momento dello sviluppo della pianta i tralci sono molto verdi, teneri, e soprattutto non hanno ancora formato il cosiddetto “cappello” – la massa fogliare che chiude lo spazio tra le due reti – di modo che anche in vigneti protetti con le reti antigrandine il danno è stato decisamente rilevante». Ne approfitto per chiedergli dei costi dell’assicurazione che in alcuni articoli pubblicati negli scorsi giorni sono stati definiti non sostenibili. «In realtà c’è una grossa differenza nei costi di copertura per vigneti protetti adeguatamente e vigneti non protetti. Molti viticoltori sopravvalutano il potenziale di protezione delle reti e si tende a sottovalutare il rischio di eventi estremi. Se non si mettono le reti, la spesa, e sono io il primo a dirlo, non è sostenibile. Anche perché si tratta di pagare ogni anno circa il 10% del valore che si intende assicurare. Per i vigneti con le reti invece il costo non è esoso: corrisponde all’incirca al 2-3% del valore che assicuri. Anche se è chiaro che sta sempre all’imprenditore agricolo valutare se la propria azienda può sopportare il rischio di non assicurarsi». A titolo di esempio, per farsi un’idea dei costi: per un ettaro di vigneto sottorete – valore assicurato 40’000 franchi – si paga un premio annuo netto di circa 800.- all’anno con un sistema di bonus/malus di oltre il 10% in base ai danni che si subiscono o meno.

Ho chiesto a Edy Petraglio come mai non abbia fatto l’assicurazione. «Nel mio caso il costo per un’assicurazione grandine è rilevante in quanto avendo diversi vigneti nel Mendrisiotto, sarebbe improbabile avere un danno su tutti i vigneti. La grandine colpisce a zone. Improbabile che colpisca completamente tutto il Mendrisiotto».


Un esempio di ferita su un ramo di un olivo. Foto: Claudio Premoli.
Un esempio di ferita su un ramo di un olivo. Foto: Claudio Premoli.

Le altre colture: cereali, orticoltura e olivicoltura

Nella zona colpita dalla grandine eran compresi anche i terreni gestiti dall’Azienda agraria cantonale di Mezzana e per capire com’è andata con i cereali abbiamo contattato Nicola Widmer, responsabile campicoltura e allevamento. «La perdita in granella per il frumento è totale: le spighe si sono svuotate e le piante piegate a terra. Si cercherà di recuperare quel po’ di paglia rimasta, ma a questo punto non ha nemmeno senso trebbiare». E più o meno le stesse valutazioni sono state fatte anche dagli altri cerealicoltori con parcelle in zona, dato che alla raccolta del frumento mancavano circa due settimane. «Discorso diverso invece per il mais: piantato da alcune settimane ha ancora tempo per riprendersi». Per quello che riguarda l’orticoltura, che a Mezzana è tutta in serra, i danni sugli ortaggi sono stati limitati, «ma tanti vetri delle serre sono rotti e tutti i tunnel sono da sostituire». Anche l’Associazione Amici dell’Olivo, sollecitata da alcuni soci, ha diffuso un comunicato con consigli per gestire l’emergenza. Sugli olivi «si sono osservate cadute di foglie, fiori e giovani germogli, oltre a lesioni sui rami e sul tronco delle piante». Il comunicato chiarisce come le ferite rappresentino una via d’ingresso privilegiata per diversi agenti patogeni, «in particolare, le ferite presenti sui rami possono essere colonizzate dal batterio responsabile della rogna dell’olivo». Claudio Premoli, presidente dell’associazione, ci ha confermato che il danno subito dagli ulivi è rilevante e che «soprattutto la caduta dei germogli influenzerà la fruttificazione del prossimo anno». È chiaro che l’olivicoltura in Ticino non è l’attività principale su cui si basa il sostentamento di un’azienda agricola ma, considerati i recenti investimenti fatti ad esempio per il frantoio Atena, anche la mancanza di olive nel prossimo futuro si traduce in un danno economico per la collettività.


Resta un grande sconforto e l’invito ad acquistare locale

Al di là della differenza tra le conseguenze economiche della grandine sulle diverse colture e degli investimenti fatti, così come per la scelta, personale, di aver stipulato o meno un’assicurazione, resta il grande sconforto in chi ha visto in una sola notte vanificato il lavoro di mesi se non di anni. «Davanti a una desolazione simile le lacrime sono uscite anche a me», mi dice Davide Cadenazzi in chiusura. «Oltretutto ci sono ancora diverse incognite. Siamo solo a giugno e può grandinare ancora. Inoltre, qui nel Mendrisiotto, e quello è sicuro, avremo danni da Popillia. Inoltre, eventuali piogge potranno colpire la vegetazione con ripercussioni sulla protezione fitosanitaria. Devo quindi ribadire un concetto fondamentale: per tutti questi motivi è davvero importante acquistare prodotti locali».

Per provare a fornire un sostegno nell’immediato agli agricoltori colpiti, comunichiamo anche che l’associazione Bio Ticino, in seguito alla grandinata della scorsa settimana, ha riattivato il Fondo Eventi Climatici Gravi. Tutti i dettagli si trovano sulla pagina Instagram di Bio Ticino e segnaliamo da ultimo anche il sito dell’Unione Svizzera dei Contadini, dove ci sono delle proposte per qualsiasi tipo di problematica.


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