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Donne contadine: una giornata al Ballenberg tra patrimonio rurale e sfide future

  • 5 giu
  • Tempo di lettura: 5 min

Lunedì 18 maggio le Donne contadine ticinesi hanno organizzato un’uscita al Museo all’aperto del Ballenberg, aperta non solo alle socie dell’associazione, ma anche a tutte le persone interessate. Il riscontro è stato più che positivo: una sessantina di partecipanti, e non solo donne.

La giornata si inserisce nel programma del 25esimo anniversario dell’Associazione cantonale delle Donne Contadine, coinciso simbolicamente con l’Anno internazionale ONU delle donne agricoltrici. «È la prima uscita che riunisce tutte le donne contadine del Ticino», raccontano con soddisfazione durante il viaggio. Solitamente ogni gruppo regionale organizza attività autonome. Questa volta invece è stato il comitato cantonale a organizzare la giornata e l’invito è stato esteso a tutto il cantone; la risposta ha confermato il forte senso di appartenenza al gruppo cantonale.

Il gruppo delle Donne contadine ticinesi in gita al Ballenberg.
Il gruppo delle Donne contadine ticinesi in gita al Ballenberg.

Un viaggio nella Svizzera rurale

Il Ballenberg, a Hofstetten bei Brienz, raccoglie oltre cento edifici storici provenienti da tutta la Svizzera, smontati e ricostruiti sul posto. «Il museo è grande quanto il centro storico di Berna, circa 94 campi da calcio», spiega la guida durante la visita. Tra cascine, stalle, orti, laboratori artigianali ancora attivi e animali – molti dei quali appartenenti a razze ProSpecieRara – il percorso permette di entrare nella quotidianità della Svizzera rurale di un tempo.

Guidati attraverso una prima parte del museo, le partecipanti hanno potuto osservare le differenze tra le architetture tradizionali. Le case più modeste, spiegava la guida, si riconoscevano dai materiali semplici, dai tetti meno elaborati e dagli orti essenziali, destinati soprattutto alla produzione alimentare. Le famiglie più benestanti, invece, potevano permettersi anche fiori ornamentali accanto ai legumi: un dettaglio piccolo, ma rivelatore di una certa agiatezza.

Per molte partecipanti la visita è stata anche un viaggio nella memoria, soprattutto nella sezione ticinese del museo. «A sem in Tesin tüc i dì», scherza qualcuno entrando nel nucleo dedicato al nostro cantone. Davanti alla torba ticinese di Campo Vallemaggia, tipico granaio ticinese e vallesano, Angela Longhi ricorda di averla vista anni fa ancora in rovina, prima del recupero e della ricostruzione al museo. Poco più in là, la masseria di Novazzano racconta invece un’agricoltura più imprenditoriale, legata anche alla bachicoltura e alla coltivazione del tabacco. Tra i ricordi riaffioravano anche le visite d’infanzia: «mi ricordo l’atelier dell’argilla», racconta Daria Radosta, segretaria delle Donne Contadine, «ma oggi guardo tutto con occhi diversi».


Le pioniere dell’agricoltura svizzera

«Chi non visita la mostra dedicata a noi donne contadine non sale sul bus del ritorno», scherza la presidente Alice Ambrosetti. Ed effettivamente la mostra dedicata alle donne nell’agricoltura svizzera è il cuore della visita e il motivo principale che ha spinto il comitato cantonale a organizzare l’uscita.

L’esposizione, coorganizzata con l’Unione Svizzera delle Donne Contadine e Rurali (USDCR) e il LID, il Servizio d’informazione agricola, nell’ambito dell’Anno internazionale ONU delle donne agricoltrici, racconta il lungo percorso delle donne nel mondo rurale: dalle prime pioniere della formazione agricola fino alle sfide contemporanee.


Oggi le donne rappresentano circa il 37% della forza lavoro agricola svizzera, ma solo il 7,7% dirige un’azienda agricola. Molte lavorano ancora senza salario proprio e senza una piena copertura sociale. Attraverso il ritratto di dodici donne – “dodici storie per raccontarne molte altre”, recita uno dei pannelli – la mostra mette in luce quanto il volto dell’agricoltura femminile sia cambiato. Sempre più donne dirigono aziende, si occupano di trasformazione e vendita diretta, seguono percorsi specialistici e partecipano attivamente alle discussioni sul futuro del settore agricolo.

Tuttavia, tra le pareti rosse della mostra, scorrono anche fotografie storiche, date e testimonianze di donne che hanno aperto nuove strade ancor prima che esistesse una formazione specifica. Dietro la nascita delle prime associazioni – risale al 1932 quella dell’Unione Svizzera delle Contadine – c’era la volontà di condividere esperienze agricole, ma soprattutto di ottenere visibilità, formazione e riconoscimento professionale. Donne come Augusta Gillabert-Randin o Mina Hofstetter capiscono presto che “fare rete” è fondamentale: organizzano corsi, fondano associazioni e contribuiscono a cambiare la percezione del ruolo femminile nell’agricoltura svizzera. E nel 1951, finalmente, arrivano anche per le donne gli stessi diritti degli uomini nella formazione professionale agricola.

Particolarmente apprezzata la sezione interattiva “Vero o falso?”, che invita i visitatori a confrontarsi con stereotipi e realtà del settore agricolo. Si scopre ad esempio che Marianne Sulzer è una delle prime donne a frequentare, nel 1931, i corsi invernali dell’Istituto agrario di Langenthal. Oppure che nel 2023 l’agricoltura svizzera impiega oltre 54’000 donne e che quasi la metà di loro non riceve un salario per il proprio lavoro.

Un altro pannello ricorda invece che dal 2027 entreranno in vigore nuove disposizioni sulla copertura assicurativa individuale. Si tratta dell’obbligo di una copertura assicurativa minima per la moglie, il marito, il partner registrato o la partner registrata del gestore o della gestrice che lavorano regolarmente e in misura sostanziale nell’azienda agricola, requisito necessario per ottenere integralmente i pagamenti diretti federali. Una piccola conquista recente per la tutela sociale e professionale che, chissà, forse un giorno troverà spazio accanto alle altre tappe storiche raccontate in future mostre dedicate al settore.

Durante il viaggio di ritorno si parlava già delle prossime iniziative, dei mercatini, delle attività regionali e dei festeggiamenti per il 25esimo anniversario, previsti il prossimo 21 novembre con una tavola rotonda dedicata al ruolo delle donne in agricoltura. Dietro queste attività c’è molto lavoro volontario, ma anche l’intenzione di fare rete attraverso confronto e sostegno reciproco. Perché in moltissime aziende agricole ci sono ancora storie di lavoro silenzioso, responsabilità e resilienza che per troppo tempo sono rimaste nell’ombra e che oggi, passo dopo passo, iniziano finalmente a essere riconosciute.

Uno degli edifici tradizionali presenti al Ballenberg.
Uno degli edifici tradizionali presenti al Ballenberg.

Alcune tappe chiave

1918 – Augusta Gillabert-Randin fonda nel Canton Vaud la prima associazione di contadine svizzere.

1927 – Nasce a Sciaffusa la prima unione cantonale di contadine.

1932 – Nasce l’Unione svizzera delle contadine, oggi Unione delle donne contadine e rurali (USDCR).

Durante le guerre mondiali – Le donne mantengono in piedi molte aziende agricole e il lavoro sul “fronte interno”, restando però spesso nell’ombra.

1944 – L’Istituto agrario di Schwand (BE) organizza il primo esame professionale cantonale per contadine.

1951 – Arrivano anche per le donne gli stessi diritti nella formazione professionale agricola.

1971 – Le donne ottengono il diritto di voto e di eleggibilità a livello federale.

1991 – Primo sciopero nazionale delle donne: «Se le donne vogliono, tutto si ferma».

2005 – Entra in vigore l’indennità di maternità di 14 settimane.

2020 – 233 donne concludono la formazione di agricoltrice AFC.

2024 – Il 23% delle persone in formazione come agricoltore/agricoltrice AFC sono donne.

Dal 2027 – Per ricevere integralmente i pagamenti diretti federali sarà necessaria una copertura assicurativa per il/la partner che lavora in azienda.

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