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A poche settimane dall’inizio della stagione alpestre, si torna a riflettere sulla gestione del lupo

  • 26 mag
  • Tempo di lettura: 5 min

La scorsa settimana si sono tenuti, uno dopo l’altro, ben due incontri sul tema lupo. Il primo, giovedì 7 maggio, organizzato dalla Tavola rotonda Grandi carnivori, ha affrontato la storia e l’evoluzione della regolazione del lupo in Svizzera. Mentre nel secondo, l’assemblea dell’Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori (APTdaiGP), venerdì 8 maggio, si è parlato soprattutto di costi di gestione e rischi di abbandono dell’attività in un quadro legale che continua a essere inefficace per chi alleva bestiame minuto.

Dante Pura, presidente della Federazione ticinese consorzi allevamento caprino e ovino, all’assemblea dell’ATPdaiGP.
Dante Pura, presidente della Federazione ticinese consorzi allevamento caprino e ovino, all’assemblea dell’ATPdaiGP.

Nella serata di giovedì, ad una serie di interviste filmate realizzate da Federico Tettamanti ad alcuni dei protagonisti della gestione del lupo in Svizzera, è seguito un dibattito sulla strategia adottata finora e sulla sua evoluzione. I diversi interventi filmati, di Nicolas Bourquin, Capo Ufficio caccia e pesca Vallese; Raphael Arlettaz, professore in biologia della Conservazione all’Università di Berna; Reinhard Schnidrig, già Capo Sezione Fauna all’Ufficio federale dell’ambiente, e Tiziano Putelli e Gabriele Cozzi dell’Ufficio Caccia e pesca ticinese, hanno fornito diverse prospettive sul ruolo dei guardacaccia, sul cosiddetto modello a cascata, e su quali siano gli effetti della regolazione proattiva, evidenziandone limiti e difficoltà. Il quadro politico è poi stato affrontato nel dibattito successivo. Per riassumere la complessità del problema, credo si possa iniziare da un dato, emerso nella serata di giovedì e ripreso anche in quella di venerdì: «Dal 2012 – anno in cui si è formato il primo branco di lupi in Svizzera, quello del Calanda – ad oggi, a Berna sono state depositate ben 356 mozioni sul lupo».


Il modello a cascata

In Svizzera i lupi vengono regolati secondo un modello a cascata che prevede, come primo passo da compiere per contenere le predazioni, l’attuazione delle misure di protezione previste dalla legge: recinzioni, cani da protezione, parchi notturni. Una volta attuate, se il lupo riesce comunque a predare un effettivo rilevante – effettivo che nel corso degli anni è sensibilmente diminuito – si può intervenire sul lupo singolo con un ordine di abbattimento reattivo o con la regolazione proattiva sul branco riducendo i piccoli al massimo di due terzi. E, da ultimo, se le predazioni non si riducono nonostante l’eliminazione dei lupi problematici e la regolazione proattiva annuale dei cuccioli, si arriva all’eliminazione del branco. Negli ultimi anni, con differenze consistenti per numero di lupi abbattuti nei diversi cantoni – il confronto tra Vallese-Grigioni e Ticino è impietoso – è stato più o meno questo il modello che si è cercato di applicare in Svizzera, e in Ticino. Malauguratamente però, come emerso dalla sala giovedì, nel nostro cantone nella stragrande maggioranza degli alpeggi – più dell’80% – non era possibile attuare le misure di protezione previste dalla legge e, di conseguenza, in molti casi per i lupi che avevano predato non è stato emesso alcun ordine di abbattimento, oppure, emesso tardivamente non ha portato ai risultati sperati.


I lupi? Occupano tutti gli spazi disponibili

Nelle diverse interviste, in particolare quelle ad Arlettaz e a Schnidrig, è stato chiarito a più riprese che i lupi si spostano occupando tutti gli spazi disponibili, esattamente come fa l’acqua, e considerando che il flusso di lupi dai Paesi che confinano con la Svizzera: Italia, Austria, Germania e Francia è praticamente continuo, la regolazione, reattiva o proattiva che sia, non ne riduce il numero ma ha come unico effetto quello di limitare il tasso di crescita di quelli già presenti sul territorio. Inoltre, la specie, come chiarito giovedì sera da Federico Tettamanti nello spazio di confronto seguito ai filmati, tende ad aumentare il numero di cuccioli in reazione agli abbattimenti di regolazione, con un effetto che segue un ritmo ondulatorio che di fatto rende stabile anche la popolazione di lupi già presente. Nei grafici mostrati in sala giovedì, che si riferivano alla situazione nazionale, la crescita dei lupi è risultata comunque costante e, a differenza di quanto avvenuto in Ticino, il numero di capi predati negli ultimi due anni in Svizzera si è ridotto. Ma, anche in questo caso, il dato in sé dice poco perché, come chiarito dallo stesso Tettamanti, «non viene messo in relazione né con i capi alpeggiati, né con la presenza di ungulati», un altro fattore che potrebbe incidere su questa diminuzione.


La Svezia e i contingenti di abbattimento

Uno dei punti emersi già nella serata di giovedì, portato all’attenzione dei presenti da Sandro Rusconi, è la questione dell’allegato all’Ordinanza sulla legge sulla caccia, che riporta il numero minimo di lupi e branchi necessari a garantire la sopravvivenza della specie e che ipotizzerebbe, per l’intera Svizzera, la presenza di dodici branchi di lupi. A titolo di paragone, ricordiamo che al momento, nel solo Ticino ne sono censiti 8.

Alla luce di questa informazione, e considerando che in altre nazioni europee, come ad esempio la Svezia, è già stato proposto come unico criterio per la regolazione il numero di lupi che il Paese può sopportare, una possibilità è quella di definire dei contingenti di abbattimento.

Proprio in questa direzione, «che comporterebbe un chiaro cambio di paradigma», vanno le mozioni presentate in febbraio a Berna da Fabio Regazzi e Alex Farinelli. In ogni caso, le tempistiche per l’attuazione di questo nuovo modello di gestione sarebbero comunque di circa due anni: un tempo davvero molto lungo per gli allevatori che continuano ad essere in sofferenza. E se in entrambe le serate sono emersi come punti in comune una maggiore autonomia dei Cantoni per arrivare a una maggiore tempestività negli interventi, rimarrebbe inoltre l’enorme difficoltà legata all’abbattimento dei lupi.



Abbattere un lupo non è affatto facile

Se nella serata di giovedì è stata a più riprese sottolineata la grande difficoltà nell’abbattere i lupi, che vanno dapprima trovati e poi cacciati di notte e con l’ausilio di telecamere termiche, in quella di venerdì si sono analizzati i costi legati all’attuale gestione: «secondo la mia ricostruzione, se conteggiamo i costi indiretti non risarciti, la gestione attuale in Ticino comporta un costo di circa 150’000 franchi all’anno per ogni lupo adulto», così Sandro Rusconi, ma soprattutto ci si è confrontati con la frustrazione degli allevatori di bestiame minuto che devono, sempre con più fatica, ritrovare ad ogni stagione la fiducia per poter continuare con la loro attività. E se è vero che l’anno scorso il Cantone ha risarcito, oltre ai capi predati, anche quelli dispersi e che per l’anno in corso parteciperà con un contributo del 40% al costo dei collari a feromoni per gli allevatori che decideranno di utilizzarli, resta forte il timore di una predazione all’alpe che all’alternativa dello scarico li costringerebbe a restare all’alpe, ma in balìa dei lupi. Sono ancora molte le questioni aperte e a cui si cerca di trovare una soluzione collaborando con i vari attori coinvolti. E proprio lunedì scorso una delegazione dal Ticino che includeva anche Roberta Soldati e Sandro Rusconi, presidente e vicepresidente dell’APTdaiGP Sezione Ticino, sono andati anche a Berna per consegnare le 12’000 firme raccolte con la petizione: «Basta perdere tempo e aziende agricole! Salviamo ora o mai più l’allevamento e l’attività alpestre in Ticino» con la speranza che la sensibilizzazione e la presa di coscienza legate alla presenza del lupo proseguano e che le ragioni e le difficoltà vissute dagli allevatori vengano comprese dal maggior numero possibile di persone.

Sempre lunedì si è svolta anche l’Assemblea dell’Associazione nazionale che ha nominato Sandro Rusconi quale co-presidente al posto di Germano Mattei a cui vanno i ringraziamenti di APTdaiGP per l’enorme lavoro svolto in questi anni.

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