“Accesso collettivo alla terra in Svizzera”:presentata la traduzione in italiano del manuale di Uniterre
- 31 ott 2025
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Domenica 19 ottobre, all’azienda agricola Manimatte a Bellinzona, la piattaforma di dialogo agroalimentare in fattoria Giornata Contadina ha presentato la traduzione del volume redatto nel 2023 dalla commissione giovani di Uniterre che analizza la questione della gestione collettiva della terra.

«La terra a chi la coltiva!». È con questa frase ispirata a Emiliano Zapata - rivoluzionario contadino messicano d’inizio 900 - che l’organizzazione contadina Uniterre ha deciso di intitolare il proprio manuale sui modelli agricoli comunitari. Quali gli aspetti legali da considerare? Quali le difficoltà? Come finanziare il proprio progetto agricolo? Come organizzarlo? Come vendere i prodotti? I cinque capitoli permettono un primo accompagnamento alle realtà che tentano di affacciarsi sul complesso mondo agricolo svizzero. Vengono analizzati i punti di forza e debolezza per un accesso collettivo alla terra, cruciale per il mantenimento di una pratica contadina basata sullo scambio e una produzione autodeterminata. Come dimostrato dall’esempio di Seminterra sul Piano di Magadino - che da sei anni segue questo modello - si tratta di un concetto che sta prendendo sempre più piede, anche nella Svizzera italiana. Oltre alla presentazione del manuale, la giornata è stata accompagnata da una tavola rotonda di dialogo e da un mercato-buffet contadino e artigianale con prodotti di lusso (di questo termine si parlerà più avanti) quali pane, vini, mele, polenta, cuffie di lana, fermentati e altro. Si parla di “lusso” anche perché nei prodotti si percepiva tutta la cura impiegata per “portarli in tavola”: per esempio c’era un bollito cucinato dalla stessa persona che ha allevato il manzo o delle castagne cotte sul fuoco da chi ha curato la selva castanile.
Agricoltura sostenuta dalla comunità
Innanzitutto è importante spiegare a cosa ci si riferisce con questo concetto: Agricoltura sostenuta dalla comunità (CSA). Due esempi di CSA in Ticino sono Seminterra – presente alla conferenza con Lidia Selldorf - e il Germoglio a Breganzona. Come spiegato durante la tavola rotonda da Tex Tschurtschenthaler, membro del gruppo di cooperazione delle CSA in Svizzera tedesca, si tratta di un modello agroalimentare in cui produttrici e consumatrici (abbiamo deciso di usare la forma femminile sovraestesa per indicare tutte le persone, esattamente com’è stato fatto nella versione in italiano del manuale ndr) cooperano per organizzare la produzione agricola, nel senso di una cura comune delle risorse e del raccolto, ma anche delle responsabilità e dei rischi. «Non è né distribuzione alimentare classica né vendita diretta, ma autorganizzazione partecipativa e libera dai meccanismi di mercato. In questo modo un prodotto di lusso (bio, locale, di stagione, ricavato con condizioni di lavoro dignitose per le lavoratrici specializzate) diventa accessibile a tutte grazie a dinamiche di solidarietà interne. La chiave è la partecipazione al progetto secondo le proprie conoscenze e capacità». Per esempio, l’assemblea della cooperativa, composta da ortolane e socie consumatrici, stabilisce il budget per la produzione annuale con le ore di lavoro necessarie e la quota da versare per coprire i costi aziendali. Le socie assolvono alcune ore di lavoro nei campi e versano la quota. In cambio ricevono le ceste di verdura e una comunità agroalimentare. In sostanza si tratta dunque di rovesciare l’attuale dinamica di mercato dove è la singola produttrice ad assumersi tutti i costi e tutti i rischi, condividendoli invece tra tutte le socie. «Le iniziative di agricoltura solidale» – Tex ha fornito qualche cifra – «esistono in Europa dalla fine degli anni ’70. Oggi sono circa 5’000 in 20 paesi europei, di cui oltre 2’000 in Francia, 500 in Germania e 50 o una 60ina in Svizzera». Un altro modello di cooperazione in Ticino, meno comunitario ma comunque partecipativo, è la ConProBio, che da trent’anni permette la vendita diretta di prodotti biologici e che alla tavola rotonda era presente con il presidente Michele Togni.
Ricambio generazionale e altre sfide
Ci sono anche altri problemi reali dell’agricoltura odierna che questi modelli potrebbero aiutare a contrastare. La moderatrice della discussione, Marta Cavallini, durante l’introduzione ha spiegato i benefici che potrebbero fornire le aziende collettive. «Gestire un’attività in forma partecipativa permette di rendere il lavoro agricolo più attrattivo in modo da contrastare la solitudine di chi lavora la terra ogni giorno. Siamo tutte a conoscenza del carico psicosociale della produzione agricola». Si è fatto rimando a questa sfida accennando al progetto Sentinelle in Ticino che mira a contrastare l’eccesso di stress che può colpire le persone attive in agricoltura. Durante la discussione si è parlato più volte della situazione generale nel nostro Paese: «In Svizzera scompaiono dalle due alle tre aziende al giorno e c’è la tendenza di avere aziende sempre più grandi ed efficienti, con un grosso carico burocratico». «In Ticino negli ultimi 20 anni si sono perse 450 aziende e la superficie agricola media è passata da 9,4 a 13,1 ettari». «E nei prossimi anni aumenterà notevolmente il bisogno di ricambio generazionale», e qui si inserisce un’altra possibile soluzione che potrebbe fornire l’agricoltura collettiva: «nel rilevamento», tra l’altro «di aziende che sono sempre più grandi e quindi più difficili, soprattutto finanziariamente, da acquistare». A proposito della cessione aziendale era presente Sophie Hodel, collaboratrice della piattaforma di cessione aziendale al di fuori della famiglia. Si tratta di un punto di contatto e supporto, www.cessionefattoria.ch, che mette in relazione venditrici e compratrici interessate.
La questione legislativa
Nella legislazione svizzera non esiste la proprietà collettiva dei terreni agricoli. E dunque i collettivi non possono acquistare terreni. Perché in base al diritto fondiario rurale l’acquisto è riservato alle agricoltrici (nel senso che hanno la precedenza di acquisto), per cercare di impedire alle grandi aziende non agricole e alle grosse ONG di comprarli. «Ma la stessa normativa impedisce anche alle piccole entità collettive di acquistare», ha spiegato la giurista di Uniterre, Veronica Frigerio. E alle cooperative agricole rimane soltanto la possibilità di affittare, «che però non favorisce gli investimenti e non permette una visione a lungo termine». «Il diritto fondiario rurale sancisce che per acquistare terreni bisogna essere coltivatori diretti, vale a dire si devono soddisfare una serie di condizioni come avere una formazione agricola, dimostrare di avere i materiali, le risorse economiche e personali». «Dunque un possibile approccio è che una persona del collettivo che soddisfa i requisiti acquisti il terreno con i soldi del collettivo e poi tramite soluzioni giuridiche lo renda accessibile alle socie. Ma questa soluzione complica la condizione per la proprietaria ufficiale, sulla quale ricadranno gli oneri amministrativi relativi ad assicurazioni, contributi, ecc.». «E ora», ha aggiunto la giurista, «con la revisione del diritto fondiario in vigore (di cui abbiamo scritto sinteticamente due settimane fa ndr), il principio del coltivatore diretto è stato rafforzato e nel contempo inasprito ancora di più per le soluzioni collettive innovative». «Non siamo contrari al principio del coltivatore diretto», ci ha tenuto a precisare, «però non facilita le soluzioni alternative e contribuisce ad avere aziende sempre più grandi». Con la revisione verranno escluse dall’acquisto le forme giuridiche come fondazioni e cooperative. «Come Uniterre, durante la consultazione della revisione, avevamo proposto di permettere anche a questo tipo di persone giuridiche di comprare terreni. Ma nel messaggio del Consiglio federale non siamo stati presi in considerazione».
Infine c’è stato l’intervento di Pier Francesco Alberto di Agridea - centro di competenze molto attivo nel resto della Svizzera anche su questo tema - che ha comunicato che se c’è l’interesse questi argomenti potrebbero venire trattati anche in Ticino.
Per maggiori info sul manuale e su dove si può acquistare, scrivere a giornata.contadina@protonmail.com.
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