All’Alpe Arena con Eva
- 19 set 2025
- Tempo di lettura: 6 min
Uno sguardo a un alpe in fondo alla Val Onsernone.

Andare a trovare Eva Clivio e le sue capre vuol dire immergersi per un giorno in un ambiente fuori dal tempo: oggi salgo infatti all’alpe Arena in Val Vergeletto.
L’avvicinamento a questo angolo incantato e selvaggio inizia gradualmente, la strada della val Onsernone si fa sempre più stretta, i boschi lussureggianti più ripidi, poi ancora una svolta per la Val Vergeletto fino alla funivia dell’alpe Salei.
Davanti alla piccola cabina da quattro posti, mi aspettano le mie due piccole guide: Santino e Lio, rispettivamente di 8 e 6 anni. Loro qui ci passano le estati da quando erano nella pancia, e sanno perfettamente dove portarmi, sorvolo sul fatto che sono io che li sto riaccompagnando dalla mamma, sono troppo felici del loro compito di guide. Infatti, se la funivia ci porta all’alpe Salei, dopo ci aspettano altre due ore di cammino per arrivare da Eva.
Il sentiero è un incanto, tra larici, rododendri e mirtilli; mi verrebbe voglia di soprannominarlo il cammino dei giganti, perché i lastroni di roccia, che pavimentano molti punti del sentiero, sono enormi, tanto da rimanere stupiti pensando che li abbiano spostati delle persone.
Alpe Arena
Arriviamo infine all’Alpe Arena, 1’780 msm, e con dietro una cresta che arriva a 2’500. Il pascolo è contornato da un rado bosco di larici con un fitto sottobosco di rododendri. Qui il tempo lo detta la natura, non si può non rimanere a bocca aperta ad osservare la valle e le cime per rendersi conto che siamo più piccoli di quanto il nostro orgoglio non voglia ammettere. Dovrei precisare che non ho conosciuto Eva oggi, ma davanti a scuola, Lio infatti è amico di mio figlio. Se mi aveva colpito da subito come mamma presente e dolce, oggi mi sembra di vederla di nuovo per la prima volta: una donna forte che sa cosa vuole e non scende a compromessi per raggiungere i suoi obbiettivi. Fisico asciutto ma muscoloso, occhi verde oro, come gli aghi dei larici quando arriva l’autunno. Si vede quanto ami quello che fa e come lo fa.

A quest’alpe ci viene da dieci anni, mi racconta, «prima di venire qui non ho mai pensato di avere dei figli, ma questo posto mi ha fatto cambiare idea, ho pensato che qui dei bambini avrebbero potuto essere liberi da tutto, avere una vita più naturale». A fine agosto scenderanno con le capre e cominceranno la scuola Steiner a Minusio, dove potranno avere una maggiore flessibilità di orari, anche in funzione della salita delle capre in primavera al primo pascolo, sopra Verscio.
«Sono cresciuta a Winterthur, anche se ci siamo trasferiti diverse volte, ma è da quando sono piccola che con mia mamma passo le estati in alpeggi in Ticino o nei Grigioni. Ora quando torno da quelle parti mi sento come una turista, quei posti non mi appartengono più. La prima volta sono venuta qui come aiutante di Fabiano Rauber e non me ne sono più andata». E non è l’unica, anche due suoi collaboratori che incontro tornano tutte le estati, nonostante conducano una vita raminga durante il resto dell’anno.
La capra grigia
Passiamo a parlare delle sue capre; ne ha 25 tra capretti, femmine e un becco. «Ho lavorato in aziende biologiche e Demeter, mi hanno sempre affascinato le razze antiche e ho deciso di dare il mio contributo tenendo un gregge di capre Grigie di ProSpecieRara. In purezza, per aumentarne il numero attraverso l’allevamento». Conviene spendere due parole su questo progetto. Questa razza è stata infatti un elemento importante nella vita degli abitanti delle valli, tanto da avere nei dialetti locali varie espressioni per descriverne le sfumature del mantello, ma stava per scomparire negli anni novanta; proprio per questo, nel 1997 è iniziato il progetto “Capra grigia” per la sua salvaguardia.

Tipica delle valli alpine ticinesi e grigionesi, aveva il vantaggio di confondersi tra le rocce degli alpeggi rocciosi, così da fornire una protezione ulteriore ai capretti dai predatori. Questo comporta però lo svantaggio di essere difficili da individuare anche per gli alpigiani, tanto che Eva nel suo gregge ha anche Rosa, una capra beige facilmente riconoscibile anche a distanza.
Mi spiega che sono capre forti, adattate alla montagna, con zoccoli duri e resistenti «inoltre si affezionano molto, hanno un carattere docile; spesso non devo utilizzare il cane per farmi seguire, vengono da sole e mi seguono senza sforzo. La produzione di latte varia dai 2 ai 3 litri al giorno. Sono animali molto intelligenti, anche se qui il sottobosco è fitto, non hanno problemi a muoversi e anzi, con il cambiamento climatico, questa maggiore ombreggiatura sarà un vantaggio anche per loro». Mi racconta che per lei è importante che la loro dieta sia totalmente composta da quello che riescono a trovare pascolando e, per avvicinarsi a questo obbiettivo anche quando scenderanno a valle, adotterà la tecnica del vago pascolo che permette di lasciare libere le capre di muoversi nel territorio e sfruttare le risorse foraggere presenti, finché ce ne sono, risparmiando quelle che sono destinate al periodo invernale.
«Sto per prendere in gestione l’azienda agricola Capra Contenta di Christiane Kostka e Adriano Berguglia a Cavigliano; lì intorno non ci sono abitazioni e quindi sarà più semplice effettuare il vago pascolo. Soprattutto senza entrare in conflitto con chi magari ha un giardino in cui le capre possono entrare a mangiare fiori o boccioli. Aumenteranno anche il numero delle capre, ci sarà da fare. Vorrei anche avere dei maiali il prossimo anno qui all’alpe e devo capire come portarli su».
Gli altri ospiti dell’Alpe Arena
Oltre alle capre, Eva tiene in “villeggiatura” delle vacche retiche grigie (un’altra razza ProSpecieRara), un gregge di pecore con due cani da protezione, cinque cani, due galline, un asino e un cavallo. Ci sono anche ospiti indesiderati: mi racconta che quest’anno hanno già subito cinque predazioni dal lupo; «di giorno i lupi non vengono, si avvicinano di notte, ma le predazioni che abbiamo avuto sono state di animali che per qualche ragione non siamo riusciti a ritrovare prima di notte. Quelli che sono nel recinto di notte non hanno mai avuto problemi. È inutile girarci intorno il lupo c’è e rimarrà, e dobbiamo trovare delle strategie per far fronte a questo problema. Visto che il rimborso per la perdita dell’animale viene effettuato se si trova e certifica la carcassa predata, in alcuni casi diventa davvero difficile perché su un territorio vasto e impervio come questo non è sempre evidente cercarla».
Con le pecore invece c’è il pastore e i due cani da protezione. Mi racconta che fanno bene il loro lavoro anche se bisogna stare molto attenti a come ci si comporta quando li si incontra «quando si avvicinano abbaiando bisogna stare fermi senza parlare o gesticolare finché non si calmano, poi si può proseguire». Per Eva è un dato di fatto: «Il lupo c’è. Ma è la Confederazione che deve sostenere la protezione del gregge, non i contadini e non gli alpigiani».
Attenzione ai dettagli
Eva ci fa provare il suo formaggio che è buonissimo, una toma di un mese che sa di erbe di montagna; torno a casa con un piccolo tesoretto e un cremosissimo büscion.
Mi racconta che munge a mano le capre, forse l’anno prossimo quando ne avrà 50 dovrà cominciare a usare una mungitrice.

Sui sassi intorno all’alpe vedo dei vasetti con dentro dei fiori, Eva infatti prepara anche delle creme con erbe e resina; per la pelle o lenitive per le ferite.
«Le faccio per noi, ma alcune le uso per le capre, la crema di arnica per le mammelle infiammate e quella fatta con l’iperico per la pelle secca. Non voglio usare quelle confezionate quando posso utilizzare prodotti totalmente naturali».
Ha trovato anche il tempo di preparare una buonissima torta di mirtilli. Tanti sono i dettagli da guardare ma il cielo minaccia acqua, noi abbiamo ancora due ore di cammino e Eva deve prepararsi a far tornare le capre e mungerle.
A volte arrivano in cima alla cresta e bisogna andare a recuperarle. Vedendo la cima lontana le chiedo quanto ci mette: «come le capre, un’oretta», mi dice sorridendo.
A malincuore devo richiamare i bambini, che hanno passato il pomeriggio a fare i pirati e i cavalieri. Quando chiedo a Santino cosa gli piace dell’alpe mi dice con candore «tutto, ma soprattutto il rumore del- la pioggia sul tetto». La saggezza dei bambini, che riescono ad apprezzare le piccole cose non finirà mai di stupirmi. Salutiamo tutti e ci prepariamo a scendere a valle. È stato arricchente venire qui, dove Eva e i suoi figli hanno trovato un’armonia antica con la natura.
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