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Alpeggi ticinesi, consegnate le firme della petizione

  • 27 feb
  • Tempo di lettura: 4 min

A tre mesi dal lancio, la petizione del Gruppo Territorio e Alpeggi (GTA), che raggruppa diverse associazioni di settore, ha raggiunto un traguardo che pesa politicamente e simbolicamente: quasi 12’000 firme raccolte in tutto il cantone sono state consegnate lunedì scorso a Bellinzona.

 

Poco prima di consegnare le firme allevatori e rappresentanti del GTA hanno esposto due striscioni informativi davanti al Palazzo delle Orsoline. Da sinistra: Marco Turchetti, Dante Pura, Arno Ottini, Omar Pedrini, Sandro Rusconi, Mauro Canepa, Nadia Filisetti, Katia Ambrosini, Andrea Zanini, Sem Genini, Alessandro Corti, Alex Farinelli, Roberta Soldati e Tiziano Zanetti.
Poco prima di consegnare le firme allevatori e rappresentanti del GTA hanno esposto due striscioni informativi davanti al Palazzo delle Orsoline. Da sinistra: Marco Turchetti, Dante Pura, Arno Ottini, Omar Pedrini, Sandro Rusconi, Mauro Canepa, Nadia Filisetti, Katia Ambrosini, Andrea Zanini, Sem Genini, Alessandro Corti, Alex Farinelli, Roberta Soldati e Tiziano Zanetti.

Sono oramai diverse le volte, personalmente ne conto almeno tre, che ci si ritrova in Piazza Governo davanti al Palazzo delle Orsoline, per cercare di trovare misure concrete che permettano una gestione efficace del lupo.


Alla consegna delle firme raccolte dalla petizione “Basta perdere tempo! Salviamo ora o mai più l’allevamento e l’attività alpestre in Ticino!” c’erano rappresentanti dell’Alleanza Patriziale Ticinese (ALPA), dell’Unione Contadini Ticinesi (UCT), della Società Ticinese di Economia alpestre (STEA), dell’Associazione per la Protezione del Territorio dai Grandi Predatori (APTdaiGP), della Federazione ticinese Consorzi Allevamento Caprino e Ovino e della Federazione Ticinese delle Condotte Veterinarie (FTCV), tutte le associazioni raggruppate dal Gruppo Territorio e Alpeggi. Ma oltre a loro, c’erano diversi allevatori che hanno subito predazioni negli scorsi anni: Arno Ottini, Mauro

Canepa, Nadia Filisetti, Dante Pura, Marco Turchetti e Katia Ambrosini. E anche se a più riprese abbiamo riportato il resoconto di predazioni sulle pagine del nostro giornale, per capire che cosa significhi subirne una e quanto difficile sia gestirla, scambiare qualche parola con un allevatore ha sempre senso. Mauro Canepa, che gestisce l’Alpe Töira in val di Blenio, lo scorso anno ha subito due predazioni, la prima a fine maggio e la seconda a metà giugno. Nel primo caso sono stati registrati dieci pecore morte e quattordici disperse e nel secondo attacco venticinque pecore morte e altrettante disperse. Ma sui numeri è difficile avere certezza. «Avevamo appena spostato i parchi notturni quando abbiamo subito il secondo attacco e non è stato per niente facile contarle». Stiamo parlando di un gregge di 1’200 pecore, che comprende ovini di 18 allevatori diversi. «Per controllare tutto il gregge, creando un passaggio obbligato con le transenne, servirebbero due o tre giorni di lavoro. Bisogna controllare i numeri di tutte le pecore, segnalare le mancanti, per poi verificare se in un secondo momento rientrano». Si tratta di un lavoro immane da svolgere in montagna. E se ho riportato quest’esempio è soltanto per far capire che la gestione di greggi molto grandi non è affatto più semplice di quella di greggi ridotti. E questo per chi crede che una soluzione sia quella di raggruppare diversi greggi. Tutte cose che gli allevatori sanno bene così come i partecipanti alla manifestazione tenutasi a Bellinzona il 18 ottobre scorso che ha senz’altro contribuito a sensibilizzare la popolazione nei confronti di una gestione del grande predatore che non sta di fatto producendo risultati.


Oltre all’appoggio politico, è fondamentale il sostegno della popolazione

Per una panoramica sulle predazioni e sul numero di capi dispersi registrati da gennaio a settembre dello scorso anno, rimandiamo alla lettura della notizia in breve pubblicata a pagina 7, “Per una nuova gestione del lupo” in cui riportiamo dell’accettazione da parte del Consiglio federale della mozione inoltrata da Fabio Regazzi, che nelle prossime settimane passerà al vaglio del Consiglio degli Stati e della recente interrogazione presentata in Gran Consiglio, l’ennesima. Le quasi 12’000 firme raccolte in questi tre mesi testimoniano però un buon sostegno della popolazione e sottolineano ancora una volta l’urgenza di trovare un rimedio all’abbandono degli alpeggi che «si ripercuote gravemente sul territorio e sugli enti che lo preservano e lo valorizzano a beneficio della collettività». Stiamo infatti parlando di un patrimonio comune. Sempre in questo numero, grazie al prezioso lavoro dell’APTdaiGP riportiamo anche i dati relativi agli abbattimenti registrati in Ticino confrontandoli con quelli degli altri cantoni. E anche in questo caso le percentuali di abbattimento, per quanto ci concerne, sono a dir poco sconfortanti. Il declassamento del lupo da “rigorosamente protetto” a “protetto” entrato in vigore nel 2025 e che equipara il lupo ad altre specie come il camoscio, lo stambecco o la marmotta sembra per ora non dare i risultati sperati. «La sfida attuale è gestire efficacemente le popolazioni di lupi per ridurre al minimo le innumerevoli tensioni con le attività e gli insediamenti umani», così recita il comunicato stampa diffuso la scorsa settimana dal Gruppo Territorio e Alpeggi e ripreso  dai principali media ticinesi, che prosegue chiarendo come «le misure di protezione nell’80% degli alpeggi ticinesi non possono essere ragionevolmente applicate», oppure che mostrano «limiti evidenti: sono onerose e in molti contesti possono generare tensioni con le attività ricreative e turistiche e riducono sia il benessere che la redditività dei greggi». È per questo motivo che oltre ai diversi articoli che pubblichiamo regolarmente sulle pagine del nostro settimanale ho riportato brevemente la testimonianza di Mauro Canepa, perché i casi concreti sono molto complessi, diversi tra loro, e difficili da immaginare per chi non conosce la realtà dell’allevamento di bestiame minuto. Così come sono diverse le strade da percorrere: c’è chi riesce ad adottare, con grande fatica, le misure di protezione, ma c’è anche chi proprio non può farlo. Come recitava lo striscione in Piazza Governo: Basta perdere tempo e aziende agricole! Salviamo ora o mai più l’allevamento e l’attività alpestre in Ticino! La speranza ora è che le firme consegnate lunedì 23 febbraio al Cancelliere di Stato Arnoldo Coduri e che verranno trasmesse anche alla Deputazione ticinese alle Camere federali e al Consiglio federale durante la sessione primaverile, segnino un cambio di passo e contribuiscano a un maggiore coinvolgimento da parte di tutti.

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