Anche la più piccola castagna conta
È stata lanciata la scorsa settimana la raccolta centralizzata delle castagne – iniziata mercoledì 23 settembre, proseguirà fino al 3 novembre. C’è fiducia sulle possibilità di produzione dell’albero: l’estate è stata secca, ma durante la fioritura si sono avute condizioni meteo ottimali.

«Personalmente sono fiducioso sulle possibilità di produzione dell’albero».
Così ha detto Patrik Krebs attivo presso il WSL, l’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio, che l’ha motivata basandosi sulla «ricchezza di varietà di castagne, circa una sessantina, e la grande diversità degli ambienti in cui cresce il castagno» a sud delle Alpi. «Anche se lo stress delle piante, in un’estate che ha registrato 62 giornate e 50 notti tropicali, è stata decisamente elevata e si vedono castagni in sofferenza, le selve in quota e quelle non esposte a sud, possono arrivare comunque a produrre molti frutti».
La castagna cade dal cielo, a patto che…
Anche Paolo Piattini, neo presidente dell’Associazione dei castanicoltori, dopo aver ringraziato per quanto fatto negli anni dal suo predecessore Giorgio Moretti, ha trasmesso un messaggio di ottimismo. «In val Bregaglia, dove sono stato di recente per celebrare il ventennale del gruppo Bregaglia, ho trovato persone particolarmente entusiaste di questa stagione, grazie al caldo si aspettano frutti bellissimi. In val Bregaglia è più fresco che da noi, però quest’anno abbiamo avuto una fioritura davvero eccezionale, il profumo era davvero buonissimo. Adesso vediamo i boschi che soffrono, quelli in basso e rivolti a sud, però ci sono anche selve ad altitudini maggiori, che magari quest’anno produrranno castagne di dimensioni maggiori».
Piattini, nel suo intervento, ha anche ricordato l’importanza di tutto quello che serve perché si possa anche in futuro continuare a raccogliere le castagne. La castagna infatti cade dal cielo, «ma perché continui a farlo servono alberi sani, selve curate, prati sfalciati, sentieri accessibili, mani esperte e una filiera capace di valorizzare il prodotto locale». La selva castanile infatti non è un semplice bosco e non è soltanto un frutteto. «È un paesaggio costruito con pazienza da generazioni. I grandi castagni ci danno ombra, frutti, biodiversità e soprattutto raccontano una storia che ci appartiene. Noi, come associazione, lavoriamo per fare rete, tra proprietari, gestori, patriziati, comuni, trasformatori, scuole, ricercatori, ristoratori e tutti gli appassionati perché, bisogna ricordarlo, la cultura del castagno vive solo se è condivisa. Una selva abbandonata diventa rapidamente un ricordo, mentre una selva curata diventa paesaggio, prodotto, aula all’aperto e occasione di incontro. La raccolta centralizzata delle castagne indigene è quindi un tassello molto importante, permette ai frutti del nostro territorio di arrivare ai centri di raccolta e da lì di tornare sulle nostre tavole: nei prodotti trasformati, nelle feste e nei racconti. Castagnamo (la conferenza stampa sulla valorizzazione del castagno e la promozione della raccolta, ndr) è quindi un invito a raccogliere le castagne certamente, ma anche a guardar le nostre selve con occhi nuovi. Dietro a quel paesaggio aperto, luminoso, ricco di vita, ci sono secoli di cura e scelte anche molto concrete».
Fondamentale la collaborazione di Comuni e Patriziati
E a proposito di scelte concrete, non si può non menzionare la Selva castanile del Penz, di proprietà dell’Associazione dei patrizi chiassesi e che, come ha riferito la sua presidente, Consuelo Chiesa, «si estende su una superficie complessiva di 14’438 metri quadrati. Una presenza importante all’interno di un’area nella quale il castagno ha sempre trovato condizioni favorevoli e continua anche oggi ad essere uno degli alberi più rappresentativi del paesaggio». «Il loro recupero e la loro cura», ha proseguito, «restituiscono valore ad un patrimonio naturale e culturale, preservano il paesaggio e la biodiversità ma permettono anche di riscoprire una risorsa che può tornare ad avere una propria funzione sociale ed economica». Anche Bruno Arrigoni, sindaco di Chiasso, intervenuto alla conferenza ha sottolineato l’importanza del legame tra paesaggio, turismo, e abitudini virtuose. Gli investimenti per creare itinerari stimolanti sulla collina del Penz negli anni sono stati ingenti, con un obiettivo molto semplice: «portare più gente nei boschi, perché se la gente va nei boschi è più probabile che raccolgano castagne». In fondo, ha ricordato sempre il sindaco di Chiasso, «in mezzo alle castagne in Ticino ci viviamo», come dimostrano anche le diverse manifestazioni che animano ogni anno l’autunno ticinese, come ad esempio la Festa della castagna della Valle di Muggio.
La valorizzazione inizia dalla raccolta, ma termina nei prodotti che troviamo sugli scaffali dei supermercati
A ricordare le modalità di raccolta e l’importanza di ogni castagna consegnata sono stati Carlo Scheggia, dei castanicoltori e Alessio Reboldi, che con OriginTi, ha rilevato l’attività dei Centri di raccolta da Paolo Bassetti. «Anche se la pezzatura di alcune castagne non è grande, sono molto dolci e molto interessanti per la valorizzazione del nostro prodotto», ha sottolineato Scheggia. «Le castagne vanno raccolte fresche e sane e naturalmente dove è permesso farlo. Va infatti rispettata la proprietà privata. Inoltre bisogna tener divise le castagne ticinesi dalle ibride, che sono molto più grandi ma che hanno bisogno di un processo di lavorazione molto più impegnativo. È però anche importante ricordare che bisogna consegnarle il prima possibile, perché la castagna deperisce molto in fretta. Non tenerle in sacchi ermetici e nemmeno stenderle al sole». Come sempre le castagne vanno consegnate già suddivise per pezzatura, quelle piccole da una parte e quelle grosse dall’altra e le ibride a parte». «Quelle grandi diventano per lo più caldarroste, mentre quelle piccole vengono essiccate», ha ricordato Reboldi, che ha anche sottolineato come, «ogni castagna consegnata abbia già il suo mercato. Inoltre, vendere castagne ticinesi è sempre un valore aggiunto: per una festa, per un’associazione, e anche per etica personale. L’anno scorso sono state consegnate 60 tonnellate di castagne ai centri di raccolta e l’augurio per quest’anno è di riuscire a fare altrettanto». In chiusura Beatrice Fasana, direttrice della Vanini SA, ha ricordato che il potenziale di produzione di castagne in Ticino e Moesano è davvero molto elevato e «sarebbe davvero molto bello riuscire a ripristinare in futuro ancora molte selve». Pierre Coulin, di Hochstamm Suisse, ha invece ricordato, che grazie agli sforzi fatti negli anni, «sono davvero molti i prodotti commercializzati a base di castagne ticinesi che possono fregiarsi del logo della sua associazione».
Località | Giorno | Orario |
CADENAZZO, TIOR via al pian 2 | Lunedì, Mercoledì, Venerdì | 15 - 17 |
STABIO, Magazzino TIOR/FOFT | Lunedì, Mercoledì, Venerdì | 14 - 16 |
VEZIA, Azienda Malombra, piano Bioggio-Vezia | Lunedì, Mercoledì, Venerdì | 9 - 11 |
BIASCA, Ex Arsenale | Martedì | 10 - 11 |
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