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Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori, Roberta Soldati eletta nuova presidente

  • 10 ott 2025
  • Tempo di lettura: 7 min

Venerdì scorso, alla presenza di oltre una settantina di soci, si è svolta l’assemblea annuale dell’APTdaiGP durante la quale è stato omaggiato il presidente uscente Armando Donati, sostituito da Roberta Soldati. L’assemblea è inoltre stata l’occasione per ricordare il lancio della petizione volta a salvare l’attività alpestre in Ticino e la manifestazione di sabato 18 ottobre.


Roberta Soldati, la nuova presidente dell’APTdaiGP.
Roberta Soldati, la nuova presidente dell’APTdaiGP.

L’assemblea si è aperta con la relazione del presidente dimissionario Armando Donati, la quale ha purtroppo assunto tinte grigio-scure. Parlando di quanto avvenuto nei due anni precedenti e ricordando come in Ticino siano aumentati i branchi di lupi, le coppie e gli individui singoli, Donati ha ricordato che i lupi abbattuti in Ticino da settembre 2024 a gennaio 2025 (periodo nel quale i Cantoni potevano regolarne il numero) sono stati solo 3, mentre in Vallese ne sono stati uccisi 34 e nei Grigioni ben 48.


«Il canton Grigioni è grande il doppio del Ticino e ha il doppio dei lupi, ma se là riescono a eliminare il 50% dei cuccioli nati nel 2024 e in Ticino nemmeno il 10%, c’è qualcosa che non va. Il discorso sembra ripetersi nel 2025, con Vallese e Grigioni che a fine settembre hanno già emesso un comunicato dove annunciano l’abbattimento di diversi cuccioli, mentre dal Canton Ticino non è ancora uscito niente. Non è per fare polemica, ma questa è la realtà delle cose».


Confrontando l’anno in corso con quello precedente, Donati ha poi ricordato come il numero dei caprini predati sia percentualmente più alto, segno che i lupi predano maggiormente le capre a causa del minor numero di ovini alpeggiati. Il focus è poi stato portato sulla Vallemaggia, distretto più martoriato del Cantone in termini di predazioni, dove il numero di alpi caricati e di capi alpeggiati è in costante diminuzione. Ad essere maggiormente colpito è il settore dell’allevamento ovino.


«In Vallemaggia, nel 2025, sono stati caricati con pecore solo tre alpi: se in due casi hanno dovuto scaricare anticipatamente, nel terzo sono state direttamente le pecore a scappare dall’alpe e scendere al piano. Dispiace dirlo, ma per quanto riguarda gli ovini stiamo veramente toccando il fondo, con tanto di mercati che non si sono nemmeno tenuti per mancanza del numero minimo di capi».

 


Un futuro tutt’altro che roseo

Il presidente ha poi portato alcune riflessioni, supportato da grafici e dati elaborati dal vicepresidente Sandro Rusconi ed estrapolati dall’Ufficio caccia e pesca cantonale e dal KORA, a indicare un futuro tutt’altro che roseo per gli alpeggi caricati a bestiame minuto, il cui numero è in costante calo da molti anni.


«Se per quanto riguarda gli ovini si va verso lo zero, i caprini al momento tengono ancora, ma la diminuzione è forte. Negli anni stanno inoltre aumentando gli scarichi anticipati degli alpeggi, compresi quelli con una produzione casearia, con conseguente abbandono degli stessi. Dal 2020 in avanti c’è stata un’esplosione del numero di attacchi e di capi predati: per il 2025 abbiamo solo i dati fino al 30 settembre, ma purtroppo si raggiungerà certamente un nuovo record, con oltre 200 capi predati – e questo nonostante i capi alpeggiati siano diminuiti! Va anche ricordato che da quest’anno i capi non protetti adeguatamente non sono più risarciti e nemmeno conteggiati per danno rilevante: questo fa sì che alcuni allevatori non annuncino nemmeno più la predazione, quindi le cifre reali saranno ancora più alte. Siamo veramente in una situazione di affanno: il Ticino è saturo di lupi!»


È poi stata ricordata l’esasperazione crescente degli allevatori e il disagio segnalato anche da altri attori: nel 2025 ci sono difatti state reazioni anche da parte di autorità locali, Municipi, Patriziati ed ERS, i quali – tramite lettere ai giornali o al Governo – hanno denunciato situazioni intollerabili, chiedendo un intervento prima che sia troppo tardi. Il presidente ha poi ricordato le proposte accettate recentemente in Gran Consiglio (la richiesta di risarcire anche i capi predati dispersi, quella di un nuovo piano di gestione del lupo e l’adesione al Progetto feromoni), lamentando una forte spaccatura tra il Parlamento da una parte e, dall’altra, Consiglio di Stato e funzionari.

 

Armando Donati, presidente uscente, durante l’assemblea.
Armando Donati, presidente uscente, durante l’assemblea.

Donati ha concluso il suo intervento con un resoconto dei 10 anni di attività di APTdaiGP Ticino, dove non sono mancate note fortemente critiche e – purtroppo – una certa delusione per il mancato raggiungimento di alcuni obiettivi. «Dieci anni fa – ma forse era solo un’illusione – volevo riuscire a rallentare l’espansione dei lupi, ma oggi devo dire che non ci siamo assolutamente riusciti. Nella mia testa c’era l’idea di collaborare con le autorità cantonali per salvaguardare l’allevamento di bestiame minuto e la pastorizia, ma anche in questo caso non ci siamo riusciti: la disponibilità l’abbiamo data, ma dall’altra parte – e specialmente dall’Ufficio caccia e pesca e dal direttore del DT – ci hanno sempre visti come fumo negli occhi. Tra gli obiettivi raggiunti cito invece la maggior sensibilizzazione dell’opinione pubblica, delle autorità locali e dei media sul valore della pastorizia e dell’allevamento, oltre al sostegno dei parlamentari cantonali e federali. Ho sempre cercato di collaborare con le autorità cantonali e con i funzionari, mettendo davanti il rispetto delle regole democratiche. Non ho fatto l’anarchico, anche se talvolta veniva voglia di farlo, ad esempio leggendo le contraddizioni della Strategia Lupo Svizzera, documento preparato dai funzionari federali dove da un lato dicono di voler salvaguardare l’allevamento e dall’altro di voler aumentare il numero di lupi. In questi anni abbiamo cercato di essere al fianco degli allevatori che hanno subito predazioni, ma forse non siamo stati abbastanza incisivi. Ho sempre pensato di poter ottenere cambiamenti tramite il dialogo e la collaborazione e quindi ho scritto tantissimo, ma purtroppo è servito a poco».


Un lunghissimo applauso ha omaggiato Donati e nella discussione che ne è seguita sono stati molti i ringraziamenti per l’impegno profuso a difesa del settore e per l’utilità del lavoro svolto.



Altri interventi hanno poi sollevato non poche critiche, talvolta con toni molto accesi, rivolte in particolare al Dipartimento del territorio; molti allevatori hanno portato le proprie testimonianze e in alcuni casi si denunciava il fatto di sentirsi abbandonati al proprio destino. Tra i presenti pure il Consigliere agli Stati Fabio Regazzi, il quale ha ricordato come il problema del lupo si stia espandendo a tutta la Confederazione; un cambio di sensibilità è avvenuto con l’arrivo in Consiglio federale di Albert Rösti, il quale si è già adoperato a favore del primario con alcune modifiche legislative legate alla caccia. Anche Regazzi ha denunciato una certa apatia e inadempienza delle autorità ticinesi, le quali non sfruttano i margini di manovra a loro disposizione come fanno invece i Cantoni vicini (caso emblematico, ha ricordato Regazzi, è quello del branco Carvina: essendoci un ibrido, non sarebbe difatti stato necessario chiedere il permesso per l’abbattimento dell’intero branco all’UFAM).

 

Donati ha poi ripreso la parola, ricordando da un lato l’importanza di sensibilizzare anche gli allevatori di bovini (ricordando come in canton Vaud da inizio anno vi siano già state ben 56 predazioni in tal senso) e dall’altro deplorando l’agire di alcuni funzionari, tra prese di posizione a mezzo stampa a favore del lupo e la presunta volontà di impedire ai cacciatori di agire, segno a suo dire della volontà di proteggere il grande predatore in tutti i modi.


Roberta Soldati eletta nuova presidente 

Alla presidenza è stata proposta – e accolta dalla sala con un lungo applauso – Roberta Soldati, avvocata e deputata in Gran Consiglio e che conosce bene l’ambiente del primario, avendo in famiglia uno zio e alcuni cugini che gestiscono un’azienda agricola. Nel suo primo intervento presidenziale, Soldati ha ringraziato i presenti per la fiducia accordatale, ma soprattutto Armando per il grande impegno dimostrato negli anni.


«Dalle parole di Armando traspare delusione e scoramento. Posso comprenderle, perché non è stato sicuramente facile e non lo sarà neanche in futuro. Ma come in tutte le battaglie, c’è sempre qualcuno che deve fare da apripista. E di solito questa persona è quella che si trova confrontata con grandi difficoltà e battute d’arresto. Tuttavia, è sempre grazie a questa persona, che ha gettato il primo seme, che poi la pianta cresce e fiorisce». Soldati, parlando degli obiettivi futuri, ha poi ricordato il lancio della petizione “BASTA PERDERE TEMPO! SALVIAMO ORA O MAI PIÙ L’ALLEVAMENTO E L’ATTIVITÀ ALPESTRE IN TICINO!”, evidenziando il fatto che la stessa sia stata lanciata da numerose associazioni congiunte (ALPA, UCT, STEA, APTdaiGP, Federazione ticinese consorzi allevamento caprino e ovino e la Federazione delle condotte veterinarie), a testimonianza di una sensibilità estesasi a più attori (la petizione si può stampare dal sito: www.agriticino.ch).


Allo stato attuale, ha ricordato Soldati, una petizione popolare si è resa necessaria poiché è tempo che arrivi anche la voce del popolo, per dire una volta per tutte alle autorità che il problema della gestione del lupo è trasversale e che il danno subito colpisce tutte le cittadine e i cittadini.


La neopresidente ha poi ricordato la manifestazione in programma sabato 18 ottobre a Bellinzona, augurandosi una forte presenza non solo di allevatori, per poi passare in rassegna gli obiettivi a breve termine dell’associazione APTdaiGP. Il testimone raccolto è sicuramente di quelli importanti e le sfide che la attendono non sono poche, ma lei si dice fiduciosa.


«Uno dei nostri intenti sarà quello di continuare a collaborare con le autorità politiche e amministrative, facendo leva sul Consiglio federale e sul Governo cantonale affinché le cose cambino. È inoltre nostra intenzione lanciare alcuni video che mostrino l’attività dell’alpigiano, a dimostrazione del fatto che non è un lavoro semplice e mostrando sia i limiti delle misure di protezione sia le difficoltà che riscontrano gli animali, comprese le conseguenze sul loro stato di salute. Lo scopo sarà anche quello di mostrare la situazione degli alpeggi abbandonati, sensibilizzando le persone sulla scomparsa dell’allevamento e facendo loro capire che si rischia di perdere una buona parte dei tipici prodotti dell’alpe. L’accento verrà inoltre posto sul fatto che un territorio abbandonato non è un bel biglietto da visita a livello turistico».

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