Buon compleanno, Mezzana!
- 10 lug 2025
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L’odierno Centro professionale del verde compie 110 anni: sarà l’occasione di fare festa, da oggi a domenica 25 maggio, con le porte di scuola e azienda che si apriranno, tante attività e cicli di conferenze tematiche. Ne approfittiamo per parlare della sua evoluzione nel tempo col Direttore della scuola e con i rappresentanti di tre generazioni di allievi. Prima, però, un po’ di storia.
«Sarà istituita una Scuola cantonale di Agricoltura»
questo è uno degli estratti più significativi del messaggio governativo n. 23, datato 1894 e inerente al “Progetto di legge sul promuovimento dell’agricoltura”, dando seguito alla volontà federale. Al momento di redigere il relativo rapporto commissionale si preferirà però il condizionale, tant’è che nella versione definitiva si leggerà «Potrà essere istituita una Scuola cantonale di Agricoltura».
Questa scuola non s’ha da fare?
È questa una delle molte testimonianze delle titubanze che hanno accompagnato per decenni, a partire dagli anni ‘30 dell’Ottocento, la creazione di una scuola agricola alle nostre latitudini. Due i punti di vista, diametralmente opposti: chi riteneva che agricoltori lo si diventa solo con la pratica, bollando una scuola del genere come inutile, e chi invece la appoggiava, confidando nell’evoluzione tecnologica.
Quanto sancito non sarà però sufficiente: il compromesso che verrà individuato prenderà il nome di “Cattedra ambulante di agricoltura”, diretta dal dott. Alderige Fantuzzi e attiva dal 1901. Undici anni dopo sembrerebbe che la scuola sia pronta a vedere la luce, ma le idee del deputato e promotore Gaetano Donini, fatte proprie dal Governo, si scontreranno con i conti statali e con un male che affliggeva – e talvolta affligge tutt’oggi – il Ticino, ossia il campanilismo: a far discutere maggiormente sarà difatti l’ubicazione della scuola, che il Governo voleva a Camorino.
Se Mezzana può oggi festeggiare i suoi 110 anni di vita non lo si deve pertanto alla politica, ma alla generosità dell’emigrante Pietro Chiesa: ritornato nella natia Chiasso dall’Argentina, dov’era riuscito a fare la proverbiale fortuna, decise di acquistare la storica Villa Cristina e la sua tenuta, donandola in seguito al Cantone – a patto che la si facesse diventare una scuola agricola. Com’è facile immaginare, la discussione sull’accettare o meno la donazione fu molto meno accesa rispetto alle precedenti, sicché in breve tempo si varò la prima Legge sull’istituto agrario di Mezzana, che accoglierà i primi allievi nel novembre 1915.

Il rilancio che passa dal “verde”
Nei successivi 110 anni, Mezzana vivrà molti, moltissimi cambiamenti: il più significativo è probabilmente quello avvenuto alcuni anni fa, quando quella che era una scuola prettamente agraria si è aperta all’intero mondo delle professioni del verde, tanto da cambiare nome in Centro professionale del verde (CPV). A raccontarci tale metamorfosi è il suo direttore, Michele Fürst, in carica dal 2019.
«Negli ultimi decenni del secolo scorso l’agricoltura ha subito un forte calo, con non poche difficoltà per reclutare giovani, tanto che anche la formazione agricola era pericolante. Grazie ai ripensamenti che hanno dato a Mezzana una destinazione differente si è però riusciti a rilanciare tutto quanto. Oggi il CPV supera i 400 allievi, 115 dei quali in formazioni agricole (agricoltori, viticoltori, cantinieri od orticoltori), numero stabile – o in aumento – anche grazie alle molte persone in seconda formazione o che ne seguono una per adulti, secondo l’art. 33 LFPr. Se gli adulti sono quasi sempre già inseriti in un progetto, i più giovani sono invece guidati da una passione fortissima. E questo non può che fare piacere».
L’importanza di anticipare i cambiamenti
Se oggi l’importanza della formazione agricola non viene più messa in discussione, vale però forse la pena ricordare l’importanza di Mezzana per l’intero settore primario ticinese – così come per gli altri ambiti che vi vengono trattati.
«Per il Ticino, una scuola che offra una formazione agricola è fondamentale. Prima di tutto per coloro che – per vari motivi – non hanno la possibilità di andare altrove. Trovo importante poter dare la possibilità di studiare e lavorare nel proprio contesto, ma va detto che consiglio sempre ai neodiplomati di fare esperienza anche fuori dal Ticino. Svolgere qui la formazione di base ha molto senso, ma altrettanto ne ha prendersi il tempo di fare un paio di stagioni altrove per vedere un’altra realtà, lavorativa e culturale».
Se negli ultimi decenni l’interesse per il lavoro nella natura è aumentato, come testimoniato dai numeri, la scuola di Mezzana sta lavorando incessantemente per proporre un’offerta formativa più completa e sempre più di qualità, portando avanti i necessari processi di cambiamento in termini di cultura aziendale.
«In passato si dava meno attenzione al fatto di essere aperti alle novità e al seguire l’evoluzione dei compiti, delle funzioni e dei lavori in generale. La tecnologia, la natura, ma anche l’intero mondo dove stiamo lavorando è in continua evoluzione, molto più che in passato. Questo i docenti lo devono vivere in maniera positiva, vedendolo come un’opportunità per aggiornarsi. Non possiamo formare i ragazzi sulla base di quello che è stato negli ultimi 30 anni, ma su quello che avverrà nei prossimi 30. In passato prevaleva il “si è sempre fatto così”: pensiero giustificato in quel contesto, ma che oggi non vale più».

Da Fausto Martinelli e la Mezzana che fu…
Per raccontarci l’evoluzione della scuola vista dai suoi protagonisti è ora necessario spostarsi a Campo Blenio, paese tutt’oggi fortemente agricolo, tant’è che, a fronte di poco più di 100 abitanti, si contano… oltre 300 mucche, suddivise in 5 aziende. Tra di esse quella della famiglia Martinelli, che da oltre 30 anni gestisce l’alpe Bolla Carassina: a rappresentarla, ben tre generazioni: Fausto (classe 1946), la figlia Marisa (1974) e il nipote Gio (2006). Tutti e tre agricoltori, tutti e tre formatisi proprio a Mezzana.
«Ai tempi ci andavano quasi tutti i giovani di Campo, anche perché bene o male tutte le famiglie avevano una decina mucche», ricorda Fausto, che a Mezzana passò tre anni: uno di avviamento e due di scuola agricola. «Partivamo da qui a metà ottobre ed eravamo come capre selvatiche. Il cambiamento era fortissimo! Erano due anni di scuola invernale a tempo pieno, ma non si stava così male: da mangiare ce n’era e la compagnia era bella. Solo del primo anno eravamo oltre 30, tra cui ricordo Giorgio Brazzola e Venanzio Terribilini. Eravamo i primi a usare il dormitorio nuovo: per tanti di noi era un lusso, con la doccia e i riscaldamenti».
Ai tempi, il programma scolastico era composto da un’infarinatura di tutto un po’, senza però il dovuto approfondimento: dai polli alla vigna, dai bovini al formaggio, dalle api alla frutta. Per chi era già cresciuto in quell’ambiente, le nozioni realmente utili nel lavoro quotidiano erano però poche.
«Nel 1966, finita la scuola, sono tornato subito a Campo Blenio, dove ho dovuto portare avanti l’azienda di famiglia, data la scomparsa di mio padre. Onestamente, non ricordo grandi insegnamenti scolastici che mi sono poi tornati utili: non c’era il concetto di fare Mezzana e saper gestire un’azienda, ma solo quello di saper lavorare».
…a quella di Marisa e Gio, tra biodiversità e gestione aziendale
È poi il turno di Marisa, che Mezzana l’ha frequentata dal 1989 al 1993, assieme a soli 5 compagni di classe: il primo anno lavorando a Lucerna e i restanti in azienda dal papà, con ancora in programma due semestri invernali di scuola a tempo pieno – con tanto di internato.

«I ricordi sono ancora freschi, soprattutto di alcune materie “toste” ma molto interessanti, come quelle insegnate da Aldo D’Alessandri o Aldo Madonna. Sentendo parlare mio papà, mi accorgo che le differenze sono molte. Noi siamo stati i primi a sentir parlare di ecologia e di biodiversità grazie a Daniele Garzoli, ma ammetto che ai tempi non eravamo molto attenti, a riprova del fatto che la sensibilità era molto diversa da oggi. Inoltre, avevamo meno materie – niente polli e poca frutta, ad esempio».
Avanzando col discorso, le differenze con la Mezzana del papà escono a getto continuo: dal numero minore di materie alla presenza femminile (assente ai tempi di Fausto, come lo sarà ancora per molti anni), fino alle tematiche che negli anni Sessanta non venivano trattate, come la meccanica o tutto quanto concernesse la gestione aziendale.
Il discorso si allarga poi al più giovane del terzetto, il diciannovenne Gio. Il suo calendario scolastico è ben diverso da quello della mamma e del nonno, con 2-3 giornate di scuola settimanali, ovviamente suddivise nel periodo invernale. Apprendista nell’azienda di famiglia, sta attualmente terminando il terzo anno di agricoltore ed è in attesa degli esami finali, destino che condivide con ben 20 compagni di classe. Seguiranno i mesi estivi all’alpe, per poi probabilmente valicare il Gottardo: «L’idea è di spedirlo “in dentro” a lavorare, per cambiare aria. Così parla anche un po’ di tedesco, che male non fa», precisa mamma Marisa.
«Ho la sensazione che noi approfondiamo molto di più le varie materie», specifica Gio. «Il nonno ha detto che Mezzana non gli è servito a molto, mentre io – nonostante sapessi già molte cose, avendole imparate in azienda prima di andare a scuola – sono convinto che molte nozioni mi torneranno utili, come ad esempio la gestione degli appezzamenti o la gestione aziendale, difficile da studiare ma che è fondamentale».

Parola d’ordine: passione
Tirando le somme, emerge chiaramente come il cambiamento maggiore sia avvenuto tra padre e figlia, sia a livello scolastico sia di metodi di lavorazione.
«Io lavoravo già prima del raggruppamento dei terreni», ricorda Fausto, «tant’è che falciavamo appezzamenti grandi come un tavolo. Sono io ad aver vissuto l’evoluzione più importante, passando dal mulo, la falce e la gerla, ai trattori da 200 CV, il Metrac e le rotative. Il lavoro che ha imparato Marisa è invece molto più simile a quello di Gio».
«La differenza più grande», precisa Marisa, «è però quella del valore di ciò che produci, soprattutto – nel nostro caso – in termini di latte e di formaggio. Vendevi i tuoi prodotti e riuscivi senza problemi a pagare le fatture, mentre oggi devi stare molto più attento. Quindi ben vengano i corsi di gestione aziendale!»
Con queste prospettive, tutt’altro che facili, viene però da chiedersi perché un giovane di 19 anni scelga di seguire questa strada. La risposta di Gio è affidata a una sola parola: «Passione». «Già quando andava all’asilo diceva di voler andare a Mezzana», precisa mamma Marisa. «È già andato a mettere il naso in Val Carassina e vedere quanta neve c’è ancora…».

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