Cani da protezione: «Se si vuol sopravvivere, ci si deve adattare»
- 16 gen
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Aggiornamento: 23 apr
Nello scorso mese di novembre ho incontrato Prisca Donati che, con sua sorella Claudia, sta iniziando a capire come integrare i cani da protezione nel proprio gregge di capre in Valle Maggia.

La scelta di Prisca è caduta su due Pastori della Sila e, in questo primo periodo di una decina di mesi, coi cani è andato tutto bene. Gli ostacoli vengono soprattutto dall’esterno: difficoltà d’accettazione di turisti e residenti, costi, e il complicato processo di riconoscimento dei cani da parte della Confederazione.
Che cosa si può fare? «Parché oramai sa sà, o gira. E se u vegn?»
La scelta di Prisca parte da considerazioni naturali: il benessere delle sue capre e quello che si può fare per proteggere gli animali. In fondo, le sarebbe bastato tenerle in stalla, come fanno tutti gli altri allevatori della valle o mettere un recinto notturno con la giusta altezza e la giusta tensione elettrica. Così se il lupo saltasse dentro e predasse le capre le verrebbero rimborsate. Le è stato detto chiaro e tondo, ma a lei non bastava. «No, mi, inscì, a ga sto mia». È stato allora che si è decisa e si è messa a cercare dei cani che fossero “accessibili”. Ha contattato Jürg Ricklin e gli ha detto: «Voglio dei cani, equilibrati, bravi». E così, dalla scorsa primavera, a Broglio, in Lavizzara, sono arrivati Kali e Conan. «E devo dire che sono contenta, dormo sonni tranquilli. Lascio le capre al pascolo e di notte nel recinto coi cani. E se arrivasse il lupo», mi dice, «se sente i cani abbaiare, ci pensa due volte prima di entrare». Le danno sicurezza. Anche se, è chiaro e questa cosa mi è stata confermata da più allevatori, due cani bastano finché a girare è un lupo singolo. Se si installasse un branco la cosa si complicherebbe, e di molto. Sono più di dieci anni che Prisca alleva capre ed è la prima lei a dire che quando aveva iniziato era tutto più semplice.
Ma se per le capre i cani funzionano, è tutto il resto ad essere complicato
È molto contenta dei suoi due cani, e basta vederla per capirlo. Però, come succede da quando è intervenuto il cambio dell’ordinanza, sta seguendo un percorso che sembra davvero autonomo, verrebbe da dire individuale, se non addirittura isolato. E non sono pochi gli allevatori costretti a muoversi così, senza nessuna copertura dei costi e con l’assunzione di moltissimi rischi. «Eh già perché per ora, aiuti zero». Il Cantone e la Confederazione infatti, se i cani non hanno sostenuto il test di verifica all’idoneità all’impiego (vii in italiano) non coprono nessun costo. E in realtà, le alternative per chi vuole fare qualcosa non sono molte: cani formati non ce ne sono, i tempi d’attesa per averli sono estremamente lunghi e i costi elevati. «Quando lo organizzeranno, la prossima primavera, andrò di sicuro a farlo il test di idoneità, però mi piacerebbe anche sapere quanto costa, perché anche quello lo devi pagare di tasca tua». I cani addestrati costano sui 5’000 franchi l’uno e sono decisamente fuori portata per molti allevatori. I due pastori della Sila di Prisca hanno due anni e hanno già lavorato una stagione all’alpe. Nel mese di novembre, durante la finestra concessa per il vago pascolo, le circa 40 capre di Prisca erano sui Monti di Rima, assieme ad una pastora. «Tutti gli altri in valle adesso hanno le capre in stalla e gli danno il fieno. Chiaro, non hanno fatto recinti. Io invece, recinti su recinti, e la pastora la pago sempre di tasca mia».
Mi dice che con gli escursionisti e con chi passa a piedi per andare in cascina non ha avuto quasi nessun problema. «Tranne con un ciclista, a cui era stato detto di fermarsi e rallentare. Lui non l’ha fatto e i cani l’hanno inseguito per qualche metro e poi sono tornati indietro». Chiedo a Prisca se qualcuno è andato a valutare la situazione. «Sì, sono arrivati quelli del Servizio per la prevenzione degli infortuni in agricoltura (SPIA), hanno guardato dove venivano posizionati i recinti, se andavano bene o no. Mi hanno anche spiegato dove posizionare i cartelli per ridurre al minimo il rischio di incidenti».
Due cani tranquillissimi
Conan e Kali, un maschio e una femmina, incontrati così, sono decisamente pacifici «Son due viziatoni, due coccoloni», mi dice Prisca, che ha sempre amato i cani. Avrebbe voluto già seguire il corso per futuri detentori di cani da protezione delle greggi, organizzato da Agridea, ma visti i numeri esigui degli interessati in Ticino, viene organizzato una volta all’anno e quel week-end proprio non poteva. L’anno prossimo lo farà di sicuro. Al momento, per gli allevatori si pone anche la questione della razza e Prisca non è la prima in Ticino a prendere due Pastori della Sila. «Alle persone sembrano fare meno paura di altre razze», mi dice. Prima di optare per i pastori della Sila aveva valutato anche altri cani. «Ho guardato anche per il Cangall, o Pastore dell’Anatolia, però mi sembrava troppo grosso».

Voleva soprattutto cani tranquilli, che non spaventassero le persone. Anche se, come chiarito alla serata sui cani da protezione organizzata dalla tavola rotonda dei grandi carnivori nel marzo del 2025 a fare stato, oltre alla razza sono anche la linea genetica del cane, il territorio in cui opera e se lavora con capre o pecore. Sono molti i fattori che intervengono e individuare i cani giusti è un processo decisamente complesso.
E in estate? Vanno nei Grigioni
Prisca le sue capre la scorsa estate le ha mandate nei Grigioni, all’alpe Parvalsauns, in Val Lumnetia, dall’altra parte della Greina, mi spiega Kay Pfister, la pastora che è qui sui Monti di Rima da qualche giorno e che Prisca ha conosciuto proprio all’alpe. «Non è comodo per me mandarle nei Grigioni, ma per lo meno so che sono protette», continua Prisca. Eh sì, perché nel 2024, oltre all’alluvione, Prisca aveva anche perso una capra in seguito a una predazione a Zarìa. Me lo dice così, quasi come se le tornasse in mente solo mentre parliamo. «Le ho scaricate il 10 di agosto. E poi aver le capre in basso al caldo, mungerle, casare e tutto il resto,… ». Insomma tutt’altro che semplice.
Ma qui viene fuori un’altra questione: Prisca non ha nessuna intenzione di mandare le sue capre in alpeggi senza cani da protezione o senza pastori, sapendo che ci sono i lupi. Del resto però in Ticino chi carica gli alpi, per evitare conflitti con i turisti, preferisce non avere cani da protezione, soprattutto se non sono ancora riconosciuti dalla Confederazione. Certo che per Prisca, la prima ad aver preso cani da protezione in Val Lavizzara, è molto difficile perché finché non verranno riconosciuti in modo ufficiale nessuno li porterà all’alpe. Nell’estate del 2025 nei recinti a Broglio, Prisca non ha avuto problemi e anche nel mese di novembre al vago pascolo sui monti di Rima con la pastora è andato tutto bene, ma se il prossimo anno in primavera i cani non supereranno il test di verifica di idoneità all’impiego, non sarà certo facile capire come proseguire nella strada intrapresa.
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