top of page

Ci pensano gli alpigiani a portare i punti alla Gottardo Arena

  • 3 ott 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 9 apr

Molto alti i risultati della tassazione della DOP per i formaggi degli alpi della Leventina, presentati domenica scorsa alla Giornata agricola leventinese organizzata dall’omonimo gruppo in collabora- zione con i Giovani Allevatori Ticinesi.


Pietro Jelmini durante il corteo con gli animali.
Pietro Jelmini durante il corteo con gli animali.

Per fortuna ci sono gli alpeggi leventinesi a portare i punti nella valle. Perché l’Ambrì in questo inizio di campionato sta facendo un po’ fatica a farne. Sul piazzale della Gottardo Arena, in occasione della rassegna dei formaggi della fiera, gli alpi sono scesi sul piano a presentare le proprie produzioni: formaggelle, formaggi di capra e soprattutto formaggi d’alpe. E nell’ambito della classificazione della Denominazione di origine protetta (DOP), sono parecchi gli alpeggi che hanno ottenuto il punteggio massimo di 20 o poco meno. La soddisfazione di casari e allevatori era evidente. Il formaggio d’alpe ticinese è ottimo.


Un giro fra le bancarelle


Giuseppe Fontana durante il corteo con gli animali.
Giuseppe Fontana durante il corteo con gli animali.

Alla vista, il formaggio 2025 in esposizione dell’Alpe Geira era perfetto. Sembrava burro: l’omogeneità della pasta era quasi incredibile; il colore un bel giallo paglierino. Oltre alla soddisfazione per aver ottenuto un ottimo punteggio, con la co-gestrice e boggese Simona Fransioli si è parlato dell’alpe e di quantitativi:

«L’Alpe Geira si trova in Val Piumogna, sopra Dalpe. Abbiamo prodotto circa 1’600 forme con una novantina di vacche, ticinesi e d’oltralpe», ha spiegato. E riguardo al personale? Com’è andata? Un tema che rimane d’attualità è infatti quello della difficoltà nel reperire il personale per la stagione alpestre. «È andata molto bene. È lo stesso da 5-6 anni». E le forme intere si vendono? «Abbiamo i nostri clienti abituali», ha spiegato l’alpigiana, «e anche stamattina ne ho venduta qualcuna. Però è vero che è cambiata la situazione delle cantine private per far maturare i formaggi. Sempre meno persone ce l’hanno». Anche Donatella Gobbi, boggese dell’Alpe Ravina, era soddisfatta, sia per la qualità del formaggio, sia per l’andamento della stagione. «Abbiamo un team eccezionale»: anche lei era molto felice del personale. Da giallo paglierino, dopo un anno di stagionatura, il formaggio d’alpe diventa ambrato, con scaglie nella pasta che sembra vogliano staccarsi da sole per essere mangiate. L’ex presidente dell’Associazione assaggiatori di formaggio ATIAF, Renato Bontognali, scriveva sul sito web della Società ticinese di economia alpestre che per questo «formaggio da meditazione», «una stagionatura che ha superato i 10 mesi ha un valore aggiunto non indifferente». Bontognali descriveva la sinfonia di aromi che spazia dal burro fuso alla frutta secca, dal floreale con sentori di miele, sottobosco e flora alpina, all’animale con profumi di cuoio. E i clienti presenti qui ad Ambrì cosa preferiscono? Il sapore più delicato di quello giovane o quello più deciso dell’anno prima? Ho domandato a Donatella Gobbi di Ravina. «C’è più richiesta per il 2024 rispetto al 2025».


Parola ai casari

Ma non c’erano solo alpigiane dietro alle bancarelle. Per esempio abbiamo parlato con Gabriele Bernardi e Guido Bernini, casari rispettivamente di Pesciüm e Cristallina. Entrambi soddisfatti del lavoro svolto nei circa 100 giorni della stagione alpestre. Gli altri 265 giorni dell’anno, Bernardi lavora come informatico all’università, e fra le sue passioni si percepiva che c’era anche l’attività di fare mercato: «Per me è molto importante il contatto con i clienti, così che loro possano conoscere le persone dietro ai prodotti». Bernini invece era un po’ più timido ma comunque a suo agio. Ha 23 anni, è bergamasco e ha appena concluso la sua prima stagione alpestre in Ticino. Era molto contento sia del risultato del “suo” Formaggio d’alpe ticinese DOP, sia della squadra con cui ha lavorato. Il paragone con la sua terra era d’obbligo: «Qui si è più in alto e i lavori sono più strutturati», mi ha detto.


Corteo e musica

Il sole splendeva forte e costringeva a strizzare gli occhi. Nelle orecchie tuonavano i campanacci del gruppo “Schellnerclub Fünf Dörfer”, solleticando i timpani per così dire. In confronto, gli ottoni con fisarmonica della Bandella del Ritom e dei Tirabüscion sembravano musica da camera. C’era davvero tanta gente fra le bancarelle del mercato e la coda per il pranzo non si accorciava mai. Il piatto forte era la polenta mista con mortadella e formaggio degli Alpi Zaria e Pertusio.


Poi, prima del pranzo, c’è stato anche il corteo degli animali e dei trattori d’epoca. Mentre nel pomeriggio l’Agri-staffetta in cui le squadre dovevano passarsi un campanaccio da indossare al collo come testimone, superando sfide legate al mondo contadino.

Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione
bottom of page