Col naso nella terra: così gli agricoltori rigenerativi imparano a leggere il suolo
- 10 lug 2025
- Tempo di lettura: 6 min
Gli agricoltori rigenerativi arano i campi, ma analizzano il suolo aiutandosi con una vanga e una sonda. Il suolo vivo profuma, si sgretola e respira: tutto grazie agli organismi che lo abitano. L’analisi del suolo è un’indagine accurata che coinvolge tutti i sensi.

Un semplice colpo di vanga: è tutto ciò che serve ad Axel Vohwinkel per capire le condizioni del suolo che ha di fronte. Il campione inizialmente fornisce dati sulla fisica e sulla biologia del suolo, mentre l’analisi chimica segue in un secondo momento.
In una gelida mattina primaverile a Rafz, paese situato all’estremità settentrionale del Canton Zurigo, proprio al confine con la Germania, Vohwinkel è inginocchiato in un campo. La “bise” ci fischia nelle orecchie e sui campi c’è uno strato di nebbia.
Vohwinkel prende una manciata di terra dalla vanga e la porta al naso. «Dobbiamo prendere la terra in mano, annusarla, se il terreno ha un intenso odore di terra di bosco, significa che è ricco di attività microbiologica». A me questo odore ricorda quello di un pane in lievitazione.
Sentire l’odore del suolo? Paragonarlo all’impasto del pane? Può sembrare insolito. Eppure, Axel Vohwinkel non è un sognatore: è un agricoltore con i piedi ben piantati per terra.
Il robusto nativo della Germania del nord ha gestito aziende agricole che coprivano una superficie di 6’500 ettari – l’equivalente di 100 aziende tedesche o oltre 300 svizzere – e oggi fornisce consulenza alle aziende agricole di tutta Europa sullo sviluppo del suolo e sulla coltivazione di colture economicamente vantaggiose.
Axel Vohwinkel usa una vanga per estrarre una zolla di terra dal campo. Nell’agricoltura rigenerativa, la vanga è lo strumento fondamentale, perché permette di osservare ciò che abita il suolo, il suo odore, la sua salute e la sua reale fertilità.
Prima fase: valutazione della qualità del suolo con il test della vanga
Innanzitutto, Vohwinkel valuta il campione di suolo utilizzando il “test della vanga” – osservando caratteristiche come il tipo di suolo, la sua struttura, la profondità delle radici e il volume dei pori. Successivamente, si procederà con l’analisi chimica.
Per spiegare lo stato del suolo Vohwinkel usa una metafora esplicativa: «Il suolo è come un “frigorifero” che riempiamo di materia organica: come radici, residui vegetali e organismi del suolo».
Se viene trattato intensivamente – con arature profonde e fertilizzazioni eccessive – e se non vengono effettuate colture intercalari e non viene restituito l’humus, il “frigorifero” si svuota più velocemente di quanto possa essere riempito. «Una volta svuotato, ci vogliono dieci o dodici anni per riempirlo di nuovo», spiega Vohwinkel.
Questo perché l’humus si forma solo quando viene introdotta più materia organica di quella che viene sottratta – attraverso residui di radici e piante, concime e residui microbici.

Nella seconda fase, viene utilizzata la sonda del terreno
La sonda del terreno viene utilizzata successivamente. Un’asta in acciaio inossidabile lunga 60 centimetri, dotata di un’impugnatura a T e un cilindro cavo. «Voglio sapere cosa succede laggiù», dice Axel Vohwinkel, mentre inserisce delicatamente la sonda nel terreno – come un pasticciere che infila uno spiedino di legno in una torta. Così identifica gli orizzonti del suolo:
Orizzonte A: la parte più fertile del terreno, scura e ricca di humus, popolata da una grande varietà di organismi viventi. È qui che si svilluppano la maggior parte delle radici e dove lavorano attivamente microrganismi e lombrichi.
Suola di aratura: strato compattato formato dalla pressione esercitata dal vomere e delle ruote del trattore a una profondità di 20-30 cm.
Orizzonte B: contiene meno humus, ma è più ricco di argilla o ferro. Le radici delle piante vi penetrano più in profondità, a condizione che il terreno non sia compattato.
Orizzonte C: roccia madre alterata, friabile, principalmente mineralizzata, poco attiva. Non è ancora un vero e proprio suolo e difficilmente può essere rivitalizzato.
Orizzonte R (roccia madre): roccia compatta e non erosa – che rappresenta il fondamento geologico del suolo.
Vohwinkel usa la sonda del terreno anche per rilevare il consolidamento e la compattazione. «Non tutta la compattazione è dannosa, ma può ostacolare la crescita delle radici». Le informazioni fornite dalla sonda, tuttavia, variano in base alle condizioni climatiche: sono più precise in primavera e in autunno, ma in estate risultano spesso limitate.

Nell’agricoltura rigenerativa, il suolo è un organismo vivente
Per Axel Vohwinkel, il suolo è un organismo vivente: una rete complessa di microrganismi, lombrichi, funghi e radici. Questa vita sotterranea necessita di essere alimentata con materia organica, non con prodotti chimici.
«Per decenni l’agricoltura intensiva, focalizzata sulla massimizzazione della resa, è stata considerata una buona pratica», sostiene Vohwinkel. «Ma il mio obiettivo non è solo aumentare la resa; voglio raggiungere un equilibrio che sia ecologicamente ed economicamente sostenibile nel lungo periodo».
Vohwinkel lavora con vanga e sonda, con l’olfatto, l’istinto e l’esperienza. Indica i piedi, poi le mani e solo dopo la testa: «Dobbiamo comprendere profondamente il suolo, solo così possiamo gestirlo al meglio». Non con un trattore e un aratro, ma con almeno tre dei nostri cinque sensi.
Axel Vohwinkel è convinto che il suolo si legge prima con i piedi, poi con le mani e infine con la testa: «Dobbiamo capire e comprendere appieno il suolo, solo così possiamo sperimentarlo».
L’agricoltura rigenerativa protegge la vita del suolo mantenendo una copertura costante del terreno
Vohwinkel indica il campo vicino. Io vedo un terreno appena arato, liscio e pulito, ma l’esperto del suolo percepisce qualcosa di diverso: «La sottile rete di ife fungine è stata lacerata, i flussi di sostanze sono interrotti e la struttura del suolo è compromessa. Questo comporta un costo in termini di energia e, alla fine, di resa».
Dopo l’aratura, il terreno è stato rullato, ma se la semina viene ritardata, la preziosa acqua del suolo evapora. Senza una copertura adeguata, il terreno è esposto al calore e alle forti piogge e l’erosione distrugge ciò che si era formato negli anni.
L’agricoltura rigenerativa protegge la vita del suolo grazie a una copertura costante, ad esempio con la semina diretta dopo l’aratura. Ma anche questa pratica ha i suoi limiti: senza pesticidi, è praticabile in agricoltura biologica solo in condizioni ideali.
Come fa l’agricoltura rigenerativa a restituire vitalità a un terreno privo di vita?
Questo è un punto centrale dell’agricoltura rigenerativa: «La copertura permanente del suolo protegge la vita sotterranea. Il percorso per raggiungere questo obiettivo non parte dalle macchine, ma dalle piante», afferma Vohwinkel.
L’agricoltura rigenerativa restituisce vita al suolo passo dopo passo, seguendo cinque principi che si costruiscono l’uno sull’altro:
Riciclare il materiale organico: i residui vegetali, il compost e il pacciame – elementi che alimentano la vita microbica – rimangono nel ciclo, contribuendo a nutrire costantemente il suolo.
Consociazione e sottosemina: invece di lasciare il terreno scoperto tra una coltura e l’altra le radici vive forniscono zuccheri ai microrganismi per tutto l’anno mantenendo attiva la vita microbica.
Lavorazioni poco profonde e delicate: nessuna aratura profonda, nessun disturbo alla struttura del suolo. Le reti fungine possono continuare a crescere e le gallerie dei lombrichi rimangono intatte.
Gestione microbica: l’uso mirato di microrganismi efficaci, fermenti e una decomposizione superficiale (ad esempio l’incorporazione di colture intercalari abbinata a microrganismi efficaci EM) stimola la formazione di humus. La biologia del suolo non è lasciata al caso, ma sollecitata in modo specifico.
Diversità invece di monotonia: colture miste, rotazione delle colture e siepi stabilizzano la vita del suolo poiché ogni ambiente microbico ha bisogno di stimoli vegetali diversi.
«Si tratta di riattivare il ciclo biologico, invece di limitarsi a distribuire sostanze nutritive», spiega Vohwinkel. «Un suolo rivitalizzato nutre le piante, si autoregola e permette di risparmiare su fertilizzanti e pesticidi. È il futuro». E questo futuro inizia con una vanga.

Corso: “un’agricoltura con futuro”
Questo articolo si basa sul «Kurs für eine Landwirtschaft mit Zukunft», che si tiene in cinque moduli da marzo a novembre 2025 nella regione di Rafz/ZH. Il corso è organizzato da Sven Studer, esperto di agricoltura rigenerativa presso JuckerFarm.
I principali esperti di agricoltura rigenerativa insegneranno agli agricoltori tedeschi e svizzeri. Non in aula o online, ma in modo pratico, con le mani nella terra, su diversi campi della regione.
Questa serie sull’agricoltura rigenerativa è sostenuta dalla Fondazione Avina.
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