Con la Fiera di San Provino arriva la primavera
- 13 mar
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Aggiornamento: 23 apr
Lo scorso finesettimana il borgo di Agno ha visto svolgersi la sua tradizionale fiera d’inizio marzo, riscuotendo – anche grazie alla meteo favorevole – un enorme successo.

Prima dei bagordi, spazio però all’assemblea della Società agricola luganese, tenutasi nel capannone della Gioventù rurale: con in sottofondo i muggiti e gli strepiti dei bambini (tanto che l’anno prossimo l’assemblea si terrà probabilmente il venerdì sera e non più il sabato mattina), la ventina di soci presenti ha approvato sia i conti consuntivi dell’anno scorso, chiusi con un leggero utile, sia la riconferma dell’attuale comitato direttivo.
Nella sua relazione, il presidente “Bibo” Antonioli ha ricordato sia gli aspetti positivi, come la campagna per la piantumazione di piante da frutto e il buon esito del Progetto d’interconnessione del Luganese, sia quelli negativi, usando il termine “catastrofe” per definire l’attuale situazione della produzione lattiera, viticola e cerealicola a livello non solo cantonale, ma anche svizzero ed europeo. L’unico mercato che sembra per ora salvarsi è quello della carne, dove i prezzi godono ancora di stabilità, anche se la guerra in Medio Oriente e il relativo aumento del prezzo dei carburanti non aiuta. In poche parole, sempre più costi e sempre meno ricavi. Per quanto concerne le malattie è invece stata posta attenzione sulla dermatite nodulare contagiosa, infezione virale che sta colpendo i bovini della Svizzera romanda e della vicina Francia, impedendo in molti casi la loro salita all’alpe, e che si spera non arriverà alle nostre latitudini.
Il segretario agricolo dell’UCT Sem Genini ha confermato i problemi del settore lattiero, ambito sul quale sono intervenuti con toni critici anche alcuni allevatori presenti, ricordando però che si sta lavorando a livello federale per creare un’interprofessione del latte e invitando gli agricoltori a non mollare. La discussione ha poi affrontato tematiche geopolitiche, incentrandosi sul problema dell’import-export, con il presidente Antonioli a far presente, amaramente, come la politica non stia aiutando gli allevatori per quanto concerne la protezione del mercato elvetico.

«Guarda, le mucche giganti!»
Terminata l’assemblea con un meritato aperitivo, spazio alla plurisecolare Fiera di San Provino. Come ogni anno gli animali esposti si trasformano in vere e proprie calamite per bambini, genitori e nonni, con le memorie dei telefonini che si riempiono all’inverosimile di fotografie, tutte o quasi identiche tra loro. Mucche e vitelli, una pecora con l’agnello, una capra col capretto, le capre nane e una ventina di conigli, tutti intenti a sopportare mani e manine infilate nelle transenne o nelle gabbie con della paglia in mano. Chi si trova lì per scrivere un articolo non può quindi fare a meno di ascoltare la vox populi, tra “Ma quella pecora è finta?”, “Guarda, la mucca cucciolo fa la cacca”, l’immancabile “Non toccare gli animali che è pericoloso” e il malinconico “I coniglietti, come quelli del nonno”.
Presso lo stand dell’Unione Contadini Ticinesi incontro Daniela Soldati di Bioggio: giardiniera vivaista, e botanica di campo, è autrice del libro per bambini “Ai piedi del prato” nel quale racconta la storia del suo bisnonno Pietro e del suo lavoro come contadino, citando molti lavori e utensili del passato con il loro termine dialettale – il che, nel 2026, ha reso obbligatorio un glossario finale. Daniela ha sviluppato delle attività didattiche, battezzate “Ai pè dü prò”, che propone alle scuole dell’infanzia ed elementari nelle quali spiega per l’appunto la vita del bisnonno, o direttamente nella sua vecchia casa (dove lei vive tutt’oggi) o in classe. Il tutto è sviluppato attorno ad alcuni temi portanti, quali ad esempio l’apicoltura, la produzione del burro, le castagne, la viticoltura e tutto ciò che riguarda la fienagione, i prati magri o la biodiversità.
Seminare per il futuro
«Per San Provino ho preparato un piccolo percorso sensoriale, pensato come un gioco: i bambini devono infilare le mani in alcune scatole e trovare l’uovo di gallina, riconoscere alcuni profumi – il finocchio, la cera d’api, il fieno – o assaggiare la farina di castagne. Lo preparo per i bambini, ma in realtà parla anche ai genitori e ai nonni. L’intento è di creare un legame tra passato e presente, mostrando l’evoluzione di certi lavori e l’importanza della stagionalità, ma tutto è pensato in ottica futura: è difatti solo piantando un semino oggi che si potrà sperare di vedere dei germogli domani».
Nell’aria si percepisce un certo fil rouge nel voler tramandare e far capire alle nuove generazioni l’importanza dell’agricoltura per la nostra società: oltre allo stand UCT e al netto della giornata di lunedì, dedicata al progetto Scuola in fattoria, lo stand della Scuola di agronomia di Zollikofen offre una “prova di mungitura” di una mucca finta che vede i bambini strapparsi letteralmente di mano le mammelle, mentre l’Associazione l’Orto di Muzzano offre la possibilità di dipingere dei vasetti e trapiantare direttamente nella terra ortaggi ed erbe aromatiche, per la gioia dei più piccoli che non vedevano l’ora di potersi sporcare le mani.
«Ogni sorta di generi e di mercanzie»
«Che ne dici se prendiamo 2 salamini per cena?» dice lui a lei, che gli risponde «Bello ‘sto Ferguson, andiamo a vedere il Fendt!», mentre i loro pargoli si aggrappano alle ruote di un trattore e ribattono «Dopo però andiamo anche alle giostre!». Tutt’attorno, l’odore della griglia pervade tutto l’ambiente e la coda per gli arrosticini si fa sempre più lunga, mentre i fusti vuoti della birra iniziano ad accumularsi: sempre il solito, caotico, bellissimo San Provino. «Si vendono bene robiole, büscion e yogurt», confessa Cinzia Poma dell’omonima azienda di Arosio: «A differenza di San Martino, con la gente che mangia formaggini da tutta l’estate, qui si vede la voglia di tornare a gustarne».
Passeggiando tra le bancarelle ne approfitto per assaggiare il misto mucca-capra dell’alpe Pietrarossa, dove mi confermano che il formaggio stagionato sta andando via quasi come il pane, e per scambiare due chiacchiere al banchetto della Cantina Cavallini di Cabbio. «San Provino è sempre una festa, nel vero senso della parola», mi spiega Grazia Cavallini mentre racconta ad alcuni curiosi le qualità organolettiche del loro nuovo rosato di merlot. Per noi è l’occasione di presentare i vini primaverili, ma si vede che la gente ha voglia di incontrarsi e di uscire di casa dopo l’inverno».
Man mano che ci si sposta verso la piazza principale, tra le persone che si incontrano diminuiscono sempre più scarponi e salopette da lavoro. La gente che scorre tra le bancarelle che offrono, come da regolamento della Fiera del 1880, «ogni sorta di generi e di mercanzie». aumenta col passare delle ore. Pesciolini fritti, miele, salumi, crêpes, pizzoccheri, hamburger, costine. Fumetti, opere in legno, spassosissime magliette dialettali, una pianista che vende i suoi dischi. Il tempo, come sempre in queste occasioni, vola. E il portamonete si apre spesso e volentieri. E poi le giostre («Voglio lo zucchero filato!») e i soliti Ravioli di San Provino, che saranno sì sempre i soliti, ma che son proprio buoni. E allora, buon appetito e… all’anno prossimo!
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