Da Nirvana a Natalina: come si scelgono i nomi in stalla
- 16 gen
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L’inizio dell’anno coincide anche con la scelta dei nomi dei nuovi vitelli. Per molti allevatori, come Vito Bortolotti, uno dei criteri seguiti nella scelta dei nomi è la lettera dell’alfabeto, legata all’anno di nascita.

Tra foto di vitelli inviate dai lettori, immagini che rimbalzano sui social e dati sui nomi più diffusi in Svizzera, viene spontaneo domandarsi se la scelta del nome dei nuovi nati sia solo una questione di gusto personale o segua un sistema prestabilito. Un articolo di inizio gennaio dello Schweizer Bauer descrive il metodo adottato a livello nazionale: quello alfabetico, che assegna ai vitelli un nome in base all’anno di nascita. Se nel 2025 era il turno della “E – e chissà quante mucche con il mio nome, Elisa, pascolano oggi – nel 2026 l’iniziale ufficiale è la “F”. E per dare qualche spunto ai nostri lettori, vale la pena citarne alcuni: Fio, Fanta, Finferli, Flor, Fiammetta.
I dati ufficiali confermano che alcuni nomi tornano con grande regolarità. Dall’introduzione della dichiarazione obbligatoria delle nascite, infatti, ogni vitello, capra e pecora deve infatti essere registrato, contribuendo all’aggiornamento della Banca dati sul traffico degli animali (BDTA). È grazie a queste registrazioni che, sul sito di Swissgenetics, sono disponibili le liste di tutti i nomi finora utilizzati. Da oltre quindici anni Bella è il nome più assegnato alle vitelle in Svizzera, con una sola interruzione nel 2016, quando Nora è riuscita a precederla. Accanto a lei compaiono regolarmente nei primi posti della classifica Fiona, Bianca, Sina e Tina. Digitale sì, ma non impersonale, perché dietro ogni registrazione resta la scelta di un nome, che è spesso legata a una storia da raccontare.
Dal sistema alla pratica quotidiana
Partendo da queste informazioni, è nata la curiosità di capire come avvenga concretamente la scelta del nome in un’azienda agricola. Ho quindi contattato Vito Bortolotti, che insieme alla sorella Ebe, gestisce l’azienda agricola La Festuca. L’azienda alleva Brune Originali che in estate salgono all’Alpe Cava e all’Alpe Carigiolo, «è particolarmente impervio e raggiungibile solo a piedi» mi dice Vito, «e siamo fieri di riuscire a gestirlo».
Con grande entusiasmo, Vito Bortolotti mi racconta che alla Festuca la scelta del nome è tutt’altro che casuale e dice molto più di quanto sembri. Del sistema alfabetico “ufficiale”, e del fatto che il 2026 sia legato alla lettera F, non sapeva nulla: «Abbiamo sempre usato un sistema alfabetico interno all’azienda, che usava già mio papà», spiega. «Mio padre era arrivato alla lettera F. Quando ho ripreso io l’azienda, sono ripartito dalla A e nel 2025 eravamo alla lettera P». Facendo due conti, si intuisce da quanti anni Vito è alla guida dell’azienda e quanto questo sistema faccia ormai parte della sua storia. «Resta un momento riflessivo, ironico e spontaneo, ma tutt’altro che secondario», continua Vito, «perché nel lavoro quotidiano, per il contadino e per tutti gli operai dell’azienda, è fondamentale conoscere ogni mucca per nome, sapere che ruolo ha e dove si colloca nella gerarchia».

Tra alfabeto, linee familiari e circostanze
«Nel mondo bovino - spiega - il metodo più diffuso è partire dall’iniziale del nome della madre. È un sistema pratico, che permette di riconoscere subito le linee familiari ed evitare accoppiamenti all’interno della stessa discendenza». In alcuni casi, come per esempio con la razza Grigia retica, questo metodo è obbligatorio: «Se una mucca si chiama Asia e ha quindici vitelli, trovare quindici nomi che iniziano per A diventa una bella sfida», racconta con ironia. Molti allevatori scelgono comunque di seguire questo criterio anche quando non è imposto. Vito lo racconta con un esempio recente: «una mucca acquistata dalla Festuca si chiama Valzeina, figlia di Valetta, ed è arrivata da un allevamento di Andeer, dove i nomi seguono rigorosamente l’iniziale della madre».
Nel 2025 alla Festuca sono nati sei vitelli, soprattutto verso dicembre: Prima, la prima nascita dell’anno, Poker, Ponente, Pirata, Pubblico e Protesta. I nomi seguono sì l’alfabeto, ma ogni linea genetica segue anche un tema ben preciso. È proprio da quell’ultimo nome che si può iniziare a risalire lungo una delle linee dell’azienda: Protesta è figlio di Malatesta, che a sua volta discende dalla stessa Valzeina citata in precedenza. La prima vitella di Valzeina nasce nell’anno della “J” e viene chiamata Jared Diamond, in omaggio all’autore dei saggi Armi, acciaio e malattie e Collasso, «anche se gli ultimi libri poteva benissimo evitare di scriverli». Negli anni successivi, però, per Valzeina si delinea un filone sempre più marcato, legato a figure storiche e politiche, che evolve progressivamente verso l’anarchismo. Negli anni della L e della M, Valzeina partorisce infatti due vitelle consecutive: Louise Michel e Malatesta. Da Louise Michel nasce poi Olga, senza cognome, «per non privilegiare una sola delle molte figure storiche che portano questo nome».
Vito Bortolotti mi riporta degli esempi che mostrano come, accanto alle regole e ai sistemi, trovino spazio anche passioni personali, politiche o musicali, riferimenti culturali e un pizzico di ironia. Infatti, un’altra discendenza parte dalla mucca Briscola, oggi quattordicenne, se i calcoli sono giusti. Negli anni, i suoi vitelli si sono chiamati Joker, Nove e Mano; lo scorso anno, da quest’ultima, è nata Poker, seguendo un tema piuttosto riconoscibile. Un’altra linea, che mi strappa inevitabilmente un sorriso, è quella della vitella Nirvana, nata nell’anno della “N”. È figlia della mucca Kurt Cobain, a sua volta figlia di Björk, gemella di Goran Bregovic.

In questi casi non si tratta sempre di nomi propri tradizionali, ma in altre realtà capita di rendere omaggio a storie personali, idee o persone celebri, mentre altre volte ci si lascia guidare dalle circostanze. Qualche tempo fa, una lettrice ci aveva inviato una foto di Natalina, un nome quasi inevitabile per una vitella nata sotto Natale. Contattandola, mi racconta che lei, Patrizia Forni, e il marito non seguono un sistema prestabilito per dare i nomi ai propri animali. «Dipende tutto dal click che fai nella testa al momento della nascita. Nel 2017 una vitellina appena nata tutta scattante, ha preso il nome di Lara, in onore di una sciatrice», ci spiega Patrizia. Anche alla Festuca, la prima mucca nata nel 2025 non poteva non chiamarsi Prima, e per quella nata in un giorno in cui c’era molta gente in stalla, Pubblico le sta a pennello.
Che si segua una lettera, una genealogia o semplicemente l’istinto del momento, è certo che anche in un sistema sempre più digitale, la scelta del nome è un momento simbolico che continua a raccontare qualcosa di chi quegli animali li alleva e li accudisce.
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