Da sogno a realtà
- 10 lug 2025
- Tempo di lettura: 7 min
Alberto Stern sembra contemplare la natura quando lo raggiungo alla stalla nella campagna di Lostallo-Sorte. Seduto all’esterno della sua azienda agricola Creusc si gode i timidi raggi di sole di un febbraio piuttosto spento aspettandomi con la moca del caffè sul fornello a gas.

«Qui è molto spartano», mi dice, «ma ho tutto ciò che serve per gustarci un buon caffè». Lo seguo e gli chiedo se posso entrare a dare un’occhiata dentro la stalla. Il cucinino, mi racconta, è opera di sua moglie che tiene sempre tutto in ordine. «C’è l’essenziale», commenta, «ma se tra qualche anno andassi in pensione mi piacerebbe vivere qui con lei. Peccato che non sarà possibile perché non possiamo ristrutturare la stalla per renderla abitabile anche se sarebbe davvero un sogno poterci sistemare qui». Difatti lì dentro, nella stalla di fianco a quella delle pecore, c’è tutto quel che serve per stare a stretto contatto con la natura e rimanere vicino alle bestie con una vista aperta sulla campagna. «Sono in simbiosi con la natura in questo posto e mi sento realizzato quando posso badare al mio gregge». Alberto Stern è un medico veterinario che fa anche l’agricoltore. È sposato con Elena e hanno due figli grandi. La coppia di medici veterinari, che si è conosciuta durante gli studi, lavora part-time e per il resto del tempo è impiegata nell’agricoltura. Per Alberto è un traguardo quello che è riuscito a raggiungere: trovare i terreni agricoli, costruire la sua casa in Mesolcina e lavorare al sessanta per cento come veterinario per i grandi animali e per il resto del tempo occuparsi di agricoltura. Quando si trova con il suo gregge composto essenzialmente di pecore, alcune capre, i suoi cani da protezione e i Border Collie, si sente appagato e in completa armonia con sé stesso e la natura che lo circonda. «È affascinante come la natura segua il suo ciclo di continuo e lo ripeta partendo ogni volta daccapo. Ma non è mai uguale, ogni anno è caratterizzato da eventi diversi, ed io osservo ciò che accade, affascinato da ciò che avviene, anno dopo anno e non mi annoio mai».

La filosofia della zia Fede
«Sono nato come agricoltore, perché già da piccolo ho avuto la fortuna di avere una famiglia che mi ha dato la possibilità di tenere animali». E poi c’era la zia Fede, in realtà la zia di mia mamma, una gran donna, che possedeva terreni che a suo tempo lavorava mio nonno e da quando io ho avuto la passione per gli animali ce li metteva a disposizione, mi chiamava spesso per darle una mano: «Vegn chi nan», mi esortava in dialetto, «che le mie povere gambe non mi reggono più». In questo modo mi chiedeva di aiutarla nei lavori che non riusciva più a svolgere da sola data la sua età. Per Alberto non era un peso il lavoro in agricoltura ma un piacere e un modo per sentirsi legato alla famiglia e alle bestie. «La zia Fede per me», racconta, «era un grande esempio di ottimismo e buonumore. Se una giornata era andata storta non si abbatteva. E c’erano proprio delle giornate in cui tutto sembrava andare male, ma lei non demordeva, sollevava lo sguardo, mi guardava con quei suoi occhi vispi e mi diceva che in tutto quello che era successo quel giorno di sicuro era capitato anche qualcosa di bello. Devi solo cercarlo. Ed allora io analizzavo nella mia testa tutto ciò che ricordavo e mi rendevo conto che anche nella peggiore delle giornate capitava sempre qualcosa di bello. Ancora oggi sorrido pensando alla filosofia della zia Fede e cerco di applicarla alla mia vita».


Tutto è cambiato dopo l’incidente
Ma non è andato tutto come si può pensare. L’evento che ha cambiato la vita di Alberto è stato l’incidente col trattore. «Era il 2013 e lavoravo come veterinario in una clinica della Valle all’80%. Sin da quando ero arrivato a Lostallo con mia moglie, nel 2000, ho sempre avuto alcune pecore e due cavalli. Nel 2003 ho costituito insieme a lei l’azienda agricola vera e propria che è sempre cresciuta nel tempo». Sentiva una grande energia in quegli anni e gli pareva tutto possibile. Ma un giorno, dopo il lavoro, qualcosa con il suo vecchio trattore è andato storto. «È stato un attimo, non ho pensato a quello che stavo facendo e ho messo in moto il mio trattore da terra senza accorgermi che avevo lasciato inserita la marcia. Il mezzo è partito e mi ha schiacciato una gamba». Quello che è certo è che da quell’evento Alberto ha voluto rivalutare tutta la sua vita. «Ho aperto gli occhi e ho deciso di impegnarmi per ciò a cui tenevo di più. Ho così ridotto il tempo di lavoro in clinica, subito d’accordo con il mio datore di lavoro che me ne ha dato la possibilità e mi sono ritagliato il tempo necessario per lavorare in agricoltura, nella mia azienda». Oggi Alberto è pago della sua scelta anche se è dovuto intervenire il fato per fargli rivalutare tutto.
La voglia di allevare i cani e istruirli per il gregge
«Così, insieme alla mia nuova vita e alle due attività che svolgevo contemporaneamente, ho continuato a portare avanti la mia passione per l’allevamento e l’addestramento di cani che avevo già iniziato negli anni Novanta». Dapprima, partendo con i cani da conduzione, i Border Collie, arrivati per la prima volta nel 1996 in azienda e poi con i cani da protezione, con i cani da Montagna dei Pirenei che ha iniziato ad impiegare nel 2001 e ad allevare nel 2003 e con i Pastori dell’Anatolia. «I Border Collie li allevo e istruisco da lavoro e partecipo anche a concorsi nazionali e internazionali di Sheepdog Trials (gare in cui vengono simulate situazioni standard di lavoro) da ormai più di vent’anni, anni in cui ho potuto raccogliere diverse gratificazioni e salire anche diverse volte sul podio». Ora tocca a Butch, è lui il Border Collie che Alberto fa scendere per primo dal suo pick-up posteggiato dietro la sua stalla. Vedo che prende in mano un bastone di legno ricurvo e un fischietto e mi dice: «Se sei pronta faccio uscire le pecore, con i cani da protezione e ti mostro come lavora Butch con il gregge». Annuisco e apre il cancello di ferro. Butch parte già in posizione a terra al comando di Alberto che mi mostra il fischietto con il quale comunica con il cane. I suoni sono distinti, se vuole che Butch stia fermo il fischio è diverso da quando gli chiede di condurre il gregge a passo d’uomo. Ci sono comandi vocali e fischi, e Butch non sbaglia una mossa. Se Alberto desidera che il gregge giri a destra glielo ordina e se desidera che giri a sinistra gli dà un altro segnale. «Sono i comandi principali che Butch ha già imparato quando era ancora un cucciolone e che l’esercizio continuo gli hanno permesso di rafforzare». Ora Butch ha tre anni ed è un cane maturo e affidabile per la conduzione del gregge. «Ehi Butch, lascia stare la capra!», sento Alberto che gli urla. «Vedi, nel gregge delle nostre pecore ci sono anche alcune capre ed una è piuttosto tenace e particolare perché è stata cresciuta da mia figlia con il biberon. Adesso, per esempio, protegge il suo capretto e non vuole obbedire a Butch». La vedo ferma lontana dal gregge di pecore che sfida il cane a testa bassa. Sorrido e penso: «Questo è proprio il vero istinto materno». Butch le lascia fare ciò che vuole e lei torna vicino alla stalla mentre tutte le pecore eseguono gli ordini di Alberto condotte da Butch.


Una scelta di vita che riguarda tutta la famiglia
Passa una gatta tricolore filiforme mentre ci sediamo di nuovo al tavolo dove Alberto mi racconta della sua famiglia. «Avere un’attività come la nostra comporta il coinvolgimento da parte di tutti. Mia moglie, anche lei veterinaria, inizialmente lavorava da casa quando i bambini erano piccoli, ora invece ha optato per un’altra scelta e per il cinquanta per cento lavora in una casa per anziani. Sì, lo so, può sembrare strano, ma lei ha deciso così, desidera sentirsi utile anche con le persone e non solo con gli animali». Per il resto del tempo dà una mano in azienda. Anche i figli quando sono a casa si occupano dei loro animali, ognuno di loro ha un cane, e collaborano anche nell’azienda di famiglia. «Avere un’azienda di ovini come la nostra e coltivare la passione per l’allevamento di cani comporta un investimento di tempo che ti occupa tutto il giorno e a volte, anche la notte. Non è raro infatti che io passi a controllare di sera le mie pecore per vedere se va tutto bene. Può capitare infatti che un agnellino decida di venire al mondo proprio all’imbrunire. È importante essere presenti in caso di bisogno. Ricordo ancora nel periodo del Lockdown quando una capra delle nostre aveva dato alla luce due capretti e uno non cresceva bene perché la madre aveva avuto un problema a una mammella. Mia figlia Giulia se l’è presa subito a cuore, era una capretta, e ha deciso di allevarla a casa con il latte artificiale. Lavorare con gli animali è una scelta di vita che può addirittura salvarti in determinate situazioni come quella dell’isolamento forzato. Per questo mi reputo felice perché posso vivere a stretto contatto con la natura, quasi in simbiosi con lei, seguendo i suoi cicli stagionali».
L’azienda agricola Creusc della famiglia Stern vende anche i suoi prodotti nel frigo davanti casa a Sorte. Per ulteriori informazioni sull’azienda: www.creuscfarm.ch e sui cani da conduzione: www.ssds.ch.
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