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Forme e colori a San Martin di Tratùr Vécc

  • 25 lug 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Durante il fine settimana scorso si è tenuto il 19° San Martin di Tratùr Vécc organizzato dalla AVMA. Tre giorni di raduno di trattori d’epoca a Mendrisio per gli appassionati di meccanica ma anche per tutti gli altri.


Luigi Meier mentre sega i tronchi nella sua segheria mobile Taglia-spacca del 1941.
Luigi Meier mentre sega i tronchi nella sua segheria mobile Taglia-spacca del 1941.

Era buio alle 2.30 del mattino quando Patrick Scherrer è partito da San Gallo con il suo Hürlimann D120 del ‘66, color verde militare con le cromature ben lucide. Verso le 8.30 era sul passo del Gottardo e «faceva un po’ freddo», ci ha raccontato il 29enne sangallese subito dopo aver concluso una delle sue dimostrazioni di domenica mattina nell’utilizzo del frantoio: lo «Steinbrecher», come lo chiama lui. «Ce ne sono di matti», ha aggiunto l’agricoltore Stefano Antonioli di Ludiano, conosciuto dai lettori dell’Agricoltore Ticinese perché cura la rubrica “Sicurezza in agricoltura” per conto dello SPIA, «e lungo la sua traversata della Svizzera, il frantoio ce l’aveva attaccato dietro». «Un viaggio di 9 ore a una velocità media di 30 km/h», ci ha spiegato Scherrer mentre si chiacchierava. Stefano Antonioli, invece, il suo International 474 del ‘72 color rosso fuoco l’ha guidato fino a qui da Melano. Ma qual è la miglior marca Svizzera? Hürlimann o Bührer? «È come domandare se si preferisce Inter o Milan», ha risposto Antonioli, aggiungendo che «c’erano diverse belle marche svizzere, come Vevey o Bucher. Ma io comunque preferisco la Bührer». «Nah», non era d’accordo lo spacca pietra Patrick Scherrer, «noi a San Gallo siamo cresciuti vicino alla fabbrica della Hürlimann. E per noi esiste solo quella».

 

Alcuni splendenti, altri con il fascino dell’usura

Stefano Antonioli con il suo International ci lavora anche. Ma all’apparenza non lo si sarebbe detto. Era tirato a lucido come altri Old timer presenti al raduno, la cui attitudine è soprattutto quella di essere presenti alle esposizioni. «Alcuni Hürlimann sembrano delle Rolls Royce», si è sentito dire. Oppure, per usare le parole dell’agro-influencer Alessandro Francini, in arte Ciao Brütt: «Ce ne sono di tirati così a lucido che sembrano appena usciti dalla fabbrica». Altri trattori invece si vedeva che erano stati usati fino al giorno prima, come appunto quello di Alessandro: «un JD novequaranta», come lui chiama il suo John Deere 940 del ‘84 con la tipica vernice verde scura, ma un po’ consumata, e con la marmitta verticale aggiustata con un tubo di una caldaia a legna. Come tutti, anche Francini era orgoglioso del proprio trattore. E vedere lui, o gli altri proprietari di trattore, spostarsi rombando nel sedime di San Martino faceva proprio venire una certa invidia: seduti in alto, sopra le grosse ruote dentate, muovendosi a una velocità che permette ancora di approcciarsi con il mondo circostante… Una sensazione completamente distinta da quella che si vive all’interno dell’abitacolo di un’automobile moderna: dove suoni e distanze sono sconnessi. Poi magari, scendendo dal trattore, continuare a tremolare anche dopo aver raggiunto la terra ferma.


Hürlimann D 150 S del 1968 di Mauro Fieni.
Hürlimann D 150 S del 1968 di Mauro Fieni.

 Oltre il materialismo della meccanica

Di fianco alla chiesetta di San Martino, a trasportarci nell’era industriale del secolo scorso non erano soltanto gli scoppi dei motori o le scritte “diesel” sfacciatamente in rilievo sul telaio di molti trattori. Ma erano anche i colori: il rosso ruggine della mietitrebbia, il verde militare dei Bührer, l’arancione quasi rosso o il verde quasi blu degli Hürlimann, il rosso sangue degli International, il blu elettrico della Ford, l’arancione mandarino della Fiat. A parlare della propria epoca erano anche i vari design, robusti e funzionali, dei trattori. I loghi delle aziende produttrici sui cofani, composti da spighe di grano e ruote d’ingranaggio. Le scritte cromate in corsivo o i caratteri in maiuscolo ben nitidi. Sul prato di San Martino si respirava una grande passione per la meccanica assieme all’odore di olio e grasso. I protagonisti erano i trattori e nel corso delle due giornate di esposizione si alternavano le dimostrazioni delle macchine in funzione: il tritapietre di Patrick Scherrer o la segheria mobile di Luigi Meier. Quest’ultima, il Taglia-spacca modello Rees, è stata prodotta nel 1941 assieme soltanto a un altro esemplare. Ed era piuttosto spettacolare. Il colore era verde militare e aveva una grossa ruota verniciata a spirale rosso ruggine e nero. Sembrava un macchinario uscito da un film western fantascientifico e mentre la ruota dell’ingranaggio girava ipnotizzando lo sguardo dei curiosi, Luigi Meier segava i tronchetti su un lato del veicolo. Dall’altro invece c’era una sorta di martello automatizzato che spaccava i tronchetti in ciocchi come fosse un’ascia. Poi, a ciclo continuo e a gratis, un simil-trenino per bambini ricordava vagamente il brucomela dei Luna park. Ma in realtà era un Bucher color rosso Svizzera che trainava una serie di bidoni di metallo colorati e trasformati in carrettini: uno giallo, uno verde, uno rosa, uno blu.


Luca Scheggia alla guida del Trattor-trenino.
Luca Scheggia alla guida del Trattor-trenino.

 

Un’edizione straordinaria

Appassionati da tutto il Ticino, dal nord Italia e da oltre Gottardo e ben 165 trattori presenti al raduno: il presidente dell’Associazione Amici delle Vecchie Macchine Agricole, Gabriele Bosisio, era «molto soddisfatto della riuscita della manifestazione», ci ha comunicato parlando a nome del gruppo. «C’era addirittura più gente dell’anno scorso in cui se ne era presentata già tanta». «L’evento unisce sì gli appassionati di meccanica», ci ha spiegato il presidente, ma si tratta «soprattutto di un gruppo che ha voglia di stare in compagnia. E poi sì, in molti il trattore ce l’hanno». Va da sé che ai trattori si aggancia la passione nella stessa maniera in cui gli attrezzi si attaccano al gancio da traino. Ora l’orizzonte è al prossimo anno quando si organizzerà prima, e si festeggerà poi, la ventesima edizione. 



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