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Giornata del viticoltore, tra Popillia japonica e vino… senz’alcool

  • 14 nov 2025
  • Tempo di lettura: 5 min

Ottima affluenza per la decima edizione della Giornata del viticoltore, tenutasi venerdì 7 novembre a Rivera, con un pubblico attento, curioso e preoccupato.


Un vigneto del Mendrisiotto defogliato a causa di un attacco di Popillia japonica (foto Attilio Rizzoli, Agroscope).
Un vigneto del Mendrisiotto defogliato a causa di un attacco di Popillia japonica (foto Attilio Rizzoli, Agroscope).

Ad aprire le danze è stato Davide Cadenazzi, presidente cantonale di Federviti, ricordando le difficoltà riscontrate nel portare a casa una vendemmia sana e soprattutto asciutta, auspicando che il risultato in cantina dia però piena soddisfazione. Da parte sua, il neo direttore dell’Interprofessione della vite e del vino ticinese Ivan Trezzini ha invece elogiato il fatto di poter incontrare così tante persone che condividono la stessa passione, creando una comunità che lavora, vuole crescere e si rinnova ogni giorno.

               

Riccardo Battelli, responsabile per la viticoltura presso il Servizio fitosanitario della Sezione dell’agricoltura, ha evidenziato come per la peronospora (e pure il black rot) sia sempre più importante anticipare i trattamenti fitosanitari rispetto a quanto si era tradizionalmente abituati, iniziando – se necessario e avvalendosi dei modelli previsionali Agrometeo – già alla metà di aprile. È poi stata ricordata l’antracnosi, oggi in aumento a causa della maggior coltivazione di varietà ibride e alla tendenza a ridurre l’uso di prodotti fitosanitari di sintesi e il numero di trattamenti. Se in futuro sarà inoltre importante non arrestare la lotta contro la Flavescenza dorata, a turbare il sonno di molti è quella Popillia japonica che nel 2025 ha causato i primi danni quantitativi e qualitativi sulla produzione, con un’esplosione delle popolazioni e ben due picchi di crescita. La maggior parte dei vigneti infestati sono nel Mendrisiotto e in parte nel Luganese, ma la sua espansione verso nord è ormai una realtà.

 

Sul tema è poi intervenuto Attilio Rizzoli, ricercatore presso Agroscope, presentando i risultati delle prove eseguite nel Mendrisiotto, fra cui la dinamica di colonizzazione del vigneto da parte del coleottero e i danni causati alla parete fogliare. Sono stati inoltre mostrati i rilievi sulle larve presenti nel terreno, confermando che le stesse possono essere presenti anche all’interno del vigneto. Il lavoro potrà supportare un’eventuale ridefinizione delle soglie di intervento. Rizzoli ha poi presentato gli altri moduli di lavoro del progetto di ricerca “PUPILLA”, recentemente finanziato dall’Ufficio federale dell’agricoltura, volto a comprendere l’ecologia della Popillia japonica, sviluppare nuove tecniche di detezione per supportare la sorveglianza del territorio e testare strategie integrative per il controllo dell’insetto a partire dalla viticoltura, per poi trasferire le conoscenze ad altri sistemi di produzione che potrebbero essere impattati. Infine, Rizzoli ha invitato i presenti a partecipare al sondaggio del progetto di ricerca FLAVID 3 (flavid.ch/federviti), occasione importante per raccogliere con rigore scientifico le preoccupazioni dei viticoltori e categorizzare le sfide a cui deve far fronte la viticoltura svizzera.

 

Nel grafico l’andamento delle catture totali settimanali di Popillia japonica nelle 5 trappole storiche nel Mendrisiotto, nel periodo 2023-2025. Per il 2025, le catture totali settimanali (in blu) sono state influenzate dalle variazioni di temperatura (in rosso).  (Servizio fitosanitario cantonale).
Nel grafico l’andamento delle catture totali settimanali di Popillia japonica nelle 5 trappole storiche nel Mendrisiotto, nel periodo 2023-2025. Per il 2025, le catture totali settimanali (in blu) sono state influenzate dalle variazioni di temperatura (in rosso).  (Servizio fitosanitario cantonale).

Il team del progetto ViSo (Viticoltura Sostenibile) ha poi presentato i risultati del secondo anno di sperimentazioni su tre strategie fitosanitarie alternative alle pratiche aziendali più correnti: partendo da un approccio convenzionale, la più promettente si è dimostrata la biologica dopo fioritura rispetto a una strategia biologica integrale. Risultati positivi sono pure prodotti da una strategia mista con l’uso di prodotti ammessi in viticoltura biologica e l’ausilio di fosfonati. L’auspicio è quello di poter aumentare le parcelle di prova, completando l’analisi dal punto di vista gestionale ed economico. Il progetto ViSo sta inoltre rafforzando la rete di stazioni meteo e continuando a sperimentare i trattamenti con l’ausilio del drone. Si è inoltre parlato di un robot viticolo multifunzionale che verrà possibilmente presentato l’anno prossimo anche a Sud delle Alpi: tecnologia in pieno sviluppo, ma il cui uso in Ticino potrebbe risultare limitato ai vigneti più regolari e adattabili a livello di capezzagne tra eventuali terrazzi. Il team ViSo ha infine ricordato la possibilità di aderire al progetto da parte di ulteriori aziende interessate e la prevista collaborazione con Federviti per l’organizzazione di una giornata di sensibilizzazione e formazione pensata per i viticoltori attivi a titolo accessorio.

 

Dopo una meritata pausa “caffè e cornetto”, Pierre-Henri Dubuis, ricercatore presso Agroscope, è intervenuto parlando di resistenze ai fungicidi. Se a rivestire un ruolo fondamentale è la prevenzione tramite profilassi e la qualità dei trattamenti effettuati, particolarmente importanti sono anche l’applicazione dei dosaggi corretti, usando il metodo di calcolo con il volume fogliare, e l’adozione di una strategia che limiti il numero di trattamenti, migliorandone al contempo l’efficacia. È altresì importante rispettare il

numero massimo di trattamenti consentiti e le miscele obbligatorie, alternare i gruppi chimici e usare sostanze con meccanismo d’azione multisito come trattamento curativo.

 

Una delle presentazioni che suscitava maggiore curiosità era quella di Benoît Bach, professore di enologia a Changins, sui vini dealcolati e a bassa gradazione alcolica, mercato tutt’ora in evoluzione e che sembra rappresentare una possibile risposta dello stesso mercato al calo del consumo di vino. Il “paradosso francese”, in base al quale un consumo moderato di vino sarebbe favorevole alla salute, sta venendo sempre più smentito, con gli effetti negativi dell’alcool messi sempre più in risalto e il conseguente successo dei prodotti “NO/LOW alcool”. Se i prodotti dealcolati diventano bevande aromatizzate (prodotti più “fragili” e che si rifanno ad altre ordinanze), quelli a gradazione ridotta sono ancora vino a tutti gli effetti: Bach ha presentato i primi risultati di test sulla dealcolizzazione parziale di alcuni vini troppo alcolici, figli di quel riscaldamento globale che porta a una sempre maggior concentrazione di zuccheri nelle uve, con buoni risultati per alcuni vini bianchi, ma pessimi per i rossi.


Rimanendo a Changins, il neo direttore Marc Schmid ha poi presentato l’attività della scuola, ricordando l’importanza della formazione e del restare aggiornati in settori in costante evoluzione come la viticoltura e l’enologia. Schmid ha ricordato le differenti formazioni proposte, con la novità di una 2 giorni “full immersion” per ristoratori vodesi che necessitano di sapere di più dei vini che propongono, offerta che potrebbe essere esportata in altri cantoni. Tra le problematiche che anche la scuola dovrà affrontare vi è il calo del consumo di vino, ma particolare attenzione andrà posta all’invogliare i giovani a scegliere la via della vigna e della cantina.

 

Graziano Carrara mesce il vino durante il momento conviviale a fine mattinata.
Graziano Carrara mesce il vino durante il momento conviviale a fine mattinata.

A chiudere la sequela di interventi è stato Gioele Pinana, collaboratore dell’Ufficio della caccia e della pesca, parlando della convivenza difficoltosa tra viticoltura e selvaggina. Il focus è stato messo sull’importanza delle recinzioni, ad oggi il sistema più efficace per difendere il proprio raccolto, e della segnalazione immediata dell’eventuale danno, in modo da facilitarne la quantificazione e l’eventuale risarcimento – il quale, così come il rilascio di un permesso di abbattimento di capi viziosi, passa dalla presenza di adeguate misure di protezione. Dopo aver passato in rassegna gli aspetti normativi che regolano tali aspetti, è stato ricordato l’iter normativo per la richiesta del sussidio cantonale per le recinzioni, in merito alla quale sono state create delle “Linee guida per la costruzione di recinzioni per prevenire i danni causati dalla fauna selvatica” consultabili sul sito dell’Ufficio caccia e pesca.

 

Durante l’aperitivo che ha chiuso la giornata, ad attirare l’attenzione di tutti è stato un rosato vodese dealcolato – come ricordato dall’indicazione “<0,5 % vol.” in etichetta e dalla… data di scadenza – che però, a giudicare dagli autorevoli pareri raccolti («Non è paragonabile al vino», «Sembra acqua aromatizzata… al vino vecchio», oppure «Piatto, con un’acidità finale disturbante»), è stato unanimemente stroncato senza alcuna pietà. Affaire à suivre

 

In conclusione, bicchiere di vino “vero” alla mano, spazio alle parole di Graziano Carrara, Vicepresidente della Federviti cantonale e presidente della sezione Locarnese, in procinto di lasciare, dopo tanti anni di inesauribile impegno, gli incarichi federativi. «La giornata è perfettamente riuscita, con una sala concentrata e attenta. Questa, per la viticoltura ticinese, è la giornata più importante dell’anno: siamo qui non per vantarci dei nostri prodotti, ma per parlare dei molti problemi che dobbiamo affrontare quotidianamente, cercando di anticiparli e risolverli.»

 

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