Il lupo, un solo pastore e 450 pecore
- 22 giu
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Tra il ritorno del lupo, la solitudine dell’alpeggio e il lavoro dei volontari, la stagione di Donald Kroczynski con 450 pecore si gioca senza margini d’errore.

«450 loro e Donald Kroczynski da solo», scherza il pastore di Semione, classe ’83. Tra le creste della Val d’Iragna, dove da settimane si segnala la presenza di almeno un lupo, si prepara a una delle estati più impegnative della sua vita. Non nasconde la preoccupazione, ma nemmeno il pragmatismo di chi la montagna la vive ogni giorno: «Non sarà facile. Ma questa sfida la accetto. Il lupo fa parte del nostro territorio e dobbiamo conviverci. Ovviamente, noi ci difenderemo al meglio». Per il titolare dell’azienda agricola «Spena Böscri», l’obiettivo è chiaro: costruire una squadra solida attorno al progetto di Caritas Impegno Alpestre.
Un aiuto tra i pascoli
Ad oggi gli iscritti al progetto solidale sono sette volontari provenienti dalla Svizzera francese, attesi tra fine giugno e agosto. «Una partecipante si è già ritirata, spaventata dalla durezza della vita in alpeggio», spiega senza però scoraggiarsi: l’invito a vivere un’esperienza d’alta quota al suo fianco resta aperto.
Del resto, nelle realtà agricole ticinesi aderenti al progetto il contributo dei volontari è tutt’altro che marginale. Secondo la direttrice Jessica Pillet, le cinque aziende coinvolte sono piccole strutture a conduzione individuale, dove la presenza di persone disposte a dare una mano è fondamentale per compensare la mancanza di manodopera e far fronte agli imprevisti della stagione, come malattie, infortuni o maltempo.

Indispensabili contro il lupo
Nel caso di Donald, i volontari saranno particolarmente utili la sera, quando il gregge va ricomposto dopo il pascolo. «Si formano piccoli gruppi che si staccano da quello principale. Io le chiamo le “bastian contrarie”: sono quelle che per tutta la stagione mi fanno tribolare, perché fanno sempre esattamente il contrario di quello che vorrei», dice sorridendo. «Mentre io recupero gli animali dispersi, i volontari tengono unito il resto del gregge. Senza di loro il rischio di attacchi aumenta». Per proteggere il bestiame, il pastore prevede anche recinti doppi: «Così il lupo incontrerà ulteriori ostacoli». Resta però scoperta la fase dello scarico autunnale di metà settembre allo Stabbio di Cima, che non prevede il supporto dei volontari.

Uno Stabbio abbandonato da trent’anni
I primi pascoli saranno all’Alpe Rotondo e al Ninagn già tra una settimana, in Val d’Iragna. Gli spostamenti sono continui e le condizioni essenziali: quattro ore di cammino per i rifornimenti, assenza di corrente elettrica e acqua disponibile soltanto alle fontane.
La stagione prevede poi il trasferimento a Gherèresc, e successivamente nell’alta Val d’Ambra, per la riapertura dello storico Stabbio di Cima all’Alpe Rierna, a 2’200 metri di quota. Un alpeggio selvaggio, abbandonato dagli anni Novanta per ragioni logistiche ed economiche, che Donald riporterà in attività con il compito di liberare i terreni dalla vegetazione invasiva. «La Val d’Ambra è poco soleggiata, ma offre un’erba più umida e nutriente. È eccezionale rispetto a Ninagn e Rotondo, dove il foraggio è più secco. Per questo l’ho scelta, nonostante le difficoltà».
Cani, greggi e sentieri impervi
In un alpeggio così isolato e difficile da raggiungere, anche la gestione dei cani richiederà un’attenzione costante: cinque da protezione – tra cui Aiko e Grigio – e due da conduzione, Moro e Luna, che si alterneranno nei compiti. «Per un gregge di 450 pecore sono molti. Ma se un cane si ferisce, deve esserci subito un’alternativa», spiega.
I passaggi tra i diversi pascoli della Val d’Iragna, dell’alta Val d’Ambra e della valle di Brì rappresentano una delle fasi più delicate della stagione. «Durante le transumanze non utilizzo i cani, perché i passaggi sono troppo ripidi e impervi: è meglio condurre le pecore in fila indiana. Li faccio intervenire soltanto dopo le fasi critiche, una volta arrivati nei nuovi pascoli». Ma l’attenzione resta alta anche durante la permanenza in alpeggio. Nei pascoli ripidi e rocciosi, i cani consumano molta energia per mantenere compatto il gregge. «Bisogna fare attenzione ai polpastrelli: se corrono troppo si consumano e gli animali possono restare fermi per giorni. E questo va assolutamente evitato».

La cicatrice e il riscatto
D’altronde, in montagna Donald sa bene quanto sia sottile il confine tra normalità e incidente. Una consapevolezza che arriva da molto lontano, ben prima del lupo e dell’alpeggio.
La sua storia affonda le radici fuori dai pascoli. Nasce in una famiglia legata alla terra: il nonno, fuggito dalla Polonia durante la Seconda guerra mondiale, si stabilì in Valle di Blenio sposando una Gianora, appartenente a una storica famiglia contadina della regione. Eppure il richiamo della campagna, per Donald, arriverà soltanto più tardi.
Da giovane lavora come carpentiere. L’11 giugno 2007, però, la sua vita cambia improvvisamente: in un cantiere una sega circolare gli porta via quattro dita della mano sinistra. Prova a continuare il mestiere, ma lavorare il legno diventa ormai troppo difficile.
Nel 2015 tenta di reinventarsi come magazziniere a Ludiano, ma anche quell’esperienza si rivela complicata. «Sono una persona che ha bisogno di lavorare con le mani, ma non ne ero più in grado. Ho dovuto cambiare professione».
Nel 2021 intraprende un percorso terapeutico all’Azienda Agricola Scarp. È la svolta. Quando il pastore titolare si ammala, Donald sale all’Alpe di Prüsfà, in Val Camadra, per sostituirlo. È lì che scopre una dimensione che non immaginava. «In montagna i miei problemi fisici sono passati in secondo piano. Lavorare con gli animali sollecita meno la mano, ma soprattutto la quiete della montagna e la distanza dal resto mi hanno restituito fiducia e tranquillità».

«Spena Böscri» e la famiglia
Innamoratosi del mestiere, nel 2022 fonda a Semione la piccola azienda agricola «Spena Böscri» – in dialetto “spine e rovi”, la vegetazione che invade i terreni – partendo da poche pecore e dalla pulizia del territorio, aiutato anche dal pastore in pensione Stefano Prest.
La nuova vita comporta però sacrifici. Insieme alla moglie Vincenza, Donald ha due figli: Jonathan, nato nel 2019, e Céline, arrivata due anni dopo. «D’estate sono sola a crescere i bambini, tutto è sulle mie spalle», racconta Vincenza.
Anche per Donald la distanza è una prova difficile: «Jonathan sente continuamente la mia mancanza, e io la sua».
Lo scorso anno, di comune accordo, il bambino ha trascorso tre settimane all’Alpe Ninagn, raggiungendolo tra i pascoli di Gherèresc. Un’esperienza che lo ha avvicinato ai ritmi essenziali della montagna.
Oggi anche Céline sogna di seguire le sue orme: «Vogliamo diventare pastori da grandi», dicono i bambini all’unisono. Per Donald è la soddisfazione più grande: «Poter stare tutti insieme in alta montagna sarebbe il progetto di vita più bello: una vera famiglia all’alpe».

Il sogno transumante
La vita in alpeggio resta però impegnativa e il progetto di una famiglia stabilmente in quota, per ora, rimane nel cassetto.
Donald sperimenta spesso la solitudine delle grandi distanze. È qui che il supporto di Caritas torna centrale: «Dopo mesi da solo con gli animali, quando arrivano i volontari l’isolamento si trasforma in incontro. Arrivano studenti e persone con vissuti diversi. Alla fine si crea uno scambio reciproco: si cucina insieme, si lavora sodo e la sera si gioca a carte». Attorno al tavolo, però, il clima disteso dura poco: il tema più caldo resta il lupo. È allora che lo sguardo di Donald si spinge oltre le Alpi, fino alla Mongolia: «Là convivono con il lupo da sempre. Mi piacerebbe andarci un giorno per imparare le loro tecniche di difesa. Diventare un pastore transumante è il mio sogno». Un progetto che resta sospeso. All’Alpe Ninagn, quando il sole tramonta e il gregge rientra nei recinti, basta un singolo belato nel buio per riportare tutti alla massima attenzione. «Spero non succeda nulla. Ma dovremo essere pronti a tutto».
Chi fosse interessato a prendere parte al programma Caritas impegno alpestre, come famiglia contadina o come volontario, può trovare tutte le informazioni al sito: www.bergeinsatz.ch.

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