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Il nuovo capitolo di Thomas

  • 6 feb
  • Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 23 apr

L’annuncio recitava “Svendita materiale agricolo, sabato 24 gennaio alle 10, in via Kurhaus 17 a Cademario. Oggetti vari e attrezzatura di piccole dimensioni”. In realtà, l’incontro con Thomas Landis – pastore transumante, contadino e… ciclista – è uno di quelli che rimangono impressi a lungo.


 La batteria che dà corrente al recinto elettrico è ancora attaccata. Il suono ritmico della scossa risuona nella stalla, dove di pecore non ce n’è più nemmeno l’ombra.


 «Quanto vuoi per questi due rastrelli di ferro?» «Eh, questi sono cari...», dice lui sorridendo. «5 franchi l’uno, dai». Dieci paletti di plastica per i recinti, 50 centesimi l’uno. Un misuratore per la corrente, 20 franchi. In quella che era una delle stalle, sono in molti a lanciare occhiate a destra e sinistra, cercando di capire se c’è qualcosa che gli possa servire. Un tavolo ospita una lunga serie di piccoli oggetti, da un tosatore manuale a un attrezzo per castrare gli agnelli. In un angolo, un ammasso di fili per recinti elettrici e dei secchi ricolmi di isolatori arrugginiti.

L’andirivieni è continuo, molti dei presenti si conoscono tra di loro. Ci sono Roberto dell’Alpe Agra, alcuni amici di Cademario. Un allevatore di Novaggio fa passare i “ciochett”, soffermandosi su una piccola con degli alberi e la scritta “Melchtal” in rilievo. Un altro riempie il baule della macchina di paletti e flexinet, pronto a rifarsi almeno un’ora e mezza di auto per tornare a Menzonio. Tanti capelli sono ormai bianchi, ma le eccezioni non mancano.

Un furgone targato OW, con rimorchio al seguito, fa manovra per agevolare il carico di un gran numero di transenne: è un giovane agricoltore di Engelberg, venuto a conoscenza della svendita su internet. Thomas parla con tutti, molti sono venuti anche solo per salutarlo e fargli gli auguri. Lui risponde alle domande sui prezzi o a chi chiede informazioni. Alcuni sembrano percepire i suoi sentimenti e si sentono quasi in colpa nel chiedere.


Molte mani si susseguono nel far passare gli oggetti in vendita.
Molte mani si susseguono nel far passare gli oggetti in vendita.

Pezzi di cuore che se ne vanno

Thomas oggi ha 65 anni. Da Zurigo è venuto in Ticino quando ne aveva 26 («Sono un vero züchin!» dice lui), stabilendosi a Cademario, a pochi metri dal Kurhaus. Al piano di sotto la stalla, a quello di sopra la casa. Una vita impegnativa, di quelle da non stare mai fermi: pecore da sempre, per alcuni anni anche capre, e per un breve periodo anche la produzione di formaggio. Un’avventura che un quarto di secolo fa i registi Eric Langjahr e Silvia Haselbeck avevano descritto nel pluripremiato documentario “Viaggio di pastori nel terzo millennio”, proiettato anche al Festival di Locarno. L’ex moglie Susanna, venuta a sostenerlo, ha tanti ricordi che non vuole cancellare. «È stata una bella storia. Intensa, ma molto bella. Era un’azienda troppo piccola per tirarci fuori da vivere e quindi lui da novembre a metà marzo andava a fare il pastore in Svizzera interna, mentre io stavo qui a curare gli animali e i nostri tre figli. E l’estate, tutti all’alpe».


Incontro anche la figlia Antonia, impegnata a offrire caffè ai presenti («È l’ora del bianco, altro che caffè!», si sente dire da qualcuno, suscitando qualche timida risata). Lei è scesa da Interlaken, dove vive da oltre vent’anni col marito e il piccolo Valerio, apposta per dare una mano al papà. «Oggi, per lui, non è una giornata facile. Nei giorni scorsi, al telefono, era ogni tanto nervoso e ogni tanto triste. Non è facile nemmeno per me: io, Josa e Selina siamo cresciuti qui, in mezzo alle capre e alle pecore. Ho tanti ricordi belli, ma anche di tanta, tanta fatica, soprattutto d’estate: siamo saliti all’alpe nei Grigioni e sopra Andermatt, ma il posto più duro è stato Formazzöö, in valle Bavona. Tre ore per andare e altrettante per tornare. Scalini, scalini e altri scalini ancora».


Fuori dalla stalla è un alternarsi di furgoni e pick-up. Il sole sta tornando ad affacciarsi tra le nuvole quando incontro Leonardo, ventiseienne giardiniere di Monteggio che assieme alla moglie ha scelto di essere controcorrente e prendere delle pecore per hobby. «Abbiamo trovato il terreno, stiamo recintando e poi cercheremo le pecore. Vorremmo quelle vallesane», mi dice, mentre esce con alcuni abbeveratoi sottobraccio. Antonia saluta tutti, osservando l’inizio di una nuova vita per molti degli oggetti di suo papà. «E pensare che ci pensava sempre cinque volte, prima di comprare qualcosa. Per lui è un nuovo capitolo che inizia, ma anche un pezzo di cuore che se ne sta andando».


«È complicato…»

Paletti, reti, transenne, spannset, secchielli, mangiatoie («Pecore non ne ho più, ma ho preso delle cose per le galline», mi dice un ex allevatore centovallino): i prezzi, Thomas, li ha tutti in testa. Molti oggetti prendono la via della porta, ma molti altri rimangono lì. «Pensavo che le cose piccole sarebbero andate via subito», dice lui, per poi chiedere in schwiizerdütsch a quello di Engelberg se vuole un caffè e se non gli interessano i numeri per marchiare gli agnelli. Negli occhi di Thomas, di un blu che si fa quasi grigio, si può leggere tutta la tristezza del mondo. Che però lui maschera dietro un sorriso. Alla domanda «Come va?», risponde solo «Va. È complicato…». La frase si ferma lì, per poi riprendere qualche secondo dopo. Pochi secondi che valgono 38 anni. «È complicato. Ho fatto una vita qui. Non puoi strappare un albero di cent’anni e ripiantarlo da un’altra parte come se niente fosse». La scelta di andarsene non è stata di Thomas: il proprietario della stalla e dei terreni, ossia quel Kurhaus che si trova a poche decine di metri di distanza, ha difatti deciso di non rinnovare il contratto d’affitto. «Ho lottato per anni e ho fatto diverse proposte, ma non siamo mai riusciti a trovare un accordo. Ora nessuno sa cosa succederà di questo posto, ma è chiaro che c’è un grande potenziale e che gli interessi in gioco sono enormi. In parole povere, non penso che qui ci sarà ancora un contadino. Questo posto era l’ideale per lasciar crescere i bambini e mi dico che, in fondo, devo essere contento: non avrei mai pensato di poter stare qui fino alla pensione. Ho sempre detto alla famiglia che quando i bambini sarebbero stati grandi saremmo andati via, ma questo luogo mi è entrato nel cuore».


Pastore per sempre

Thomas ha cercato a lungo una casetta con dei prati dove poter continuare a fare quello che aveva fatto per tutta la vita, ossia vivere con le sue pecore, ma non ha avuto fortuna. Ha trovato una casetta a Novaggio, dove andrà a vivere con i suoi tre pastori tedeschi a pelo lungo, ma non i terreni. D’inverno continuerà però a prendere la via del nord, accompagnando greggi di pecore nelle fredde pianure germaniche.


«Finché riesco andrò avanti con la transumanza invernale, dando una mano a degli amici. A questo punto, l’unica cosa che conta è la salute. I soldi non mi fanno felice, fare il pastore sì. Ultimamente preferisco andare in Germania, dato che la Svizzera per i transumanti è diventata troppo complicata. È una professione dove si impiegano anni e anni per capire come muoversi, ma col cambiamento climatico i contadini lasciano fuori le mucche sempre di più e in primavera vogliono cominciare subito a falciare. Per la transumanza abbiamo perso almeno un mese di tempo, mentre in Germania si può stare fuori fino al 26 aprile. In Svizzera, se ti trovano nei pascoli con le pecore al 26 aprile, ti sparano!» Verso mezzogiorno compare una bottiglia di “Pflümli”, la grappa di prugne d’oltre Gottardo, con la quale correggere il caffè. E con la quale brindano gli ultimi rimasti. Thomas sembra più sereno, continua a raccontare la sua storia appoggiandosi alla sua bicicletta da turismo. «Da giovane ho fatto tante gare, oggi invece la uso come dottore. Senza, sono morto. Non appena ho un attimo di tempo, esco a fare un giro».


Chiedo di potergli scattare una foto. «Vuoi l’immagine di un contadino triste? Anzi, no: non mi sono mai sentito un contadino. Non mi piace avere un “Sitzleder” e mettere radici in un posto solo. Qui è stata casa mia per tanto tempo, ma a me piace girare continuamente e vedere altre situazioni. Sempre con lo sguardo in avanti». Pausa. «Quello sì, che mi piace».

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