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Il “Progetto mensa” e l’importanza di favorire il consumo di prodotti locali

  • 12 dic 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Il Centro Competenze Agroalimentari Ticino (CCAT) è impegnato da molti anni al fronte per promuovere e coordinare iniziative legate al settore agroalimentare ticinese, tema sul quale si è recentemente mossa anche la politica.

Insalata fresca nella cucina di una mensa scolastica aderente al “Progetto mensa”. Foto photolocatelli.ch per ticinoate.ch.
Insalata fresca nella cucina di una mensa scolastica aderente al “Progetto mensa”. Foto photolocatelli.ch per ticinoate.ch.

Sostenere l’utilizzo di alimenti del territorio da parte dei servizi di ristorazione collettiva – presso scuole, carceri, ospedali, case per anziani e altri ancora – per valorizzare e supportare i prodotti locali (vale a dire sia quelli coltivati, allevati o raccolti in Ticino, sia quelli che sono lavorati o trasformati principalmente nel nostro cantone), rispettando l’ambiente e la stagionalità. Questi, in sintesi, gli obiettivi principali che si prefigge il “Progetto mensa”, ideato e coordinato in ogni suo ambito dal CCAT e che è valso loro – assieme a quello “Ticino a Tavola – il premio dalla Seco/Ufag “Cercle régional” per il 2024.


Se il vantaggio per i consumatori consiste nel poter godere di un’alimentazione sana, stagionale e genuina e di sapere da dove proviene quello che trovano nel piatto, quello per i produttori – molti dei quali venditori diretti – concerne sia un evidente aumento dello smercio, sia un guadagno in termini di visibilità. I punti a favore non si esauriscono però qui: a trarne beneficio sono difatti anche l’ambiente (grazie ai minori trasporti generati) e l’intero ambito socioculturale, pensando alla promozione di specialità locali, alla valorizzazione dell’intero territorio e alla salvaguardia dei posti di lavoro nelle regioni rurali e nelle valli.


Tra le proposte del CCAT in tema di sostenibilità alimentare – obiettivi fissati dall’Agenda 2030 dell’ONU – vanno inoltre ricordate la “Carta per un’alimentazione sostenibile”, vademecum di buone pratiche volontarie destinato in particolare a chi deve decidere dell’acquisto di prodotti, e il gioco “La spesa sostenibile”, ideato dal CCAT e proposto con successo a vari Istituti scolastici.


«Per il 2026 auspichiamo di poterlo presentare ad ancora più classi di scuole elementari e medie, racconta la direttrice del CCAT Sibilla Quadri, ma dipendiamo molto dalla volontà del singolo docente. “La spesa sostenibile” è un gioco che vuole far capire ai ragazzi il diverso impatto ambientale che ha ogni singolo prodotto, stimolandoli a riflettere prima di acquistare. È un discorso importante, dato che a quei banchi sono seduti i nostri futuri cittadini».


Prodotti locali: bene, ma non benissimo

Il “Progetto mensa”, al quale si aderisce su base volontaria, è nato nel 2018 e conta su una fitta rete di Comuni che hanno accettato di impegnarsi per concretizzarlo: a Locarno, a Lugano e, si spera presto, anche a Bellinzona, fino alla Riviera e alla val di Blenio, le refezioni scolastiche cantonali coinvolte sono attualmente una novantina, per un totale di circa 11’000 pasti preparati ogni mese, e ben 94 produttori.

 

«Il progetto nel suo complesso avanza bene, ma lo fa a piccoli passi, contando molto sul passaparola tra Comuni, direttori scolastici o responsabili dei servizi di refezione che ne sentono parlare, ci credono e vogliono impegnarsi per realizzarlo. Recentemente abbiamo però dovuto far fronte a un Comune che ha deciso di ritirarsi dal progetto a causa della necessità di risparmiare per rimettere in sesto i conti. Così facendo si interrompe però quel circolo virtuoso generato dall’acquistare prodotti locali e che porta benefici a tutta l’economia. Le cifre sono chiare: da una nostra ricerca è emerso che in Ticino vi sono circa 250 servizi di ristorazione collettiva che servono quasi 32’000 pasti al giorno: purtroppo, solo una novantina di essi utilizzano prodotti locali. Sempre secondo i nostri studi, un aumento della quota di acquisto locale al 20% della spesa complessiva potrebbe generare un ritorno economico di circa 6,3 milioni di franchi all’anno, rafforzando al contempo la filiera produttiva locale!»


Se in altri cantoni – basti pensare all’esempio vodese del progetto “Cuisinons notre région” o al Politecnico di Losanna, dove è stata recentemente analizzata l’intera filiera per avere dei menu al 100% sostenibili e senza sprechi – l’acquisto del prodotto locale nei servizi di ristorazione collettiva è fortemente incentivato, in Ticino c’è ancora un ampio margine di miglioramento a livello normativo e organizzativo.


Per tentare di fare qualcosa in risposta alla mancata applicazione del “Progetto mensa” a tutte le strutture cantonali, lo scorso agosto sono stati presentati ben quattro atti parlamentari – tre iniziative elaborate, con precise modifiche di legge, e una mozione – sottoscritti da ben 19 deputati provenienti da pressoché tutti i partiti. Obiettivo di tali atti, l’inserimento di «misure vincolanti per rendere strutturale, o comunque più diffuso, l’utilizzo dei prodotti ticinesi nelle mense pubbliche o parapubbliche», sfruttando il margine di manovra concesso dal Concordato intercantonale sugli appalti pubblici.


La palla passa alla politica

Come ci spiega l’iniziativista e mozionante Alessandro Corti, ingegnere agronomo deputato per il Centro, «La proposta di modifica più sentita riguarda la Legge sulle commesse pubbliche e mira a modificare il quadro legale per far sì che nelle commesse relative alla fornitura di generi alimentari si introducano criteri preferenziali per l’acquisto di prodotti locali; se l’unico criterio è quello del prezzo, il prodotto locale fa fatica ad affermarsi e pertanto si vogliono introdurre altri criteri che siano equivalenti e che permettano al prodotto locale di essere concorrenziale. È una soluzione dovuta al fatto che inserire nella legge parametri espliciti di regionalità sarebbe considerato irricevibile».

Le altre due iniziative, con proposte di modifica della Legge sulla scuola e di quella sull’agricoltura, mirano invece a sancire nero su bianco la valorizzazione e la promozione dei prodotti locali nelle refezioni pubbliche e parapubbliche, con un occhio particolare alle nuove generazioni:


«La mensa può avere un importante ruolo formativo, dato che l’allievo di oggi sarà il consumatore di domani. Pur essendo consapevoli di attingere al mondo mediterraneo al momento di decidere cosa mettere nel piatto, bisogna far conoscere, promuovere e abituare a consumare i molti prodotti che nascono dal nostro territorio e che in molti casi sono vere e proprie leccornie. L’avere una base legale è quindi un passo fondamentale in questo senso: il rischio, in caso contrario, è quello di impoverire la nostra cultura gastronomica e diventare sempre più dipendenti dall’estero. Inoltre, non va dimenticata l’importanza del dare seguito ai molti investimenti che vengono fatti nel settore primario da parte dell’ente pubblico».

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