In cammino con Dafne lungo la Val Vegornèss
- 25 lug 2025
- Tempo di lettura: 7 min
Racconto di una giornata trascorsa con Dafne Gianettoni, alpigiana in Vegornèss – all’estremo nord della Val Verzasca – e titolare dell’azienda di famiglia. Una chiacchierata su di lei, la sua famiglia, il suo lavoro e alcune scelte non facili che ha dovuto prendere.

La partenza è fissata a Cabiói, maggengo a pochi chilometri da Sonogno, dove finisce la strada. Un ultimo controllo allo zaino per verificare di non essersi dimenticata niente – pane fresco, di quello bianco, frutta, un calendario – e si parte. Il cartello indica 1h 30’ fino al Corte di fondo, ma in verità servirà molto meno. Anche perché questo sentiero potrebbe farlo ad occhi chiusi.
Casara per… caso
Dafne Gianettoni, classe 1978 e di salde radici sonognesi, è figlia di Angela e Siro, ossia colui che nel 1964 – a soli 20 anni! – iniziò a gestire l’alpe di Vegornèss, portandolo avanti fino all’età della pensione. Dopo un periodo di cogestione gli è subentrata la figlia Dafne, nel frattempo laureatasi ingegnera agronoma. Apparentemente, la classica storia di un destino già preparato riassunto in poche righe. «In verità è capitato per caso... Un’estate di molti anni fa, quando stavo finendo il Liceo, all’alpe si presentò Gianluca Giuliani, impegnato con la visita di tutti gli alpeggi ticinesi per lo studio preliminare della DOP del Formaggio d’alpe. Chiacchierando con lui ho scoperto che stava studiando agronomia: io non sapevo nemmeno che ci fosse quel tipo di studi, così mi sono detta “perché no?”… e così è stato».
Nel 2006 Dafne trova un impiego presso la Sezione dell’agricoltura: inizia all’Ufficio dello sviluppo agricolo a tempo pieno e passa poi a quello della consulenza agricola, con la percentuale lavorativa ridotta al 50% a seguito di un nuovo intervento del destino.
«Mio papà aveva un operaio fisso che faceva il casaro, ma nel 2013 il rapporto di lavoro si è interrotto poco prima dell’inizio della stagione. Abbiamo deciso di arrangiarci tra di noi e quindi mi sono trovata con addosso il grembiule e gli stivali. Mi sono iscritta ad un corso intensivo di una settimana in Canton Uri: più teoria che altro, ma che ho potuto unire con la pratica che già vedevo, portando avanti quella stagione… e molte di quelle successive!»
Dafne inizia quindi a trascorrere le estati all’alpe, ottenendo il permesso di assentarsi dal lavoro grazie a un surplus di ore accumulate durante il resto dell’anno. Nel frattempo arrivano pure il matrimonio, lo spostamento di domicilio nel Sottoceneri e la nascita di Anja, nel 2016. Infine, alcuni anni fa, la separazione e il ritorno a Sonogno. Mamma sola, con una bambina che cresce a vista d’occhio, una sorella che ha messo su famiglia in Romandia e due genitori bisognosi di attenzioni, oltre a ben due lavori da portare avanti e l’impegno in Consiglio comunale: il minimo che si possa dire è che l’avvenire si prospettava difficoltoso.
«Passavo moltissimo tempo in auto, tra asilo, scuola e centri diurni, dentro e fuori dalla valle, anche perché avevo spalmato il mio 50% su quattro mezze giornate. Ero sempre in corsa e non mi rendevo conto che purtroppo facevo tutto malamente e nervosamente, una situazione insostenibile…».

Galeotto fu il gatto
Passo dopo passo, eccoci arrivati alla “sciüpa”, ossia il cancello che impedisce al bestiame di scendere verso una zona più impervia e che, al contempo, apre al visitatore le porte dell’alta Val Vegornèss. Dafne saluta le mucche al pascolo, grattando loro la testa e chiamandole per nome, dalla Mandorla alla Primula, dalla Maloja alla Paprika...
Oggi è finalmente più serena: il 2025 ha difatti portato una grande novità nella sua vita, ossia un anno di congedo dal suo impiego alla Sezione dell’agricoltura. L’idea di un periodo sabbatico le frullava in testa da tempo, ma a convincerla è stato un banale incidente domestico occorso ad Alex, giovane operaio e casaro dell’azienda. Sul finire del 2024, durante un trasloco, Alex è stato morso da uno dei suoi gatti e l’infezione generatasi lo ha costretto a stare lontano dal lavoro per 3 settimane, durante le quali Dafne si è ritrovata, sola, a dover correre all’impazzata per riuscire a fare tutto.
«Sono state quelle settimane a farmi rendere conto che non poteva più funzionare. Il nostro lavoro è come un tetris: finché tutto funziona come previsto va tutto bene, ma quando succede qualcosa di imprevisto, salta tutto. Non è stata una scelta facile, ma era ora di prendere una pausa per “vedere come va” e analizzare la mia situazione più oggettivamente. Quello che mi hanno concesso è un lusso, per il quale non posso che ringraziare la Sezione. Sono a casa da marzo, ma già ora mi chiedo come facevo e dove trovavo le forze per fare tutto!»

Un Corte dopo l’altro
In men che non si dica, dopo quasi 4 km e 400 metri di dislivello, eccoci al Corte di fondo. La vista si apre ma non troppo, con la cascina racchiusa tra pareti e ripidi pendii. All’appello, quassù, rispondono 28 mucche, di cui ben 24 da mungere. Oltre a loro ci sono 12 maialini, liberi di scorrazzare tra mirtilli e rododendri, mentre il gatto Kernit fa la guardia alla cantina. All’ombra del carro di mungitura, la tavola è già apparecchiata. Sotto ai nostri piedi una platea in cemento nuova di zecca, una delle migliorie previste per quest’anno alla quale, durante l’estate, seguiranno alcuni lavori al caseificio.
I ritmi sono dettati dalla transumanza che si svolge tra i vari corti: si inizia a metà maggio, spostandosi da Sonogno a Cabiói. La tappa successiva è proprio il Corte di fondo, raggiunto a metà giugno e dove si rimarrà quasi un mese.
«Da metà luglio si comincia poi a diventare itineranti», racconta Dafne. «Dapprima una decina di giorni al Corte del Piodoo, a quasi 2’000 metri, dove c’è un altro piccolo caseificio. In seguito spostiamo mucche e carro di mungitura nel punto più alto, al Lago del Barone, a 2’400 metri. 10 giorni anche lì e poi si torna sui propri passi: Barone, Piodoo, Corte di Fondo e Cabiói, prima del riposo invernale a Sonogno». Senza voler fare i nostalgici, è lo stesso itinerario che faceva Siro e chi portava le bestie al Barone prima di lui. Con un’eccezione, ossia la tappa invernale sul Piano di Magadino – o meglio a Gordola, dove “svernavano” i sonognesi. Una realtà che le sorelle più anziane di Siro hanno ancora conosciuto. «Indirettamente, un legame in verità c’è ancora: dato che in valle abbiamo poche superfici da falciare, devo comperare il fieno che manca da un agricoltore del Piano. In parole povere, sale un carro di fieno e scende un carro di letame!»

I due bracci destri di Dafne
L’ora di pranzo è l’occasione per fare la conoscenza di Alex e Francesco, per tutti Cecc. Casaro, 25 anni, il primo. Pastore, 35 anni, il secondo. Assieme a Dafne, formano verosimilmente uno dei team di alpigiani più giovani del cantone.
Alex Caccia, originario di Campione d’Italia ma cresciuto a Capolago, è arrivato in Val Vegornèss nel 2019 per fare i mesi di pratica per il corso di casaro d’alpe… salvo poi rimanere in pianta stabile, farsi assumere come operaio fisso da Dafne, trovare una compagna verzaschese e far su casa a Sonogno. Dalle sue mani nascono il formaggio d’alpe e le formaggelle a crosta bianca, ultime nate e che vanno via… come il pane, a dimostrazione dell’abilità raggiunta.
Cecc è invece di Bironico ed è figlio di Pietro Fontana, casaro noto a molti alpeggi ticinesi. Dopo 15 anni da polimeccanico ha deciso di lasciare il posto fisso e regalarsi un’esperienza da pastore. È arrivato da Dafne grazie a Gabriele, suo ex collega polimeccanico che alcuni anni fa aveva fatto la stessa cosa, decidendo infine di iscriversi a Mezzana. «Sto valutando di fare anch’io la scuola da casaro», ammette. «Ho molto tempo da passare da solo, con le mucche, per pensarci…».
Tra un boccone e l’altro mi raccontano la loro routine: sveglia alle 3.45, caffè, ricerca delle mucche, mungitura, colazione grande («Roba seria», racconta Cecc, «stamattina abbiamo fatto anche gli scrambled eggs!»). Poi le strade si dividono, uno al pascolo e l’altro in caseificio, finché a metà pomeriggio si torna a cercare le mucche e si riparte da capo.
«È sì un lavoro abitudinario», ammette Alex, «ma con mille sfaccettature, anche solo per il fatto che le mucche sono ogni giorno in un posto diverso. Quando andremo su in alto gli spostamenti e il dislivello da fare si moltiplicheranno: mungere in alto, mandare giù il latte, casare, scendere al Corte di fondo per sistemare la cantina… e poi tornare su. Se non altro, a settembre saremo allenatissimi!»

Il richiamo dell’alpe
Per Dafne è quasi ora di scendere e tornare dai genitori e dalla piccola Anja. Tra qualche giorno salirà assieme a lei e rimarranno a dormire al Corte di fondo.
«Salire all’alpe le piace tantissimo. Guardarla mi ricorda le mie estati da bambina, quando salivamo a trovare il papà. La consideravamo una vacanza, anche perché erano pochi giorni alla volta, ma in verità le mani le “mettevamo là” comunque. Ho tantissimi ricordi, tra panetti di burro trasportati nello zaino fino in paese – prima che si parlasse di “catena del freddo” – alle salite con i maiali, vere e proprie avventure durante le quali due ore di camminata si trasformavano in giornate intere… Nonostante il tempo a disposizione, Dafne non ha previsto di rimanere tutta l’estate all’alpe: l’agenda prevede difatti la cura e la vendita del formaggio invernale e primaverile rimasto in cantina a Sonogno, il frigo self-service da rifornire, il fieno da fare, i contatti coi clienti da mantenere e la burocrazia da gestire.
«Almeno una volta a settimana metto però gli scarponi e salgo all’alpe a dare un’occhiata e, se necessario, una mano. Ad ogni buon conto sono stata molto fortunata a trovare Alex e Cecc: sono indipendenti, sanno cosa fare… e lo fanno molto bene. Mi sento decisamente in buone mani».
Dal sentiero fanno capolino le prime mucche che ritornano da sole verso la cascina. Alex inizia a preparare il caseificio, mentre Cecc si avvia in direzione della sciüpa per farle risalire tutte. Come hanno fatto ieri e come faranno domani. Dafne si rimette invece lo zaino in spalla e si incammina verso casa, sorridendo al pensiero della prossima volta che potrà tornare su.
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