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L’Alpe Pertusio mostra il suo nuovo volto con una grande festa

  • 14 ago 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Domenica 27 luglio, dopo oltre dieci anni di lavori, si è tenuta l’inaugurazione ufficiale del rinnovato Alpe Pertusio, sul Lucomagno, i cui stabili sono di proprietà del Patriziato di Castro: un progetto tanto ambizioso quanto necessario.


Le tavolate all’aperto il giorno dell’inaugurazione.
Le tavolate all’aperto il giorno dell’inaugurazione.

L’inaugurazione è stata celebrata in grande stile, con una partecipazione sentita e numerosa di cittadini, sostenitori e, naturalmente, gli attuali protagonisti dell’alpeggio: la famiglia Vitali, che da oltre un decennio gestisce in affitto l’alpe con passione e dedizione.

 

Una storia antica

Renzo De Bolla, presidente del Patriziato di Castro, ha tenuto un discorso ricco di memorie storiche «Non siamo padroni del territorio, ma abbiamo solo il diritto di pascolo, la proprietà è del Patriziato di Olivone Campo Largario, e questo è scritto già dal 1200», ha ricordato, rievocando la fatica e la dedizione di chi saliva a piedi per ore – circa 7-8 – per raggiungere l’alpe, restando lì per oltre un mese prima di spostarsi nuovamente verso l’Alpe Pian Laghetto, ai piedi del Pizzo Molare.


Quella della transumanza era una pratica che, come ha spiegato De Bolla, si è mantenuta viva fino alla fine degli anni ‘60, prima che i costi crescenti e la diminuzione del numero di capi di bestiame portassero all’abbandono dell’alpe. L’Alpe Pertusio in seguito è rimasto abbandonato per circa trent’anni, fino a quando, nel 1994, si è aperto un nuovo capitolo: l’inizio della collaborazione tra il Patriziato e i fratelli Truaisch e la rinascita dell’attività.

 

Renzo De Bolla, presidente del Patriziato di Castro.
Renzo De Bolla, presidente del Patriziato di Castro.

Una rinascita voluta, pensata, realizzata

Nel 2010, quando Matthias Vitali ha rilevato l’azienda Truaisch, ha espresso la volontà di continuare l’attività anche all’Alpe Pertusio. Da quel momento sono partiti gli studi preliminari, le domande, le richieste di permessi e il difficile percorso per trovare i finanziamenti. «È durata dieci anni, troppo per un progetto», ha dichiarato il presidente del Patriziato nel suo discorso, ricordando i tanti ostacoli burocratici, i cambiamenti di regolamenti e le attese per l’approvazione dei fondi.

Ma la perseveranza è stata premiata. Nel 2023 sono finalmente iniziati i lavori: la realizzazione della pista d’accesso, lo scavo per portare l’elettricità dal passo del Lucomagno, la posa dell’acquedotto, la costruzione del nuovo caseificio, il piazzale e il carrozzone per la mungitura, la vasca per i liquami e l’area dedicata ai maiali. Un’opera imponente, che ha richiesto un investimento complessivo compreso tra i 2,6 e i 2,7 milioni di franchi.

 

Un sentito ringraziamento è stato rivolto da Renzo De Bolla a tutti coloro che hanno reso possibile questa impresa: il Cantone, la Confederazione, e diverse istituzioni e fondi privati.

 

Il Patriziato di Castro, che mantiene la proprietà dell’alpe, dovrà ora farsi carico di un credito agricolo di circa 200’000 franchi e altri 150’000 franchi circa di interessi, che – si auspica – potranno essere ammortizzati nell’arco di venti o trent’anni grazie all’esercizio dell’alpe e agli affitti percepiti.


 Un alpe moderno, ma fedele alla tradizione

Durante l’inaugurazione è stato possibile visitare il nuovo caseificio, un edificio funzionale dotato di una grande vetrata panoramica che consente ai visitatori di osservare tutte le fasi della lavorazione del formaggio dall’esterno, trasformando così l’alpe in un luogo educativo e di scoperta.

 

Non a caso, lo scorso anno l’alpe ha accolto circa 400 bambini provenienti dai corsi di Lingue e Sport, offrendo loro un’esperienza immersiva a contatto con la natura e la cultura alpestre. L’alpe ospita attualmente una cinquantina di mucche e una decina di maiali.

Con il nuovo caseificio è ora possibile casare una sola volta al giorno, riducendo drasticamente i costi e i tempi di lavoro rispetto al passato, quando era necessario lavorare parte del latte al mattino e parte alla sera. Una situazione, quella odierna, ben diversa da quella che ha rievocato De Bolla ricordando coloro che un tempo salivano al Pertusio con il caglio, la caldaia e uno sgabello, pronti a casare con il solo ausilio di un fuoco e della legna trovata sul posto.

 

Nel vecchio caseificio invece è stato ricavato un alloggio per il personale, il rustico è stato ristrutturato rispettando i criteri paesaggistici imposti: le vecchie travi portanti sono state mantenute, sabbiate e messe in risalto con perline nuove, il tetto in piode è stato preservato e il fumo, che un tempo usciva tra le pietre, oggi è solo un ricordo del passato. «Se si fa una cosa nuova, bisogna farla bene», ha sottolineato De Bolla con orgoglio.

 

La Cantina del nuovo alpe vista dalla vetrata del negozietto.
La Cantina del nuovo alpe vista dalla vetrata del negozietto.

Una festa che unisce

La giornata inaugurale, oltre che dal pranzo a base di polenta e prodotti dell’alpe, è stata impreziosita da momenti conviviali e culturali, culminando in uno spettacolo musicale con i campanacci. Alcuni di essi pesavano ben 36 chili, e la loro eco tra le montagne ha creato un’atmosfera davvero suggestiva.

 

Nonostante il freddo e il tempo incerto, la partecipazione è stata numerosa, e l’entusiasmo tangibile. L’organizzazione dell’evento è stata curata nei minimi dettagli, ricevendo i complimenti del presidente De Bolla, che ha voluto esprimere tutta la sua fiducia nei confronti del giovane affittuario: «Matthias è serio, capace, ci dà fiducia e noi la diamo a lui. Stiamo portando avanti una vecchia tradizione con mezzi moderni. Certo, magari tra vent’anni ci sarà già bisogno di rimetterci mano, ma oggi abbiamo fatto una cosa importante».

 

Il nuovo Alpe Pertusio rappresenta un esempio concreto di come la tradizione alpina possa essere rivitalizzata facendo fronte alle esigenze moderne – dall’igiene alla funzionalità – senza perdere la propria identità.

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