L’olivo mette radici oltre Gottardo
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Dal boom di impianti in Romandia alla vitiforestazione: Frank Siffert, presidente dell’Associazione Svizzera dei Produttori di Olive (ASPO), spiega come l’olivo possa affiancare la vite.

Negli ultimi decenni il Ticino ha assistito a una lenta ma costante rinascita dell’olivicoltura. Oggi il cantone conta oltre 9’500 piante censite e l’olio extravergine ticinese è entrato nel 2021 nel Patrimonio Culinario Svizzero. Ma la vera novità arriva ora da oltre Gottardo, dove l’olivo sta passando velocemente da presenza simbolica a coltura con ambizioni economiche sempre più concrete. A guidare questa crescita è l’ASPO, costituita nel 2025, che vede nella Svizzera romanda il nuovo motore dello sviluppo olivicolo nazionale.
Contemporaneamente la viticoltura si trova confrontata con una situazione molto difficile, tanto che la Confederazione offre degli incentivi per l’estirpo delle piante di vite. È proprio dagli “spazi vuoti” lasciati dalla vite che nasce la possibilità di creare dei sistemi di vitiforestazione, un modello che integra alberi – nel nostro caso olivi – e vigna.
Vigneti e olivi: convivenza possibile
Secondo Frank Siffert «l’avanzata dell’olivo non viene percepita dai viticoltori come una minaccia diretta, ma nemmeno come una grande opportunità: la maggior parte dei produttori preferisce concentrarsi sul rilancio del mercato del vino piuttosto che introdurre nuove colture. L’interesse maggiore arriva dai giovani viticoltori e da chi è più disposto a sperimentare».
L’olivo potrebbe però trovare spazio attraverso la vitiforestazione. A differenza di altre specie arboree, infatti, l’olivo lascia passare luce e aria, elementi fondamentali per mantenere asciutti i filari e limitare lo sviluppo di malattie fungine.
Il Canton Vaud sta appunto valutando la possibilità di sostenere progetti di vitiforestazione, mantenendo parte dei filari e sostituendone altri con olivi e piante medicinali. Per Siffert questa potrebbe rappresentare una direzione interessante anche per altre regioni svizzere.
Boom di piantagioni nel Canton Vaud
I numeri mostrano un’accelerazione significativa. Se in Ticino sono state censite oltre 9’500 piante, nel Canton Vaud il patrimonio olivicolo sta crescendo a ritmi ancora più sostenuti. Secondo Siffert «nel 2026 sono stati piantati oltre 20’000 nuovi olivi, che si aggiungono ai circa 3’000 già censiti nel 2025».
Anche Ginevra e Vallese registrano una presenza crescente, con circa 2’000 alberi ciascuno. Per ASPO si tratta però soltanto dell’inizio: l’obiettivo è una crescita molto più ampia nei prossimi anni.

Un investimento che richiede tempo
«Dal punto di vista economico», mi spiega Siffert, «l’olivicoltura richiede pazienza. Nei primi cinque o sei anni non si registrano normalmente ricavi, mentre il pareggio degli investimenti può arrivare soltanto dopo circa dieci anni». Per ottenere una redditività significativa servono invece tempi più lunghi: «un produttore attento alla qualità e orientato alla vendita diretta», sostiene Siffert, «può costruire un’attività redditizia in circa quindici anni».
La chiave resta l’eccellenza: tracciabilità completa, controlli di laboratorio, valutazioni organolettiche e lavorazioni accurate.
Un mercato pronto a pagare la qualità
Nonostante i prezzi elevati, il mercato sembra rispondere positivamente. Siffert ricorda che «alcuni oli extravergini italiani di altissima gamma vengono venduti anche in Svizzera a 400 franchi al litro».
Esistono inoltre già esempi concreti: gli oli d’oliva ticinesi vengono venduti tra i 30 e i 44 franchi per bottigliette da mezzo litro, in Vallese si commercializzano oli a circa 120 franchi al litro e nel Canton Vaud a circa 100 franchi al litro, e, come mi dice Siffert, «trovano rapidamente degli acquirenti».
Secondo il presidente di ASPO, degli studi condotti dalle università di San Gallo e Zurigo confermano che i consumatori svizzeri sono disposti a pagare un sovrapprezzo per prodotti locali, tracciabili e di origine garantita. La certificazione biologica aumenta ulteriormente questa disponibilità.
Quanto olio produrrà la Svizzera?
Guardando al futuro, Siffert stima che entro dieci anni la Svizzera potrebbe raggiungere una produzione di «almeno 40’000 litri» di olio extravergine, considerando che attualmente in Svizzera sono presenti circa 40’000 olivi e che, in media, «sono necessari circa 10 chili di olive per ottenere un litro d’olio, una quantità che un albero di 10 anni può facilmente raggiungere».
Siffert sottolinea però che «si tratta di una previsione prudente», poiché alcune piante già oggi producono fino a 200 chilogrammi di olive e alcune varietà offrono rese in olio superiori alla media.
Anche raggiungendo questi livelli, la produzione nazionale resterebbe comunque marginale rispetto ai consumi svizzeri. Nel 2024 la Svizzera ha infatti importato circa 20 milioni di litri di olio d’oliva. Proprio questa distanza dai grandi volumi potrebbe però rappresentare un vantaggio competitivo, permettendo all’olio svizzero di posizionarsi stabilmente nel segmento dell’altissima qualità.

Varietà adatte al clima svizzero
Per il presidente di ASPO «il successo dell’olivicoltura svizzera dipenderà soprattutto dalla scelta delle varietà». La resistenza al freddo rappresenta infatti il primo criterio di selezione. Per supportare i produttori, ASPO ha elaborato una lista di circa cento varietà capaci di sopportare temperature di almeno 12 gradi sotto zero.
«Esistono varietà greche che muoiono già a meno 3 gradi, mentre alcune varietà francesi resistono fino a meno 25», mi spiega Siffert.
Ma la resistenza al freddo non è l’unico fattore determinante. Molte varietà di olivo sono autosterili e richiedono quindi la presenza di altre cultivar compatibili per l’impollinazione. La finestra utile è molto breve: un fiore può essere fecondato soltanto per circa quattro giorni. Se le fioriture non coincidono, la produzione rischia di ridursi drasticamente. Per questo motivo l’associazione ha avviato un importante lavoro di monitoraggio delle date di apertura dei fiori delle diverse varietà nelle varie regioni svizzere. L’obiettivo è creare raccomandazioni specifiche per ciascun cantone, poiché le condizioni a Vaud, in Vallese o in Ticino sono differenti.
Le sfide fitosanitarie
Se in Ticino la principale preoccupazione è la mosca dell’olivo, in Romandia il parassita non è attualmente presente. ASPO invita comunque a monitorare attentamente eventuali segni di infestazione e a segnalare i casi sospetti. Con l’aumento delle superfici coltivate, infatti, anche la pressione fitosanitaria potrebbe crescere.
Nel Canton Vaud, mi spiega Siffert, i rischi maggiori sono oggi rappresentati «dalla verticilliosi e dai problemi legati ai terreni umidi e poco drenanti, che possono aggravare gli effetti delle gelate».
Sul fronte dei prodotti fitosanitari, Siffert ritiene che gli strumenti attualmente autorizzati siano «sufficienti». Piuttosto, individua nelle attrezzature e nei macchinari, soprattutto sui terreni in forte pendenza del Ticino, una delle principali sfide operative per il settore.
Un ritorno più che una novità
Siffert mi racconta che negli archivi cantonali compaiono riferimenti alla perdita di olivi nel Settecento, ma «nel 1820 si trova anche un invito a ripiantare olivi nel Lavaux». È stata inoltre rinvenuta documentazione relativa a una tassa sull’olio a Saint-Saphorin tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.
Guardando al lungo periodo, Siffert immagina una Svizzera agricola più diversificata, dove olivi, vigneti e altre colture possano convivere all’interno di sistemi agroforestali. «La vite resterà una componente centrale del paesaggio agricolo svizzero», sottolinea Siffert. «L’obiettivo non è sostituire le colture esistenti, ma affiancarle» con nuovi modelli produttivi, ispirati a pratiche agricole che affondano le proprie radici già nell’epoca greca e romana.
L’olivo potrebbe contribuire a ridurre il deficit nazionale nella produzione di materie grasse vegetali, oggi ampiamente compensate dalle importazioni. Tuttavia, la sua crescita non dovrebbe avvenire a scapito della viticoltura.
«Bisognerebbe tornare a fare come facevano già greci e romani», conclude Siffert, «coltivare insieme vigna, olivi e cereali. Vino, olio e pane: è perfetto».

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