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La capra allevata dalla figlia di Alberto Stern non si lascia comandare dal cane pastore e difende il suo capretto.

  • 10 lug 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

«Rivedere il nostro finanziamento è la priorità assoluta», così ha chiarito Davide Cadenazzi all’assemblea cantonale di sabato 5 aprile alla Cantina Sociale di Mendrisio. Per farlo è necessario il coinvolgimento di tutti. Continuano inoltre gli sforzi per rendere il più agevole possibile l’ottenimento del patentino per i prodotti fitosanitari che sarà obbligatorio da gennaio 2027. 


Davide Cadenazzi, presidente della Federviti cantonale.
Davide Cadenazzi, presidente della Federviti cantonale.

Il ricambio generazionale e il calo di interesse per la viticoltura si riflettono sulla riduzione del numero di soci e delle entrate per Federviti. Alla riduzione dei soci non corrisponde però una riduzione delle superfici che invece aumentano. 


Oggi i soci Federviti rappresentano il 64% della superficie vignata cantonale, ma la federazione paga i contributi per il 100%. È infatti legata alle superfici la voce di spesa più importante della Federviti cantonale: l’affiliazione alla Federazione Svizzera e a VitiSwiss rappresenta oltre il 50% delle uscite. 


«Bisogna smetterla di dare tutto per scontato»

A più riprese Davide Cadenazzi, presidente della Federviti cantonale, sabato alla Cantina sociale di Mendrisio ha sottolineato come l’associazione operi per tutti i viticoltori. «Ne beneficiano tutti di quanto viene fatto da Federviti, non soltanto i soci». E il riferimento è ai prezzi delle uve, alle analisi e alle collaborazioni con i servizi cantonali, con Agroscope, all’attività politica, ai corsi formativi e ai momenti aggregativi. «Sono evidenti gli obiettivi comuni e i progetti che sono stati portati a termine insieme, come il progetto ViSo Ticino», ad esempio. «Inoltre collaboriamo attivamente con le altre associazioni agricole per problemi e rivendicazioni comuni, come per i continui danni degli ungulati». 


Una delle due botti accanto all’entrata principale della Cantina sociale di Mendrisio.
Una delle due botti accanto all’entrata principale della Cantina sociale di Mendrisio.

Per cercare di trovare una soluzione al problema della voce di spesa legata al contributo di superficie sono state discusse, anche in sala, diverse proposte. Mentre il coinvolgimento futuro dell’IVVT per coprire i costi sarà imprescindibile, l’assemblea ha votato la rimozione del tetto della tassa di affiliazione, finora limitata ad un massimo di 10 ettari. Alle aziende che superano questa quota di superfici, a dire il vero non molte in Ticino, verrà richiesto un contributo di 60.– per ettaro sulla superfice aziendale. Una misura soprattutto simbolica ma che vuole essere il riconoscimento dei cambiamenti nel panorama viticolo ticinese. Cadenazzi ha ricordato in chiusura come resti fondamentale che Federviti continui a rappresentare la maggior parte dei viticoltori cantonali e il ruolo fondamentale dell’associazione dei produttori: primo gradino di una scala che include l’interprofessione, Ticinowine e la produzione di vino stessa. «Se salta Federviti, crolla tutto il castello».

Il patentino non è di certo un ostacolo: «Per me la vigna è vita»

«Se puoi spendere tutti quei soldi per una bicicletta, non puoi spenderne 350.- per il patentino?» È stata questa la domanda che ha fatto scattare la molla in Faustino Cipolla, viticoltore di 79 anni di Biasca, che alla fine di febbraio ha partecipato al corso online organizzato dalle diverse Sezioni Federviti in collaborazione con il Servizio fitosanitario cantonale, superando l’esame finale. Ciclista e viticoltore appassionato, con la sua testimonianza all’assemblea ha dimostrato, se ancora ce ne fosse bisogno, che per ottenere il patentino, che sarà obbligatorio a partire dal gennaio 2027, serve soltanto una cosa: la volontà di farlo. Con 220 gambe di Merlot e 4 di americana bianca, Cipolla è un ottimo esempio di quella passione di cura per il territorio e di impegno che purtroppo si stanno perdendo con il ricambio generazionale. «Io vado sempre in vigna, anche quando non ho niente da fare. In vigna si è all’aperto, si sta bene. Per me la vigna è vita». Anche in base al sondaggio condotto dalla Federviti è risultato come l’ottenimento del patentino sia considerato un motivo trascurabile per l’abbandono dell’attività viticola che è invece molto più legato allo sviluppo demografico e all’invecchiamento della popolazione. 


Con la Bondola è necessario seguire il mercato

Nel suo intervento, Graziano Carrara, presidente della Sezione Locarno e Valli, oltre ad aver sottolineato come purtroppo siano sempre di più i vigneti di collina che vengono abbandonati o non più gestiti con l’impegno e la cura garantiti in passato da una tradizione famigliare che si perpetuava negli anni, ha aggiornato i presenti su come «grazie alla creazione del presidio Slow Food per la Bondola e la Bondoletta ticinese sia di conseguenza aumentata anche la richiesta di Bondola nelle Cantine», richiesta a cui fanno seguito, spesso, anche ordini per altro vino. Al momento però si registrano alcune difficoltà con la disponibilità di barbatelle di Bondola. Al proposito, come chiarito da Daniele Maffei, direttore dell’Azienda agricola di Mezzana, «grazie a ProSpecieRara, a breve verranno messi a dimora diversi cloni di Bondola autoctona nel vigneto cantonale di Bellinzona e in quello di Stefano Haldemann», così da poter soddisfare la richiesta.


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