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La scommessa degli Schärer

  • 22 ago 2025
  • Tempo di lettura: 7 min

A tu per tu con Gloria e Lorenzo Schärer, titolari del caprile biologico “In sü la scima” di Brione Verzasca: ritratto di una famiglia contadina che non ha esitato a investire tutto nella propria realtà.


La residenza estiva degli Schärer, con da sinistra il caseificio, la nuova stalla e la casa d'abitazione e, in primo piano, le arnie.
La residenza estiva degli Schärer, con da sinistra il caseificio, la nuova stalla e la casa d'abitazione e, in primo piano, le arnie.

A dare il “la”, in termini di passione per l’agricoltura, è stato Lorenzo, dapprima aiutando il fratello all’alpe di Robiei e poi iniziando con qualche capra e una piccola stalla a Coglio, sempre con Gloria al suo fianco. Fino alla decisione di lasciare il lavoro precedente – entrambi si sono formati come educatori sociali – e, nel 2016, ritirare un’azienda in alta Verzasca, diventando in pochi anni un brillante esempio di “giovani agricoltori”.

«Ormai ci ridiamo su», ammette Gloria, «ma i nostri amici ci prendono sempre in giro, perché ogni volta che parlano di noi ci chiamano “giovani agricoltori” quando ormai siamo a cavallo della quarantina!»

 

La casa d’estate e la casa d’inverno

La loro azienda punta soprattutto sul settore caprino, con ben 150 capre da latte di razza mista, ma sono presenti pure 6 vacche nutrici con altrettanti vitelli e 25 popoli di api, purtroppo dimezzatesi dalle 50 dell’anno scorso a causa di un inverno traumatico. Per terminare la conta, vanno pure inclusi 2 cani da conduzione e 5 da protezione, aiutanti che per gli Schärer sono ormai diventati imprescindibili.

A completare il quadro di una realtà complessa e ricca di sfide, soprattutto pensando al fatto che Gloria e Lorenzo sono gli unici due impiegati dell’azienda mancano ancora i tre figli, Olindo (7 anni), Libero (4) e Allegra (2).

«Con tre bambini piccoli abbiamo già tantissime cose a cui pensare, se dovessimo anche coordinare una persona in più diventerebbe un delirio. Finché riusciamo, preferiamo fare tutto noi. È faticoso, certo, ma crediamo sia molto più facile da gestire. Siamo fatti così: non direi che siamo selvatici, ma autonomi, quello sì».

Similmente a quanto era prassi nelle famiglie contadine di un tempo, gli Schärer seguono la tradizione della transumanza, vivendo a Brione Verzasca nei mesi freddi e ai 1’270 metri dell’alpe del Valdo di Gerra in quelli caldi, alpeggio dapprima preso in affitto e poi acquistato pochi anni fa. A spostarsi non sono però solo gli animali, ma l’intera famiglia, bambini compresi.

«Loro sono felicissimi di stare qua», racconta Gloria. «Almeno una volta a settimana scendono con me in paese e se sono felicissimi di venire giù, lo sono altrettanto quando tornano su. Per loro, è normale avere due case. Quando cresceranno potranno poi fare quello che vogliono: noi ci limitiamo a mostrare quello che piace a noi. Se a loro, una volta cresciuti, non piacerà... sarà una loro libera scelta».

 

Il trenino, griffato In sü la scima.
Il trenino, griffato In sü la scima.

Treno in partenza per Gerra Verzasca

Tra gli strepiti, i tre bambini entrano di colpo dalla porta, con il più grande che regge tra le mani 4-5 “mazze da tamburo”, pronte da impanare in vista della cena. I tre bambini sono in fermento, sapendo che in giornata li aspetta una discesa a Brione per rifornire il frigo self-service di formaggelle... e una scappata al nuovo negozio.

Quasi tutta la loro produzione, composta da formaggella, büscion, ricotta e formaggio per raclette, oltre al miele dell’alpe, viene smerciata tramite il frigorifero self service posizionato a Brione, evitando agli Schärer di dover fare lunghi giri di consegne che richiederebbero tempo prezioso.

Una grande mano è arrivata due anni fa con l’inaugurazione della monorotaia, 1’500 metri lineari di binario che superano i 430 metri di dislivello in poco più di mezz’ora. Se in Ticino le monorotaie sono usate perlopiù nei vigneti, una di questo tipo – soprattutto in termini di lunghezza – è sicuramente un unicum: quello concepito dalla ditta Garaventa è difatti un prototipo pensato appositamente per gli Schärer. Niente rumorosi motori a scoppio, ma una batteria potenziata che permette di fare fino a 4 viaggi con una sola carica.

Oltre ai cassoni per trasportare materiale, sui vagoncini si trovano anche alcuni posti a sedere, con tanto di tendine laterali per proteggersi in caso di pioggia battente. Il trenino non è però uno sfizio, ma il frutto di un ragionamento lungimirante.


Un binario che ti cambia la vita

«È stata una decisione che guarda al futuro, volendo permettere anche ai bambini di vivere al meglio questo sdoppiamento. Se vogliono andare al fiume con gli amici, possono salire e scendere senza fatica. Se fossimo su un’alpe a 2’400 metri, senza accesso, dove ci mettono quattro ore a scendere... sarebbe impensabile».

«Ci ha cambiato la vita, anche logisticamente», precisa Lorenzo. «Prima, per portare giù il formaggio, dovevo metterlo sul trattore, portarlo alla teleferica, mandarlo giù, scendere a piedi, risalire in auto all’arrivo della teleferica, caricarlo in auto e andare a Brione. E poi tornare su. Tra tutto, andava mezza giornata! A chi mi dice che il binario in mezzo al bosco è brutto, ricordo che 4 metri di asfalto di una strada sarebbero molto peggio...»

La monorotaia è stata sovvenzionata all’81% da Berna, che l’ha riconosciuta come infrastruttura di trasporto agricola. Il restante 19% è invece stato messo di tasca propria dagli Schärer, investendovi parte dei risparmi messi da parte negli anni.

«Chi pensa che siamo figli di milionari o che abbiamo vinto al Lotto si sbaglia di grosso», fa presente ironicamente Gloria. «Tutto quello che potevamo fare noi l’abbiamo fatto, cercando di risparmiare in tutti i modi. Ad esempio, ci siamo occupati noi di tutta la parte amministrativa e progettuale, compresa l’intera direzione lavori. Il problema è che, finita la monorotaia, abbiamo iniziato con la stalla nuova…»



Mungitura meccanica, una delle novità che il 2025 ha portato all'alpe Valdo.
Mungitura meccanica, una delle novità che il 2025 ha portato all'alpe Valdo.

 Una stalla nuova di zecca

Se i due progetti dovevano essere separati e divisi su più anni, quello della monorotaia è stato rallentato da diritti di passo e altri inghippi burocratici, slittando fino a intersecarsi con l’inizio dei lavori per la stalla nuova. Se il caseificio su al Valdo era già stato rinnovato dalla gestione precedente, la stalla era invece qualcosa di cui si sentiva enormemente il bisogno.

«Prima c’era solo una specie di tunnel», ricorda Lorenzo. «Quando pioveva si allagava tutto, c’era fango dappertutto e non si riusciva mai a pulire. Adesso, avere tutto questo spazio nuovo, al chiuso, è quasi magico».

Fortunatamente, grazie all’esperienza di Gloria nel sapersi districare all’interno degli iter burocratici, sapendo con precisione quali documenti inviare a chi, la stalla ha rispettato i tempi preventivati… e sperati. La simbolica consegna delle chiavi è difatti avvenuta all’inizio di questa stagione e il 2 maggio era tutto pronto per accogliere le 150 capre.

Un’altra novità targata 2025 è il passaggio dalla doppia mungitura quotidiana a quella singola, per di più meccanica, da effettuarsi al mattino.

«Ogni giorno, verso metà pomeriggio, le capre iniziavano a salire verso l’alto, sicché dovevamo smettere di fare quello che stavamo facendo e andare a cercarle per mungerle. Prima, mungendo a mano, non saremmo mai riusciti a farle tutte assieme una volta sola al giorno, dato che le mammelle sono troppo piene e avremmo rischiato di farci male. Ora, con la mungitrice, abbiamo deciso di provare e sta funzionando: si perde il 10-15% di resa, ma si guadagna in vita! Alla sera non dobbiamo più correre e riusciamo ad avere più momenti in famiglia, che all’alpe è tutt’altro che scontato!»

 

Una parte delle capre fuori dalla nuovissima stalla del Valdo.
Una parte delle capre fuori dalla nuovissima stalla del Valdo.

Di cani, lupi e paure da combattere

A permettere a Gloria e Lorenzo di dormire sonni tranquilli, pensando alle loro capre che passano la notte sulle ripide pendici del Poncione della Marcia, sono i ben 5 cani da protezione che stanno col gregge. Il lupo è difatti l’elemento che, presto o tardi, irrompe forzatamente nel discorso.

«Siamo stati tra i primi in Ticino a volere i cani da protezione», ricorda Lorenzo, «e per questo alcuni ci hanno addirittura definito dei traditori “pro lupo”, asserendo che così facevamo il suo gioco. Noi, in verità, siamo – ovviamente – estremamente contrari! Ciò detto, il branco arriverà anche qui, è questione di tempo, quindi bisogna trovare una soluzione concreta, dato che il lupo non lo toglieranno più di mezzo. Noi cerchiamo di far sopravvivere questa realtà, ma è difficile, perché ogni giorno lotti per scacciare quel piccolo mostro che ti mangia da dentro e che ti dice che finirà tutto e che il lupo distruggerà tutto».

«Non devi far vincere la paura», aggiunge Gloria, «altrimenti non investi più nel futuro. Nessuno ci ha detto che dovevamo fare questa vita, l’abbiamo deciso noi. Né io né lui discendiamo da agricoltori e avevamo un’altra formazione: se decidi di farlo devi avere una prospettiva, altrimenti... tanto vale.»


Se gli Schärer, come altri contadini di montagna, sono costretti a vivere stagione per stagione, dall’altro portano avanti delle scelte che guardano comunque al futuro: la stalla nuova, per fare un esempio, è stata motivata anche dal poter avere un luogo sicuro e comodo dove far passare la notte agli animali. Se nelle loro parole si avverte dell’ottimismo, è però d’obbligo rimanere realisti.

«O usiamo i cani, o dobbiamo tenere le capre chiuse la notte», racconta Gloria. «Oppure cambiare animali, passando alle mucche, o magari alle sole api. Il giorno che avremo bisogno di uno o più pastori che stanno col gregge tutto il giorno, ci siederemo al tavolo e mediteremo sul da farsi, dato che economicamente rischierebbe di diventare insostenibile. Un lavoro del genere, così faticoso, deve funzionare anche a livello finanziario: la sola gloria, purtroppo, non paga le fatture. Il problema del progetto che stiamo portando avanti, con tutti gli investimenti che abbiamo fatto, è che se non funziona avremo perso una scommessa costosissima».

 

“Stavo pensando a una stalla nuova…”

Tra un caffè e una battuta, emergono i caratteri differenti – e perfettamente complementari – di Gloria e Lorenzo. Lui sognatore e con la testa nella quale frullano perennemente idee e proposte, lei, addetta tra le altre cose alle finanze, più razionale e incaricata di riportarlo coi piedi per terra, quando necessario. Alla domanda sui progetti futuri, gli occhi di Lorenzo si illuminano, mentre Gloria scoppia a ridere e, con un divertito sguardo d’intesa al marito, dice che è meglio se non ascolta…

«I sogni, al momento, sono due» racconta Lorenzo. «Uno è una nuova stalla per le mucche giù a Brione, dato che quella attuale è piccola, scomoda e ci limita nel numero. L’altro è di riuscire ad aumentare le capre. Ma è musica del futuro, prima dobbiamo ancora assestarci per bene qui.» Gloria, per il momento, può tirare un sospiro di sollievo.

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