«Le cose o si fanno bene, o non si fanno»
A spasso per Arbedo alla scoperta dell’azienda Agrimino, di cui “I Muntagnétt” sono parte integrante: un’istantanea di una storia di famiglia e di passione per ciò che si fa, destreggiandosi tra nutrici, galline e… Instagram.

Delle quasi due centinaia di uova che sino a qualche ora prima riempivano il frigorifero self-service situato in via Montagnette ne rimane meno di un terzo, ma già due persone si stanno avvicinando per potersi rifornire. E una signora telefona per riservarne altre 80. Qui, al confine orientale di Arbedo, al limite tra il caos della città di Bellinzona e la quiete del bosco che separa Ticino e Grigioni, sono cresciuti Matteo e Oscar Minoggio. Ed è proprio qui che questo duo – negli anni diventato un trio con l’arrivo dal Malcantone della moglie di Oscar, Jacqueline – porta entusiasticamente avanti la loro attività. O meglio, una delle loro attività.

Pecore, mucche, conigli…
Da un lato, il lavoro “vero”: ingegnere agronomo e collaboratore presso la Sezione dell’agricoltura per Matteo, insegnante di economia aziendale alla Scuola cantonale di commercio di Bellinzona per Oscar, insegnante alle scuole elementari di Agno per Jacqueline. Dall’altro un lungo elenco di animali, iniziando da una trentina di vacche nutrici. «Inizialmente avevamo un centinaio di pecore che durante l’estate mandavo in Vallemaggia», racconta Matteo, «ma poi ho deciso di cambiare e di passare alle vacche nutrici, diminuendo di molto il lavoro e le preoccupazioni rispetto alle pecore. Prima avevo solo una vecchia stalla, finché nel 2021 ho deciso di costruirne una nuova a Lumino. L’estate la passano qua sopra, all’Alpe della Costa».
L’entrata in azienda di Oscar e Jacqueline («Prima eravamo solo braccianti», scherza lui) coincide con la pandemia e con la decisione di iniziare ad allevare qualche coniglio. Qualche coniglio che poi, negli anni («Colpa mia, mi piacciono troppo», ammette lei), sono aumentati sempre più. Fino ad arrivare a ottenere i riconoscimenti che tappezzano le pareti attorno alle gabbie, con tanto di titoli di campioni nazionali.
«Abbiamo iniziato con una coppia di Arieti nani che ci ha regalato un mio amico allevatore», racconta Oscar, «ma in poco tempo si sono moltiplicati. Abbiamo quindi deciso di fare le cose seriamente e tenere solo i Fulvi di Borgogna. Un’esposizione, poi un’altra, poi i primi buoni risultati… e ora siamo a ben 42 gabbie. A conti fatti sono solo una spesa, ma danno tanta soddisfazione».

Il successo dell’uovo nostrano
Detto delle pecore, delle nutrici e dei conigli, ai quali vanno aggiunti due maiali, tredici capre tibetane e tre grigionesi e sei asini, oltre alle quattro oche e alle anatre corritrici che scorrazzano nei prati, è giunta l’ora di passare alle galline. «Io ho sempre tenuto le galline», dice Matteo, «ma usavo come pollaio un vecchio rimorchio di un camion. Tra il mio lavoro e le nutrici non riuscivo però a starci dietro, così lo scorso autunno ho portato tutto ad Arbedo, dove avevamo già dei terreni, passando a Jacqueline e Oscar la gestione delle galline».
Le uova prodotte da quel centinaio di galline andavano però a ruba. Intravvedendo la possibilità di crescere, le 100 galline diventarono ben presto 180, ma le uova continuavano a vendersi quasi da sole. «A quel punto abbiamo capito il grande mercato dell’uovo nostrano», racconta Oscar. «Ci siamo guardati e abbiamo deciso che valeva la pena investire in un nuovo pollaio, aumentando gradatamente il numero di animali». Oggi, a razzolare nel recinto attorno al pollaio vi sono ben 300 galline, ma altre 50 si aggiungeranno a breve. A un certo punto, tutte si mettono a svolazzare all’impazzata: «O gira il falchetto o una ha preso la corrente del recinto, ma la stessa cosa succede quando sentono che parte la catena del mangime!»
L’innovativo pollaio dei Minoggio permette di ridurre al massimo le ore di lavoro, soprattutto per quei compiti che si ripetono identici ogni giorno. Oltre ad apertura e chiusura automatica, un timer regola la distribuzione del cibo a scadenze regolari e un sistema di ventilazione mantiene la temperatura interna regolare. Il che, pensando alla bollente estate appena trascorsa (e a quelle che verranno), è fondamentale per evitare di ottenere polli… arrosto prima del tempo. «C’è poi il nastro trasportatore che raduna automaticamente le uova, che noi dobbiamo solo mettere nelle scatole per la vendita. Ad oggi ne escono 280 al giorno e finiscono in parte al self-service, in parte a ristoranti, mense e privati. Alla fine, a contare, è sempre il passaparola».
Tra social network e “Scuola in fattoria”

A poca distanza da via Montagnette, le case di Arbedo ci ricordano che la città e vicina. Con i relativi vantaggi e svantaggi, come ricorda ancora Oscar. «Il vantaggio principale è indubbiamente la vendita diretta, mentre gli svantaggi… sono forse dovuti al fatto che le persone hanno perso la conoscenza di cosa sia effettivamente una realtà agricola. C’è chi ci chiama non appena fanno due gocce, come se gli asini fossero solubili in acqua, o che chiama la polizia perché una capra sta partorendo e pensano che stia per morire. Forse, più lontano dalle città succede meno».
In tal senso, l’adesione a “Scuola in fattoria” può senz’altro contribuire a instillare qualche conoscenza in più nelle nuove generazioni su come funzioni davvero questo mondo al di là del sentito dire. «Siamo agli inizi» racconta Jacqueline. «Per ora si è iscritta una classe di scuola speciale e sono molto curiosa rispetto a ciò che potremo fare. Per me è un modo per unire le mie due passioni, ossia l’insegnare e gli animali. L’interesse per l’agricoltura sta crescendo e in tal senso i conigli sono una vera calamita!».

Quella dei Muntagnétt è una realtà che cresce un passo alla volta, mai più lunghi della gamba. Una storia che passa anche dai social network e in particolare da Instagram, dove la pagina @aimuntagnett riscuote valanghe di cuoricini. Ogni giorno, un post, una storia o un video («È lei che fa tutto, io non ho nemmeno la password!» confessa Oscar) portano su migliaia di schermi la loro realtà. «Al giorno d’oggi bisogna puntare anche su quello, per farsi conoscere e trovare nuovi clienti. A me piace fotografare, quindi non fatico a trovare spunti per dei contenuti da pubblicare. È un modo di condividere la nostra passione che funziona molto bene».
Una passione che, declinata al futuro, vede già nuovi spunti all’orizzonte. Tra un appezzamento di vigna e il progetto di un’app innovativa per ordinare e consegnare le uova in maniera più rapida, dai Minoggio si guarda sempre avanti. Un passo alla volta, ma facendo le cose bene. «Noi siamo così: le cose o si fanno bene, o non si fanno».
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