Quando il castagno incontra ancora l’agricoltura
Da oltre trent’anni Gianmaria e Cinzia Poma portano avanti la loro azienda agricola ad Arosio, nell’Alto Malcantone. Latte, trasformazione e vendita diretta sono al centro dell’attività, accanto alla gestione delle selve castanili, ancora oggi parte integrante del territorio agricolo.

Gianmaria ha iniziato nel 1993, quando prese in affitto l’azienda di un agricoltore del paese arrivato alla pensione. Allora gli ettari erano una trentina. «In paese c’erano tre aziende un po’ più grandi, poi tante piccole», racconta. Negli anni alcune hanno cessato l’attività e i Poma hanno iniziato a occuparsi anche di altri terreni, sfalciandoli e mantenendoli.
Oggi l’azienda si estende su una sessantina di ettari tra Arosio e Mugena, di cui dodici di selve castanili: dieci appartenenti al Patriziato e due a privati. In stalla ci sono una trentina di vacche da latte, prevalentemente di razza Bruna, e una ventina di capi giovani, ai quali si aggiungono qualche capra e alcuni maiali. Le vacche rimangono ad Arosio tutto l’anno, senza salire all’alpe: prati e pascoli della zona sono quindi fondamentali anche per garantire il foraggio necessario durante l’inverno.
Dal latte al prodotto finito
Una parte importante dell’attività si svolge sotto la stalla, dove si trovano il caseificio e il punto vendita aziendale. L’azienda produce circa 180’000 litri di latte all’anno. Un terzo viene trasformato direttamente da Gianmaria e dalla moglie Cinzia, mentre il resto viene consegnato alla raccolta. Formaggini, büscion, formaggelle e yogurt compongono una produzione venduta soprattutto direttamente in azienda. «Senza la vendita diretta, con il latte sarebbe dura andare avanti», osserva Gianmaria. Anche sotto questo aspetto l’agricoltura dell’Alto Malcantone è cambiata. «Una volta qui le aziende facevano soprattutto il formaggino, la robiola». Nel tempo la produzione si è diversificata e per i Poma la trasformazione diretta è diventata una componente importante dell’attività.
Dodici ettari sotto i castagni
Le selve castanili rappresentano una parte importante e particolare delle superfici gestite dai Poma. L’azienda le utilizza soprattutto per il pascolo del bestiame giovane, occupandosi al contempo della loro cura e manutenzione.
«Il lavoro più grosso è lo sfalcio», spiega Gianmaria. Il passaggio degli animali aiuta a contenere la vegetazione, ma occorre comunque procedere con lo sfalcio di pulizia, togliere i polloni – i nuovi germogli che crescono alla base degli alberi – e, in inverno, raccogliere le foglie. Anche gli alberi richiedono periodicamente degli interventi: «Se non apri abbastanza non passa la luce e sotto non cresce niente».
Una delle selve gestite dall’azienda, quella che si estende verso il campo di calcio di Arosio, fu recuperata nel 1993. Gianmaria la ricorda come il primo progetto di questo tipo in Ticino. «A promuoverlo fu il forestale Scheggia e da lì partirono poi anche altri progetti di recupero delle selve castanili». Poma se ne occupa praticamente dall’inizio: nei primi anni veniva remunerato direttamente per lo sfalcio, necessario a mantenere aperta la superficie. In seguito, è stato possibile riconoscere anche il ruolo dell’agricoltura nella gestione di questi spazi. Pur rimanendo giuridicamente bosco, le selve castanili curate possono infatti essere integrate, a determinate condizioni, nelle superfici gestite dall’azienda e beneficiare dei relativi pagamenti diretti. In questo modo l’agricoltore riceve un contributo per la superficie e per il lavoro di manutenzione, potendo al contempo utilizzare questi spazi nell’attività aziendale.
È una soluzione che ha permesso di dare continuità agli interventi di recupero: riportare una selva a uno stato aperto e curato è infatti soltanto il primo passo, poi qualcuno deve occuparsene nel tempo.

La stagione delle castagne si avvicina
Con l’avvicinarsi della stagione delle castagne, nelle selve aumenta anche la frequentazione. I Poma, però, non si occupano della raccolta: «Tra il caseificio e tutto il resto non abbiamo il tempo». Qualcuna rimane per la castagnata di casa o finisce ai maiali, mentre per il resto la raccolta è libera. Sono numerose le persone che raggiungono la zona, attraversata anche dal Sentiero del castagno, un percorso di circa 9,5 chilometri che si snoda attraverso i cinque paesi dell’Alto Malcantone.
Un rapporto ben diverso da quello che le famiglie di Arosio avevano un tempo con questo frutto. «Ogni famiglia aveva cento, centocinquanta piante e faceva anche cento gerle di castagne», racconta Gianmaria. «Da Arosio si scendeva fino a Gravesano e si risaliva a piedi con il raccolto». Le castagne venivano essiccate e portate al mulino di Vezio per ottenere la farina, con cui si preparava anche la polenta.
Anche il terreno sotto gli alberi era parte dell’economia agricola: si sfalciava il fieno, si raccoglievano le foglie e gli animali sfruttavano ciò che rimaneva. «Ad Arosio c’erano 150 mucche e 300 capre: non restava niente, la montagna era pulita». Con la progressiva diminuzione dell’attività agricola molti piccoli appezzamenti sono stati abbandonati e il bosco ha guadagnato terreno. I risanamenti iniziati negli anni Novanta hanno permesso di recuperarne una parte, riportandola anche a un utilizzo agricolo. Oggi ad Arosio gran parte del lavoro è stato fatto, anche se rimangono alcune superfici sulle quali si potrebbe ancora intervenire.
Poco fieno e ricci piccoli
Quest’anno, però, prati, pascoli e castagni raccontano tutti la stessa cosa: manca acqua. «Una siccità così, in sessant’anni, non me la ricordo», dice Gianmaria e, guardando i ricci, aggiunge: «Le castagne saranno piccole».
Per l’azienda la preoccupazione principale riguarda però il foraggio. Già la primavera asciutta aveva compromesso il primo taglio, fondamentale per costituire le scorte. «È stato quasi la metà del normale. Bello, ma poco». La siccità estiva si è quindi sommata a una situazione già difficile. «Se avessimo avuto una primavera normale e la siccità fosse arrivata soltanto adesso, sarebbe stato diverso. Invece mancava già il primo taglio: è stato tutto un accumulo».
Finora i Poma sono riusciti a sfruttare ancora un po’ d’erba nei pascoli, ma senza nuove precipitazioni sarà necessario iniziare prima del previsto a distribuire il fieno. Gianmaria ne ha già ordinato altro, anche se trovarlo non è semplice in un’annata nella quale la siccità ha colpito ben oltre i confini ticinesi. In questa calda estate, però, una delle risorse dell’azienda si ritrova proprio nelle vecchie selve. Sotto le grandi chiome dei castagni il bestiame giovane trova ancora pascolo e soprattutto ombra.
Questo articolo è comparso anche su il castagno, la rivista dell’Associazione dei castanicoltori della Svizzera italiana. L’associazione valorizza il castagno e la castagna nella Svizzera italiana, sostiene, promuove e organizza le manifestazioni per far conoscere la storia, la cultura, i metodi di coltivazione, il consumo e lo smercio della castagna e del castagno. Inoltre conserva le antiche varietà di castagni della Svizzera italiana, crea dei frutteti dimostrativi di castagne produttivi, e migliora la raccolta delle castagne indigene e la produzione di castagni di varietà locali (in collaborazione con il vivaio cantonale di Lattecaldo). Per saperne di più : www.castanicoltori.ch |
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