Le donne contadine al Mulino di Maroggia
Hanno risposto numerose all’invito al raduno cantonale. Quarantatré donne contadine («te compreso», come mi ha spiegato Claudia Gabaglio) hanno partecipato all’incontro annuale, quest’anno organizzato dal Gruppo regionale del Sottoceneri al Mulino di Maroggia, unica struttura di riferimento in Ticino per la consegna e la lavorazione dei cereali.

Un pubblico difficile – espressione che solitamente si usa quando un relatore incontra una platea esigente – è quello che si sono trovati di fronte i collaboratori del Mulino di Maroggia. Ma subito sono stato corretto da una rappresentante del gruppo: «più che difficile: curioso, interessato, informato, o attento». Gli aggettivi che mi sono stati suggeriti sono sicuramente migliori. Fatto sta che l’interesse era decisamente molto alto: un po’ perché alcune donne contadine hanno detto di essere clienti, un po’ perché alcune sono campicoltrici e fornitrici del mulino, e un altro po’ per sincera curiosità; la lista di domande poste a Indra Mazzola, responsabile comunicazione dell’azienda, è stata davvero lunga: Si è saputa la causa dell’incendio del 2020? Chi decide il prezzo del grano? Ritirate tutto il raccolto ticinese? «Allora, riguardo all’incendio è stato escluso il dolo. Apparentemente è stato causato da un cortocircuito dei cavi sotterranei. Mentre i prezzi del grano vengono decisi da una commissione sotto il cappello di Swissgranum, con i vari attori della filiera. E sì, ritiriamo tutto il raccolto ticinese – anche se il bio attualmente, a seconda del fabbisogno dell’anno, non lo ritiriamo tutto». Importate anche dall’Italia? Avete tanti scarti? Cosa ne fate? «No, dall’Italia non importiamo. Ma dall’Austria e dalla Germania sì. E riguardo agli scarti, dato che il prodotto principale richiesto dal mercato è la farina 00, ce ne sono tanti; tanta crusca che maciniamo come foraggio. Tra l’altro, se i consumatori chiedessero unicamente farina integrale, e dunque noi producessimo soltanto quella, ci servirebbe soltanto un terzo delle macchine che abbiamo». Come funziona l’approvvigionamento energetico? Quanti impiegati ci sono al mulino? A che percentuale? «Stiamo pianificando la posa di pannelli fotovoltaici sul tetto. Ma attualmente compriamo tutta l’energia dalla rete. Gli impiegati sono tredici, al 100%». Com’è andata quest’anno? «Quest’anno è stato un anno orribile».

Un anno orribile: «la cimice del grano»
«Quest’anno la perdita del grano ticinese ritirato è stata del 60%», hanno spiegato i rappresentanti del mulino, «causata dalla cimice del grano». «Il foraggio declassato viene pagato 33 franchi al quintale invece di 56», ha spiegato l’unico beato tra le donne (se ancora si può usare questa espressione nell’era dell’attenzione alla parità linguistica di genere), il campicoltore di Bioggio Angelo Lucchini. La cimice fa un buchino nel chicco che non può essere osservato a occhio nudo. Il primo rilevamento del parassita è infatti avvenuto al momento della lavorazione, dopo averlo macinato. «Dall’anno prossimo ci sarà sicuramente un altro controllo in più», suppone Lucchini. Ora la speranza del campicoltore è quella di riuscire a ottenere almeno il premio del marchio IP Suisse – che richiede una coltivazione più attenta all’ambiente rispetto alla produzione convenzionale – perché «noi abbiamo lavorato secondo gli standard. Se il problema non fosse confinato al Ticino e ci fosse stato anche nel resto della Svizzera, qualcosa in questo senso si sarebbe già mosso».

«Che fortuna avere un mulino in Ticino»
Chiusa la parentesi sulla cimice del grano, torniamo al raduno cantonale. Quest’anno l’organizzazione è spettata al gruppo regionale del Sottoceneri. È dunque stata Claudia Gabaglio, presidente del gruppo regionale, a dare il benvenuto alle partecipanti. «Si tratta di un momento annuale di incontro e scambio con le colleghe», mi ha spiegato la presidente regionale, «un’occasione per rivederci. Sai: io ho vissuto nove anni a Giornico e di origine sono della Val di Blenio, dunque si tratta di un momento prezioso per rivedere le colleghe delle altre regioni del Ticino». Dopo aver vissuto in Val di Blenio e Leventina, ora Claudia è, assieme a Romina Gabaglio, la donna contadina più meridionale della Svizzera (un’intervista del Bauernzeitung aveva definito la famiglia Gabaglio l’azienda agricola più a sud del Paese, Ndr). Qual è il tuo ruolo in azienda? «Faccio un po’ il Jolly, lavoro dove serve: vacche, vigna, campi, fienagione… e poi mi occupo della parte amministrativa. Non è emozionante ma qualcuno deve pur farlo». Sono spesso le donne a occuparsi della parte amministrativa? «Sì, capita spesso». Anche voi consegnate frumento al mulino? «Sì. È una fortuna avere la struttura a pochi chilometri dall’azienda: il fatto di avere uno smercio senza troppe spese di trasporto». Anche il frumento della famiglia Gabaglio quest’anno è stato colpito dalla cimice: la prima consegna è stata declassata mentre la seconda è stata data direttamente agli animali.

Dal grano alla farina
Ora torniamo all’interno del mulino di Maroggia. Una delle sue particolarità è il fatto di lavorare tre tipi di cereali («solitamente le strutture si focalizzano su un solo tipo»): grano tenero per fare il pane, la pizza, i dolci, la focaccia o la pasta fresca; grano duro destinato ai pastifici per fare la pasta secca come spaghetti, penne e così via; e la segale per fare miscele speciali. La gamma di prodotti del mulino è vasta e varia dalla farina bianca a quella integrale, compresi i diversi livelli di raffinatezza e molte miscele e lavorazioni diverse. Percorriamo ora il viaggio dei cereali all’interno della struttura, come ce lo hanno mostrato i rappresentanti del mulino. Il grano arriva via camion, nonostante siano ancora presenti i binari ferroviari che raggiungono l’entrata del mulino: «a inizio di quest’anno FFS Cargo ci ha tagliato l’allacciamento». Poi il raccolto viene pulito prima di essere umidificato («perché facilita la separazione dalla crusca»), in seguito macinato e stoccato («per fargli fare una decina di giorni di maturazione») prima di venire insaccato, mantenuto stoccato o caricato come farina sfusa nei camion. Ogni passaggio dell’intero procedimento avviene tramite caduta dall’alto. Dunque il grano prima, e la farina poi, percorrono un continuo sali-scendi attraverso l’intera struttura.

Il prossimo appuntamento organizzato dalle Donne contadine è previsto per sabato 21 novembre, nella sala multiuso di Sant’Antonino, per celebrare i 25 anni dell’associazione cantonale e l’anno internazionale ONU dedicato alle donne contadine. L’incontro prevede una lettura di Noëmi Lerch, alpigiana in Val di Blenio e scrittrice insignita del premio svizzero della letteratura, e una tavola rotonda moderata dalla giornalista RSI Lara Montagna, con Anne Challandes, presidente dell’Unione Svizzera delle Donne Contadine e Rurali; l’agricoltrice Emma Fabretti; la viticoltrice Myra Zündel; e la presidente dell’associazione cantonale Alice Ambrosetti. Seguirà un aperitivo-cena offerta e, come ci ha spiegato Alice, «anche gli uomini sono invitati».
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