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Non si sa più a che santo votarsi: meno ovini, meno alpi caricati e sempre più stress per gli allevatori

  • 20 mar
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 23 apr

Già nell’introduzione all’assemblea dei consorzi ovicaprini tenutasi a Melide nel 2024, Dante Pura aveva parlato di «un momento decisivo per l’allevamento ovicaprino ticinese». E la scorsa domenica 8 marzo, a due anni di distanza, non si è potuto far altro che certificare quanto anticipato. Nel 2025 si è infatti toccato un nuovo record di predazioni, il numero di alpeggi scaricati in anticipo è cresciuto, e sono aumentati quelli che non verranno più caricati.


Ma la pressione aumenta anche sulle persone: «pastori sotto stress giorno e notte, aziende che chiudono o che ci pensano costantemente». E tutto questo considerando soltanto la questione lupo. A cui lo scorso anno si sono aggiunte anche la malattia della lingua blu e il programma di risanamento nazionale della zoppina. Per di più, lo scorso autunno è diminuito anche il prezzo per la lana di pecora. Delusione anche per la mancanza in sala di rappresentanti dei diversi Uffici cantonali invitati all’assemblea.

  

Qualcosa di positivo però c’è

Dante Pura lo ha rimarcato di proposito per dare un po’ di speranza a chi continua ad allevare bestiame minuto in Ticino. «Penso ai prezzi degli ovini da macello, che hanno segnato nuovi record positivi e al mercato dei capretti che continua ad andar bene», ha sottolineato. Per i capretti è quasi tutto gestito in vendita diretta da parte degli allevatori così che, se da un lato non ci sono numeri per valutarne le dimensioni, dall’altro c’è comunque la certezza che si riesca a spuntare un buon prezzo in una compravendita che avviene senza intermediari. «Prosegue inoltre la rassegna del capretto nei ristoranti, portata avanti ormai da diversi anni in collaborazione con Ticino a Tavola e l’Unione Contadini Ticinesi» che riscuote un buon successo e crea un valore aggiunto per gli allevatori e per il turismo. E altrettanto si può dire per i prodotti lattiero caseari, che continuano ad essere sempre molto ricercati ed apprezzati sia dai residenti che dai turisti. Molto buona anche la situazione finanziaria della Federazione dei consorzi, così come la gestione dell’alpe Cadlimo dove vengono, ormai da diversi anni, caricati gli Yak. Come riferito dalla segretaria Moira Schera, «anche se la discesa lo scorso anno è stata un po’ complicata dalla neve, è andato tutto bene».

 

La qualità delle pecore rimaste è molto buona

Così ha riferito Massimo Ferrari in relazione alle valutazioni morfologiche già eseguite delle pecore. Per quel che riguarda invece il numero di effettivi di ovini del cantone, i dati sono decisamente sconfortanti. Nel corso del 2025 a causa della presenza del lupo e del risanamento della zoppina, sui 21 mercati di eliminazione previsti ne sono stati effettuati soltanto 16 e il regresso, rispetto al 2024, è stato davvero notevole: «Dai 4’676 capi del 2024 si è passati ai 3’532 capi del 2025, con una riduzione di 1’144 capi», che corrisponde a circa il 25%. Di conseguenza anche il numero di ovini venduti ad ogni mercato è passato dai 246 del 2024 ai 211 del 2024. La valutazione delle capre verrà invece fatta nei mesi di aprile e maggio e al proposito, Luca Prestinari, ha ricordato a tutti come vanno registrati i capi in Agate. «I capi che vengono registrati come incroci, sono capi persi». Ma un’occasione per valutare l’insieme dell’allevamento ovicaprino cantonale sarà senz’altro l’esposizione cantonale che si terrà al Mercato coperto di Giubiasco domenica 22 marzo, che tornerà dopo l’annullamento dovuto alle restrizioni sanitarie del 2025, legate alla diffusione delle epizoozie. Tutti i dettagli dell’esposizione sono riportati in fondo al giornale.

 

Ritiro della lana

«Meno pecore, meno lana». Si potrebbe riassumere così l’andamento del ritiro della lana di pecora che, come di consueto, anche nel 2026 sarà organizzato in maggio e in dicembre presso l’azienda Guerino di Castione. Come detto, i quantitativi hanno subito un netto calo: lo scorso anno sono stati ritirati circa 2’500 Kg in primavera e circa 1’000 in inverno. «Di questi ultimi, circa 95 sono stati ritirati dalla Pro Verzasca», ha riferito Dante Pura. «A non incentivare la consegna è anche il prezzo che nell’autunno del 2025 ha subito un ulteriore calo. Adesso vengono pagati 80 cts/kg per la lana migliore e 25 cts/kg per quella di scarto. Non si fatica quindi a comprendere perché alcuni allevatori preferiscano buttarla piuttosto che consegnarla». Anche qui, per cercare una nota positiva, «sembra che a livello federale qualcosa si stia muovendo per migliorare la situazione del mercato della lana», ha riferito sempre Dante.

 

Cambio in comitato: ad Armando Lanzetti è subentrato Patrizio Pedroia

Come ogni anno, l’assemblea è stata anche l’occasione per riconoscere il lavoro dei tenitori dei registri dei diversi consorzi. Quest’anno, in particolare è stato celebrato il giubileo di 50 anni di attività di Valentino Nani, per il consorzio di Monte Carasso, e di Claudio Rossetti che ha tenuto il registro per ben 60 anni. «Ho iniziato nello stesso anno in cui ho cominciato l’apprendistato», ha dichiarato tra il serio e il faceto ai presenti. Per quanto riguarda invece il Comitato della Federazione, Dante Pura è stato confermato all’unanimità per i prossimi quattro anni, anche Massimo Ferrari come vicepresidente, affiancati da Daniele Barenco, Tiziano Monaco, Luca Prestinari, Fabio Taddei e Johnny Cairoli e la segretaria Moira Schera che è stata ringraziata per il grande lavoro svolto. Armando Lanzetti ha invece venduto le pecore ed è uscito dal comitato. Al suo posto è entrato Patrizio Pedroia, che gestisce un’azienda di allevamento caprino e produzione viticola a Gnosca.


 

La gestione del lupo va rivista

In chiusura di mattinata, è intervenuta Roberta Soldati, presidente dell’Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori (APTdaiGP), che ha ricordato «lo straordinario lavoro svolto da Armando Donati», e il successo ottenuto di recente dalla petizione lanciata per salvare l’economia alpestre in Ticino che ha raccolto quasi 12’000 firme. Soldati ha ricordato come il lupo stia impattando ormai su tutto il territorio con conseguenze per tutti. In particolare, ha ricordato il fatto che «i Patriziati in caso di abbandono delle strutture alpestri, saranno richiamati a restituire gli aiuti cantonali e federali ricevuti», per fornire un esempio concreto. Soldati ha poi aggiornato i presenti sulla stretta attualità. Al momento a livello federale si sta discutendo di rivedere la Strategia Svizzera, «per passare da un numero minimo di branchi a uno massimo per l’interno territorio nazionale. Ma per capire come si procederà, bisognerà attendere la fine della sessione primaverile», ha riferito.

 

La regolazione attiva del lupo in Ticino è stata definita da Soldati «un totale fallimento», con «cacciatori che non hanno sparato nemmeno un colpo». APTdaiGP, in collaborazione con gli Uffici cantonali, sta al momento operando per cercare nuove strategie che incentivino i cacciatori a prendere parte all’attività di regolazione dei lupi. «Inoltre sarà fondamentale un cambio di paradigma sull’adeguatezza delle misure di protezione che non faccia ricadere tutta la responsabilità sulle spalle dell’allevatore, mediante una sorta di certificazione al momento della realizzazione».

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