Non è stato facile trovare un nuovo Veterinario di condotta in Valle Maggia
- 27 feb
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Aggiornamento: 12 giu
Entrato in carica il 1° gennaio di quest’anno, Demetrio Vadda si presenta. Assieme a lui e al presidente della condotta Valerio Tabacchi, ripercorriamo la procedura di reclutamento, che anno dopo anno si rivela essere una pratica sempre più difficile in tutto il cantone.

Non è il classico lavoro otto-cinque, per usare un eufemismo. «Ci vuole spirito di sacrificio e passione», spiega Valerio Tabacchi, presidente della condotta veterinaria della Valle Maggia: «il veterinario di condotta ha il mandato di dover essere sempre reperibile e pronto a raggiungere gli allevatori in caso di chiamata, a qualsiasi ora». La difficoltà nel reclutare nuovi veterinari di condotta per sostituire quelli uscenti era emersa anche alla Camera agraria UCT dell’aprile dello scorso anno. Si era infatti votata una risoluzione all’attenzione del Consiglio di Stato affinché «il Cantone si adoperi per rafforzare la presenza fondamentale sul territorio delle Condotte veterinarie», constatato che «la ricerca di nuovi veterinari, soprattutto nelle regioni di montagna e periferiche come reso evidente nel caso della Valle Maggia, risulta sempre più difficoltosa a causa della necessità di garantire un picchetto e l’elevato impegno richiesto dalla professione».
Prima il «deserto», poi la candidatura di Vadda
«Durante il primo bando di concorso abbiamo ricevuto un’unica candidatura, ma la persona in questione non aveva esperienza con il bestiame grosso»: così Valerio Tabacchi a proposito della ricerca. Poi si è annunciato Demetrio Vadda, veterinario piemontese di 29 anni con cinque anni di esperienza pratica come libero professionista in Italia e «la volontà di ampliare i propri orizzonti, sia dal punto di vista professionale che personale», ci spiega, «da fine 2024 a fine 2025 ho anche ricoperto il ruolo di veterinario ufficiale nel settore dell’ispezione degli alimenti di origine animale, consolidando le mie competenze anche nell’ambito della sanità pubblica veterinaria».
Laureato nel 2020, nel 2023 ha poi conseguito il diploma di specializzazione in alimentazione animale presso l’Università degli Studi di Milano, «un percorso che ha arricchito ulteriormente il mio profilo professionale, in particolare in un territorio a forte vocazione zootecnica». Vadda è originario della Val Tanaro, una vallata dell’Alta Langa che dal Piemonte si allunga verso la Liguria. Lì non c’è il classico paesaggio da cartolina, o da dépliant pubblicitario, che tutti gli amanti del vino conoscono. Il territorio è più impervio e selvaggio, più simile alla Valle Maggia e meno alla Langa del Barolo. «La nostra è una valle di funghi e castagne. Non abbiamo prodotti che vanno di moda come il tartufo bianco di Alba», racconta il veterinario.
Energia e passione
Quando ci sentiamo al telefono, Vadda descrive una giornata particolarmente intensa: il sabato mattina era già in stalla alle 7.00 per un primo intervento di taglio cesareo su una capra; alle 12.30 un secondo cesareo, in un’altra azienda, sempre per risolvere un parto che non avrebbe potuto concludersi naturalmente. Alle 20.30 un’altra chiamata urgente: «una bovina con gravidanza gemellare, con il primo vitello in posizione non compatibile con il parto per via naturale. Anche in questo caso è stato necessario intervenire chirurgicamente per garantire la sicurezza della madre e dei due vitelli». Il giorno seguente era già di nuovo in strada per visitare uno yak, a conferma di quanto possa essere varia e imprevedibile la quotidianità di un veterinario di condotta, chiamato a intervenire su specie e situazioni molto diverse tra loro, spesso nell’arco di poche ore.
Nella vita di Vadda, il concetto di timbrare il cartellino non esiste: «Mi trovo in una fase della vita in cui ho molta energia», aggiunge. «Mi piace questo lato dinamico della professione, ma soprattutto il suo valore concreto. Quando si interviene su una capra con un parto complicato e si riesce a risolvere la situazione, si fa stare bene l’animale, si tutela il benessere del gregge e si contribuisce in modo diretto alla stabilità economica dell’azienda agricola. Il nostro lavoro ha un impatto reale: sanitario, produttivo e umano. È questo che lo rende così bello. E proprio da queste situazioni nascono rapporti di fiducia e collaborazione molto forti con gli allevatori».
La passione del veterinario affonda le radici nella storia familiare. «Mio padre ha dedicato la vita alla professione veterinaria ed è tuttora operativo come veterinario clinico libero professionista», racconta. «Ma l’interesse è nato ancora prima: mia nonna è di Paroldo, patria della Pecora delle Langhe. In paese era un punto di riferimento quando c’erano parti difficili: aveva imparato sul campo ad assistere le pecore e veniva chiamata quando un animale non riusciva a partorire. Crescere in questo contesto ha reso la scelta quasi naturale». Poi un’esperienza negli Stati Uniti, «La passione si è amplificata ulteriormente quando ho trascorso l’anno scolastico 2014–2015 in Minnesota, ospite di una famiglia di agricoltori con circa 400 bovini Angus e 81’000 galline ovaiole. Vivere quotidianamente una realtà zootecnica di quelle dimensioni mi ha fatto capire quanto la medicina veterinaria sia parte integrante del sistema produttivo e quanto sia centrale per la sostenibilità di un’azienda agricola».
L’anno è fatto di stagioni
«Ora c’è tanto lavoro con le nascite dei capretti», spiega Vadda mentre percorre avanti e indietro i 45 chilometri di strada tortuosa della Valle Maggia, senza contare la via che porta a Bosco Gurin. D’estate il lavoro cambia ritmo, rallenta, complice la salita all’alpe. Il fatturato di un veterinario di condotta, chiarisce il presidente Tabacchi, «è finanziato, per le spese di trasferta e il servizio di picchetto, dalla condotta che incassa la tassa dagli allevatori e il contributo cantonale. Per le prestazioni veterinarie, invece, fatturando direttamente agli allevatori».
«Per ampliare l’attività», aggiunge Vadda, «mi propongo anche come veterinario a domicilio per gli animali da compagnia», pur ribadendo che la priorità resta il servizio alla condotta.
In quest’ottica risulta evidente che le collaborazioni sono fondamentali. Valerio Tabacchi ci ha infatti spiegato che, nelle regioni più popolate, succede che il servizio di picchetto della condotta viene garantito da studi veterinari più grandi con due o tre veterinari che possono darsi il cambio. In Valle Maggia, «per garantire la continuità al servizio e la sostenibilità del carico di lavoro», Demetrio Vadda spiega che può contare «sul prezioso supporto della veterinaria Jolanda Balli, collega con esperienza sul territorio, che contribuisce in modo concreto alla qualità e alla stabilità del servizio di picchetto. Grazie a questa sinergia, è possibile assicurare agli allevatori una presenza competente e affidabile durante tutto l’anno».
Benefici e attrattività
Valerio Tabacchi ricorda l’importanza delle condotte veterinarie: «Aiutano il lavoro degli allevatori che possono contare su una presenza fissa e a costi ridotti, favoriscono il benessere animale e fungono da antenne sul territorio per collaborare con gli Uffici cantonali e federali». «Servirebbe aumentarne l’attrattività, perché risulta chiaro che oggi per un veterinario è più conveniente lavorare in uno studio per animali da compagnia», aggiunge.
Oggi il contributo cantonale annuo della Sezione dell’agricoltura è di 400’000 franchi, da suddividere fra le varie condotte in base a superficie, numero di animali e distanze. Per avere più fondi e migliorare l’attrattività di questo mandato, secondo Sem Genini, segretario della Federazione ticinese delle condotte veterinarie, «ci sono anche altri Uffici cantonali che possono beneficiare della presenza dei veterinari di condotta e che potrebbero dunque fornire un contributo supplementare, come l’Ufficio del veterinario cantonale del Dipartimento della sanità e socialità». Perché come ribadito da più parti, «le sfide strutturali dell’allevamento rendono ancora più preziosa la presenza di professionisti motivati e preparati sul territorio».
Il presidente della Federazione, Andrea Zanini, segnala infine un’ulteriore criticità: «Con un numero di animali da reddito in calo in tutto il Ticino, diminuiscono anche le entrate incassate tramite la tassa che pagano gli allevatori alla condotta per ogni animale detenuto». In questo contesto, precisa Zanini, «la presenza del lupo ha un effetto diretto sulla diminuzione, in particolare, degli effettivi di ovini e caprini».
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