OriginTi: Nuovo capitolo per il mais ticinese
- 7 nov 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Giovedì 30 ottobre alla sede TIOR a Cadenazzo, a conclusione della raccolta, OriginTi si è presentata al pubblico. Nata all’inizio di quest’anno, la società cooperativa di coltivatori di mais da polenta continua a scrivere la storia avviata da Paolo Bassetti nel 2000.

Stessi prodotti ma nuove etichette. Nuovo nome e costituzione di una società cooperativa. Dodici i produttori che coltivano 50 ettari di mais da polenta sui piani di Magadino e del Vedeggio, per una produzione annua di circa 225 tonnellate, sia bio sia convenzionale. Poi OriginTi si occupa anche delle fasi successive: sfogliatura, cernita manuale, essiccazione in pannocchia, sgranatura, pulizia, macinazione integrale e confezionamento. Per la commercializzazione e la gestione amministrativa c’è la collaborazione con la TIOR. E i prodotti in vendita sono più di 20: farina gialla, rossa, bianca e nera. Poi c’è quella precotta, pronta in dodici minuti, per soddisfare i ritmi di una società che non costruisce più camini e che non trascorre più tanto tempo davanti al fuoco a girare la polenta. Nell’assortimento ci sono anche la farina di grano saraceno e quella di castagne. Poi granella per popcorn, tagliatelle per pizzoccheri e le chips di mais tipiche del Messico.
«Partiti da un pugno di granella»
Con queste parole Giacomo Bassetti, presidente della cooperativa, ha raccontato di come era partito nel 2002 il progetto di rivitalizzazione del mais rosso del Ticino, antica varietà conservata da ProSpecieRara. Quasi inutile ricordare che è stato Paolo Bassetti (di cui si era potuto leggere su queste pagine in aprile di quest’anno) ad occuparsi del progetto di salvaguardia e promozione della coltivazione di mais da polenta ticinese. E il mais rosso è solo una delle quattro varietà coltivate dalla cooperativa. OriginTi ha poi fornito qualche momento di storia della polenta in Ticino: «Inizialmente si preparava con farine di vari cereali come il miglio, poi nell’ottocento con il granoturco come la conosciamo oggi». «Si mangiava ogni giorno, anche a colazione, e nelle zone alpine veniva arricchita con panna, burro e ricotta». Poi l’arrivo dell’epoca industriale. «Tra ottocento e novecento la dieta si arricchì con risotto, carne e pasta, riflettendo il passaggio da una società agricola a una più industriale. La polenta rimase però simbolo della tradizione contadina ticinese». «Con l’avvento negli anni 60-70 delle varietà ibride di mais da foraggio la coltivazione delle varietà meno produttive a frattura vitrea (la cui granella è dura e si rompe come il vetro), ideali per la produzione di farina per polenta, è stata rapidamente abbandonata. Per la produzione di farina da polenta i mulini ticinesi attingevano a materie prime estere». Il resto è storia recente: dal 2000 Paolo Bassetti è riuscito, su vasta scala, a portare nei paioli la polenta di mais coltivato in Ticino. E ora è riuscito anche a dare continuità al progetto passando il testimone a OriginTi.
Ci sono slancio ed entusiasmo
«La prima stagione di coltivazione è andata bene», ci ha spiegato Giacomo Bassetti quando gli abbiamo fatto una telefonata il giorno dopo la conferenza stampa. «Quest’anno siamo stati fortunati con il tempo. Non ha praticamente grandinato, solo una volta sul Piano del Vedeggio, ma si è comunque evitato il peggio e il raccolto si è salvato.Qualità e quantità sono buone». E le vendite funzionano? «Abbiamo la fortuna di avere uno smercio già rodato, quello iniziato da Paolo e con il quale si è sempre venduto tutto». E i produttori sono contenti? «Sì sono gli stessi che collaboravano già prima con Paolo». «E la decisione di costituire una società cooperativa è stata presa parlando con loro». «In sostanza ciò che cambia è che non c’è più un’unica figura di riferimento».
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