Oro nero
- 12 mag
- Tempo di lettura: 6 min
Uno sguardo ai letamai e alla loro storia.

Una storia che arriva da lontano
“L’oro nero delle stalle”, così Blaise Hofmann descrive il letamaio nel suo libro “ Il senso della terra”. La sua storia nasce insieme all’allevamento: scarto che diventa prezioso per la crescita di altra vita, prova lampante di come tutto sia connesso in un equilibrio circolare. Hofmann ci porta indietro nel tempo con i suoi racconti, rivisitando la sua esperienza in Svizzera francese negli anni settanta. E il letamaio ha addirittura un capitolo dedicato, il primo, come un’entrata d’onore, contrariamente a come questa parola venga usata nel linguaggio comune. E così si scopre l’orgoglio del nonno, che ne possedeva uno considerato il più curato del paese. O la tradizione di stimare la dote in base alla dimensione del cumulo di letame.
Facendo un pochino di ricerca scopro che la sua importanza si può ritrovare anche nell’etimologia del nome stesso: “letame” deriva dal latino “laetus” e significa fertile ma anche lieto, per sottintendere il risultato di un buon raccolto. In francese invece si dice “Fumier”, a ricordo di una sua caratteristica: il fumo che si innalza in inverno nel processo di fermentazione.
Mi imbatto anche in un articolo con una foto storica sorprendente. In svizzera tedesca infatti riuscivano a trasformare i letamai in vere e proprie opere d’arte. Come pareti venivano usati i fusti intrecciati dei cereali, facendoli assomigliare ad enormi cestini posati da un gigante vicino alle stalle.
Cosa succede in un letamaio
Il letame è costituto dalle deiezioni degli animali e dalla componente vegetale impiegata per la lettiera come paglia e i residui di fieno; questi vengono amalgamati tra loro dal calpestio delle bestie e dalle stesse operazioni di rimozione. Da qui inizia il processo di fermentazione: microorganismi come funghi e batteri si nutrono decomponendo la materia organica e trasformando questi scarti in un concime ricco di nutrienti; azoto, fosforo, potassio, ferro, zinco e calcio. Solo per citarne alcuni.
Ma non è la sola ragione per cui è così importante: tanto vitali come i nutrienti, sono i suoi effetti ammendanti e la sua componente organica viva. I microorganismi presenti aiutano infatti a rendere disponibili per le piante elementi nutritivi altrimenti “bloccati” nel suolo. Con effetto ammendante invece si intende la capacità di migliorare la struttura del terreno, incrementando la porosità e capacità di trattenere l’acqua piovana e di rilasciarla poi gradualmente. Il letame che si trasforma in Humus agisce come una spugna che trattiene acqua e nutrienti e diminuisce il dilavamento, rende il terreno più soffice e facile da lavorare.

Costruzione e calcoli
Come si calcola la grandezza di un letamaio? Ho potuto consultare materiale approfondito e se da una parte ve ne parlo, vi rimando comunque al link con tutto il materiale e le formule di conteggio per chi volesse addentrarsi nei dettagli specifici (https://www.bafu.admin.ch/it/aiuti-esecuzione-acque).
La grandezza del letamaio serve a garantire che non si renda necessario spargere i concimi aziendali liquidi quando il suolo è coperto di neve, gelato, secco o saturo d’acqua. Normalmente si parla di almeno tre mesi per i concimi liquidi e sei per il letame, ma la durata effettiva viene fissata dalle autorità cantonali competenti tenendo conto delle caratteristiche climatiche, del tipo di suolo e della sua esposizione, e ovviamente del tipo di azienda. Il calcolo del volume deve anche tenere conto della media delle precipitazioni atmosferiche ma essere sufficiente a far fronte anche a eventi più intensi come forti nevicate o piogge abbondanti.
La quantità di concime aziendale prodotta in un’azienda agricola può essere calcolata a livello teorico con delle tabelle che, sulla base dei valori relativi ai diversi animali da reddito e in funzione del sistema di stabulazione, garantiscono una stima di volume. Ma le quantità effettive di concimi e acque di scarico, così come la ripartizione tra il colaticcio e il letame, possono discostarsi notevolmente dai valori medi delle tabelle di riferimento e devono quindi essere valutati caso per caso.
Se la costruzione di per sé non è troppo complicata, bisogna fare attenzione a tutto quello che riguarda la tenuta e lo stato delle condotte e delle camere di raccolta, per evitare il rischio di contaminazione potenziale delle acque in caso di fuoriuscita o perdite nel terreno. I prerequisiti essenziali sono: scegliere un suolo adatto che sia in grado di sopportare pesi molto variabili durante l’anno, la giusta inclinazione e dei tombini di raccolta, un fondo del letamaio in cemento con le caratteristiche adeguate perché non si crepi con il gelo. E poi controlli regolari per vedere che tutto sia in ordine.
La Fattoria bio a Ludiano
Vado a parlare con Stefano Antonioli che con la compagna Luana Poggiali-Urietti gestisce l’azienda agricola La Fattoria bio a Ludiano in val di Blenio. Con lui si possono toccare vari argomenti che concernono l’agricoltura: è docente di meccanica agricola presso il Centro Professionale del Verde a Mezzana e lavora per Il Servizio per la Prevenzione degli Infortuni nell’Agricoltura (SPIA). Ma tornando alla loro fattoria, ci sono 100 pecore razza a specchio ProSpecieRara, 12 vacche Pinzgauer, vitelli e 400 galline. Stefano mi mostra il suo letamaio di 90 mq vicino alla stalla. «Qui finisce tutta la lettiera della stalla delle pecore e le feci del piazzale delle mucche; produco abbastanza letame per le superfici che abbiamo, anche perché qui dove siamo noi rispetto ad altri punti della valle il terreno è più argilloso e fertile, rispetto a zone più sabbiose come quelle intorno a Malvaglia». Mi racconta che riprende liquame da una azienda agricola di Dongio. «Come azienda biologica bisogna prendere il letame da altre aziende biologiche, ma spesso queste non hanno surplus; in questo caso se non c’è disponibilità in un certo raggio di km, ci si può rivolgere ad aziende non certificate bio».

Oltre a rimestare il letame, aggiunge dei batteri EM, un insieme di batteri lattici, microorganismi fotosintetici e lieviti presenti normalmente in un suolo sano, per migliorare la decomposizione. Questi sono stati scoperti da un ricercatore giapponese, Tereu Higa negli anni 70, nel tentativo di trovare qualcosa di alternativo e naturale all’uso di prodotti chimici in Giappone. La sperimentazione è durata ben 10 anni per trovare quali ceppi e combinazioni fossero le più efficaci ed ora vengono utilizzati in più di 100 Paesi.
«Mentre il liquame è pronto per essere usato subito, aspetto un anno per usare il letame. Riusciamo a fare 4 tagli e il liquame si può usare anche tra uno sfalcio e l’altro». Mi racconta che per lui la distribuzione del liquame con i tubi a strascico ha come tutto i suoi pro e contro: «Essendo concentrato su delle righe, a volte si possono avere dei problemi di qualità nel foraggio, non è distribuito uniformemente, e può essere che ne rimanga ancora anche quando si sfalcia la volta successiva. Capisco che bisogna trovare delle soluzioni alle emissioni ma non è sempre facile e soprattutto può essere un investimento che non tutti riescono ad ammortizzare».
In una ricerca di Agroscope del 2017, si riscontra che la distribuzione con tubi a strascico riduce del 40% le perdite gassose di NH3, per arrivare al 70% nel caso di iniezione nel suolo direttamente, tecnica quest’ultima meno diffusa per il costo dei macchinari. Si sottolinea anche il costo maggiorato per gli agricoltori per l’investimento nei macchinari.
Nel materiale tecnico, trovo un capitolo proprio su questo, con l’aggiunta che un’alternativa allo spargimento con i tubi a strascico è quello con il getto a ventaglio a patto però che si passi nelle successive 4 ore per incorporare il liquame nel suolo con un qualsiasi macchinario per la lavorazione del terreno. Lo spandimento tramite tubi a strascico è diventato obbligatorio dal 2024; se questo è impossibile per motivi tecnici, per esempio se i terreni sono troppo ripidi o troppo difficili da raggiungere con i macchinari, è possibile ottenere una deroga dalle autorità cantonali (SPAAS).

Nuove soluzioni dall’Olanda
Sempre parlando di emissioni in aria di ammoniaca, tra le misure da intraprendere per ridurle risulta anche separare il prima possibile l’urina e le feci nelle stalle. Se canalette di raccolta dell’urina e pavimenti perforati sono tra le soluzioni più adottate, in Canton Lucerna si sta sperimentando anche un nuovo sistema che arriva dall’Olanda: si chiama Cowtoilet e si tratta di un catino che scende dietro alla mucca mentre sta mangiando e ne raccoglie l’urina ancora prima che arrivi al suolo. La CowToilet sfrutta un riflesso nervoso naturale che innesca il bisogno di urinare. Non appena la mucca ha preso la sua razione di cibo dentro a un box apposito, la CowToilet la stimola a urinare in modo mirato nel dispositivo e stoccare separatamente l’urina.
Sono passata dal parlarvi dei letamai intrecciati ai wc per mucche in un vero e proprio volo pindarico ma non a caso; perché se dobbiamo da un lato tenere vivi ricordi e tradizioni, bisogna avere anche un occhio aperto verso le nuove soluzioni, anche se sono meno romantiche dei cesti dei giganti.
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