Poca pioggia e poco foraggio: dagli alpi e a vallesi guarda con apprensione alle prossime settimane
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Come riferito da Omar Pedrini ai microfoni della RSI a inizio giugno, le scarse precipitazioni del mese di maggio hanno portato a grossi problemi con il foraggio in alta Leventina, ma non solo lì. «Qui in val di Blenio, se faccio il confronto con il fieno dell’anno scorso, siamo a circa il 30%», mi ha detto la scorsa settimana Marisa Martinelli.

Una primavera avara di precipitazioni e un mese di giugno torrido stanno facendo crescere una certa apprensione per le prossime settimane. «Tra primo e secondo taglio», mi dice Omar, «in alta Leventina abbiamo perso circa il 60-70% del fieno rispetto allo scorso anno. E il secondo taglio», prosegue, «l’abbiamo fatto a perdere. Ormai era secco e l’abbiamo sfalciato nella speranza che riparta». I temporali di fine giugno hanno mitigato solo in parte la situazione sugli alpi e le preoccupazioni ora sono legate alle prossime settimane e ai prossimi mesi. «Oramai il foraggio perso è andato e si lavora per avere almeno il pascolo in autunno», prosegue il presidente dell’Unione Contadini Ticinesi. L’equilibrio tra la produzione di foraggio a valle e la possibilità per gli animali di alimentarsi all’alpe sono infatti strettamente legati. «Se saremo costretti a scaricare gli alpi in anticipo e continua un clima così, il rischio è che a Natale ci saranno diverse aziende che avranno già finito il fieno da dare agli animali».
Da più parti mi è stato riferito di fieno bruciato o che è maturato troppo in fretta e di un secondo taglio che ha reso poco o niente, anche se, come spesso accade, ci sono sempre delle eccezioni e la pioggia caduta nell’ultima settimana di giugno è risultata più abbondante nell’alto Ticino rispetto al Ticino centro meridionale e qualche risultato sugli alpeggi l’ha prodotto.
Resta il fatto che, come riportato dal sito di MeteoSvizzera, l’ondata di caldo di fine giugno 2026 «è stata estrema per la combinazione di durata e intensità e ha portato al raggiungimento di numerosi record storici». Anche se, in base a quanto mi è stato detto da più persone, ad aver pesato sullo sviluppo vegetativo per prati e pascoli soprattutto nell’alto Ticino è stata la scarsità di precipitazioni di aprile e il calo delle temperature in maggio. «Diciamo che c’è già stata una combinazione di fattori in primavera che ha bloccato la partenza della vegetazione», mi ha riferito ad esempio Omar Pedrini.

Le strategie dei pastori e casare che lavorano come se niente fosse
Al telefono, e in una o due occasioni di persona, ho potuto chiedere anche ad alcuni pastori come se la stessero cavando. Aspettavano tutti con trepidazione la data di mercoledì primo luglio, in cui erano stati annunciati temporali. «Al momento pascolo la parte bassa dell’alpe, sotto gli alberi», mi ha scritto Flavia Anastasia che all’alpe Montoia porta le sue capre poco sotto la vetta del del Monte Tamaro, dalla parte del Gambarogno, «perché l’erba sta bruciando tutta».
E anche Davide, pastore all’Alpe Pian Laghetto in Val di Blenio, mi ha detto che «l’erba migliore adesso è sotto gli alberi, gli animali stamattina li porto lì», così lunedì 29 giugno. È partito con le vacche che eran circa le 8 e il primo pensiero che ho avuto guardandolo scendere è stato che, considerato che eravamo a circa 1’900 metri di quota, faceva davvero caldo.
In caseificio Eva stava casando le forme di giornata; le aperture a feritoia delle finestre rivolte a ovest un po’ riducevano l’umidità, ma si sudava abbondantemente anche solo a guardarla. Al caldo lei non badava molto e continuava a lavorare come se niente fosse; cercando di trovare una soluzione ad ogni piccolo imprevisto. Grazie a una manualità consolidata da anni di esperienza, taglio della cagliata, estrazione e messa in forma, sembravano quasi procedere in automatico. A impressionarmi sono stati però soprattutto lo sguardo e il pensiero di Eva sempre rivolti all’azione successiva da compiere. In sostanza, nonostante le temperature fuori dalla norma la produzione a Pian Laghetto procede e anche in cantina, grazie ad un sistema di raffreddamento installato di recente, non ci sono problemi né di temperatura né di umidità. Va in ogni caso sottolineato come tutto questo sia possibile grazie alla presenza di acqua potabile, necessaria per tutti i lavori in caseificio e per la pulizia degli impianti di mungitura. E all’impegno degli alpigiani che lavorano come sempre.
Anche Matteo Franzinelli, incontrato a Surda – un pascolo intermedio di Piandios a 1’500 metri di quota, sempre in Val di Blenio – mi dice che di erba ce n’è davvero poca «con meno animali siamo avanti di due o tre giorni rispetto all’anno scorso». Questo vuol dire che dovranno anticipare la salita all’altro corte, perché l’erba è già quasi finita, «La situazione meteorologica che c’è quest’anno è terribile. Tutti quelli che stanno facendo fieno in basso se ne stanno rendendo conto della differenza di balloni da un anno all’altro». Dei brevi temporali che ci sono stati in Val di Blenio, Matteo mi dice che «qualcosina han fatto, però era meglio se pioveva un giorno solo da mattina a sera».

Per le bovine la temperatura ideale si situa attorno ai 15-18°C, grazie al calore generato dalla fermentazione nel rumine hanno una grande resistenza al freddo, iniziano a soffrire lo stress da caldo già quando la temperatura supera i 18° soprattutto in presenza di un tasso di umidità elevato. La differenza legata alla percentuale di umidità la percepiamo chiaramente anche noi, basti pensare allo scorso giovedì, 2 luglio, in cui nel giro di una notte si è ridotta notevolmente. «L’anno scorso quando sono arrivato io», mi dice Palmiro, uno dei pastori di Surda, «qua faceva freddo, pioveva e le mucche il latte lo tenevan bene. Quest’anno mangian meno, sono affaticate, e fanno meno latte». «Tanta erba ormai è avanti, ha già fatto fiore, c’è tanta fibra, quindi non è erba ricca», prosegue Duccio. «Io è da aprile che sono qua e ha fatto solo due giorni d’acqua bella».
Anche Matteo Ambrosini, dall’alpe Porcaresc in Val Onsernone, mi scrive che i temporali di fine giugno-inizio luglio non hanno portato nemmeno una goccia d’acqua sul suo alpe, «È come se ci avessero girato intorno», prosegue, «Qui continua ad essere dura: poca o pochissima erba e dove c’è, è secca. E l’acqua delle sorgenti è davvero pochissima, basta appena».

Cercare soluzioni al caldo e alla mancanza di precipitazioni
L’ondata di caldo eccezionale che ha colpito l’Europa nel mese di giugno e che in Ticino si sta ancora protraendo sta riempiendo le pagine dei giornali e, a parte questo resoconto parziale di quanto succede in Ticino, a livello nazionale negli scorsi giorni la Società svizzera di economia alpestre (SSEA) ha diffuso un comunicato in cui invitava gli alpeggi colpiti dalla penuria d’acqua a prepararsi per tempo «adottando misure d’emergenza». Nel medesimo comunicato la SSEA ha invitato gli alpeggi che dispongono di buone riserve idriche, «a mettere a disposizione d’altri eventuali posti per l’estivazione». Sulla piattaforma di Zalp (zalp.ch/postidalpeggio) si sono infatti già annunciati alcuni allevatori, con la specifica all’inizio dell’annuncio: «A causa della siccità cerco…» Un’altra indicazione, fornita sempre dalla SSEA, consiste nel segnalare per tempo all’Ufficio preposto se il carico del bestiame scende al di sotto del 75% della norma, così da evitare una riduzione dei contributi.
Delle alte temperature e della penuria di precipitazioni registrate quest’anno l’Unione Contadini Ticinesi ha già discusso con gli Uffici preposti del Cantone. A breve ci saranno nuovi incontri per capire come procedere. Anche a livello federale la situazione è critica e l’Unione Svizzera dei Contadini sta valutando quali misure mettere in atto.
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