Quarant’anni di Scuola in Fattoria: scolari e istituzioni sotto lo stesso capannone
- 19 set 2025
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Martedì 9 settembre alla Fattoria Ponzio si è festeggiato questo importante traguardo con diverse attività pratiche, spazi di dialogo e buon mangiare. Il progetto condotto in Ticino da Anita Tomaszewska per l’Unione Contadini Ticinesi (UCT) compie 40 anni.

Per usare le parole di un bambino al termine dell’at- tività proposta dall’agricol- tore Mauro Bessler − ma che si possono tranquilla- mente estendere a tutta la giornata − «è stato bello!». All’inizio della settimana scorsa, fra l’aia e i vicoli della Fattoria Ponzio a Sant’Antonino c’erano quat- tro classi di scuola elementare che a rotazione si fermavano nelle quattro postazioni didattiche organizzate per l’occasione: quella di Mauro Bessler dell’azienda Valmara di Arogno, di Monica e Dario Giandeini della fattoria Rampiga di Banco di Bedigliora, di Giuseppe Crosta di CatiBio di Sant’Antonino e dei padroni di casa: Renata Ponzio e Tania Sciarini. A completare questa giornata di festeggiamenti per i 40 anni del progetto nazionale Scuola in Fattoria promosso dall’Unione Svizzera dei Contadini (USC), ci sono stati i discorsi ufficiali. Sono seguiti un aperitivo e un pranzo a base di prodotti locali preparati dall’Associazione Donne Contadine Ticinesi con la collaborazione dei momò Giorgio Pusterla e Alessandro “Ciao Brütt” Francini che hanno cucinato la polenta di mais ticinese macinato al Mulino di Bruzella.
«Oltre 60’000 scolari all’anno» per «un contatto diretto con la realtà»
Andreas Reichmut, responsabile di Scuola in Fattoria a livello nazionale, ha parlato di «oltre 60’000 scolari in Svizzera all’anno che visitano le aziende iscritte al progetto». «Scoprire, sperimentare, imparare»: ha ricordato il motto di questa iniziativa «fondamentale per la comprensione reciproca fra agricoltura e società». «Oggi più importante che mai» ha aggiunto. Dopodiché, a prendere la parola per il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), è stata la Consigliera di Stato Marina Carobbio. Fino all’anno scorso, lo ricordiamo, il progetto Scuola in Fattoria non ha mai ricevuto finanziamenti dal DECS, ma ora, e almeno per i prossimi tre anni, la situazione e la sensibilità sul tema sono cambiate. La Consigliera di Stato ha parlato della soddisfazione di sostenere questo progetto in quanto «a causa dei cambiamenti della società, lo stile di vita è sempre più sedentario», con ripercussioni «sull’equilibrio, la motricità e la capacità di relazione. Per questo come DECS vogliamo favorire occasioni come questa: di apprendimento all’aperto per riportare le bambine e i bambini a un contatto diretto con la realtà che li circonda, il territorio, la natura». Perché, ha ricordato Marina Carobbio: «L’agricoltura racconta chi siamo e da dove veniamo». Di questo «valore profondo del rapporto fra uomo e natura» ha parlato anche la sindaca di Sant’Antonino, Simona Zinniker: «questa finestra sul mondo agricolo permette di apprezzare il lavoro paziente e costante delle famiglie contadine». «Per diventare consumatori responsabili e consapevoli», le ha fatto eco il capo Sezione agricoltura del Canton Ticino, Daniele Fumagalli. La Sezione agricoltura fornisce un sostegno al progetto già da diversi anni e il caposezione ha parlato proprio della soddisfazione di supportarlo, «perché il contributo che le aziende agricole apportano all’interesse pubblico non si limita a offrire prodotti sani, locali e di qualità, ma si estende all’educazione dei giovani e alla cura del territorio».
Stallone, giumenta e bue
In stalla, gli scolari armati di scope e rastrelli avvicinavano il fieno alle mucche sotto la supervisione di Tania Sciarini. Renata Ponzio li accompagnava a conoscere tutti gli animali della fattoria e, come dice lei,«a fargli perdere la paura». Infatti Renata ci ha spiegato che quando i bambini arrivano in fattoria «è tutto un “che puzza che schifo” e hanno timore ad avvicinarsi troppo agli animali». «Alla fine della giornata questo distacco scompare».

L’attività di CatiBio era invece incentrata sull’importanza degli insetti utili e della coltivazione di fiori ed erbe medicinali per attirarli. Dopo l’introduzione, gli scolari hanno preparato vasetti con semi di fiordaliso e calendula da trapiantare nell’orto di casa («per chi ce l’ha»), in quello scolastico o in quello dei nonni. L’attività dei Giandeini consisteva invece in una conversazione sugli animali, in cui venivano stimolati i cinque sensi per permettere al cervello di conoscere ed elaborare la realtà. E una volta elaborata dal cervello, solo una terminologia corretta può esprimere i concetti vissuti. Stallone, Giumenta e Bue erano termini sconosciuti per la maggior parte dei bambini. Uno di loro ha azzardato a rispondere che il cavallo «ruggisce», quando gli è stato chiesto che verso faceva ma è stato subito corretto da una compagna. Il coniglio, tra l’altro, per chi non lo sapesse, ziga. Anche nella postazione di Mauro Bessler si è dimostrato come la terminologia legata alla lavorazione del grano stia sparendo. «Mietere» e «trebbiare» sono sì termini che ancora oggi vengono masticati, ma non metaforicamente nel senso di “masticare un linguaggio”, bensì letteralmente: la mietitura e la trebbiatura vengono masticate a tavola quando si mangia «il pane, la pasta e la pizza», come hanno risposto gli scolari che sapevano cosa si produce col grano. Nonostante i due termini sconosciuti, nel percorso dal campo alla tavola di Mauro i bambini hanno comunque potuto partecipare alla pulizia dei grani dai sassolini e da altri residui, per poi passare alla macinazione, alla doppia setacciatura per ricavare prima la farina e poi la semola, per poi insacchettare. Ma prima dell’insacchettamento si rimescolavano crusca, semola e farina perché «quella che facciamo oggi è farina integrale», ha spiegato Mauro. «Ma è più buona quella comprata», ha aggiunto un bambino dopo l’assaggio.
«Dipende dai gusti», ha risposto Mauro, «se vuoi te la vendo, così è comprata», ha scherzato. «È un’esperienza arricchente anche per noi docenti», ci ha spiegato una maestra. «Noi ci possiamo preparare sui libri ma non capita tutti i giorni di fare la farina».

Costi e progetti futuri
Tornando alla parte della giornata dei discorsi ufficiali, il presidente dell’UCT Omar Pedrini ha esposto alcune considerazioni e i progetti futuri: «Il distacco dal settore agricolo ha la conseguenza di trovarci nella tendenza di avere aziende sempre più grandi e sempre meno piccoli contadini». «È qui che si inserisce questo progetto dell’USC», ha aggiunto, «per presentare ai giovani le nostre attività, i nostri compiti, i nostri ruoli e le nostre difficoltà». «Per presentarli», ha rimarcato, «non solo agli allievi ma anche ai docenti». Il rammarico espresso da Pedrini – ma per il quale si sta lavorando attualmente – è «che in Ticino le scuole che visitano le aziende sono prevalentemente elementari, ma noi vogliamo portare la Scuola in Fattoria anche per i giovani adulti nelle scuole medie e superiori». In- fine il presidente UCT ha menzionato le difficoltà economiche: «Le finanze delle scuole sono sempre sotto pressione e non sempre riescono a finanziare quest’attività. Ma bisognerebbe riuscire a trovare un sistema di favorire queste attività per far sì che più scuole possano partecipare al progetto. Soprattutto quelle di città».
Ricordiamo che tutte le aziende che accolgono le scolaresche in Ticino sono 44 e visionabili sul sito: www.scuolainfattoria.ch
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