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San Martino, dove la tradizione si rinnova

  • 14 nov 2025
  • Tempo di lettura: 7 min

Da pochi giorni si è conclusa la tradizionale Fiera di San Martino di Mendrisio. Tra gli eventi principali, il Salone del vino e del formaggio, le attività didattiche di Scuola in fattoria e la Parata della zucca.


Uno scatto della folla presente a San Martino.
Uno scatto della folla presente a San Martino.

Una giornata di festa per tutti

Sabato mattina, intorno alle undici, arriviamo tra la folla già in fermento. È una splendida giornata autunnale: mite, soleggiata e profumata di cippato fresco. L’odore del legno si mescola al primo fumo delle griglie, segnale che la festa è entrata nel vivo. La prima immagine che ci accoglie è quella di una bambina con il viso pitturato da gatto, in sella a un cavallo, che sorride mentre fa un giro nel recinto degli animali. Poco lontano, altri bimbi accarezzano mucche, cavalli e asini, seguiti da genitori armati di telefoni e sorrisi. Il capannone degli animali è gremito: famiglie e persone di ogni età scattano foto, accarezzano gli animali, chiedono nomi e curiosità.

A decretare il successo della manifestazione sono stati soprattutto giovani e famiglie, provenienti da ogni angolo del cantone. «La Fiera di San Martino è una di quelle feste che non deludono mai», ci dice una mamma. «C’è tanto da vedere, da mangiare e una quantità infinita di attività. È anche l’occasione per rivedere tanti conoscenti». Per molti, la fiera resta un appuntamento imprescindibile dell’autunno ticinese.

 

Anche l’affluenza è stata un successo

Per il Dicastero Cultura, eventi e sport della Città di Mendrisio, l’edizione 2024 aveva già registrato un’affluenza eccezionale, favorita anche dal bel tempo e quest’anno i risultati sembrano essere ancora più positivi, sia per la partecipazione del pubblico sia per il coinvolgimento generale. Ma se i numeri variano un po’, il clima resta invariato: conviviale, rurale, capace di unire cittadini e contadini in un’unica festa. Spostandoci verso il centro della festa, l’aria cambia: le urla dei bambini sui gonfiabili lasciano spazio al crepitio delle griglie e alla musica. Vicino alla chiesa dei Santi Martino e Rocco, il fumo delle luganighe avvolge l’aria e i tavoli iniziano a riempirsi. C’è chi fa la fila per un piatto di polenta e formaggio, chi cerca posto nei capannoni, chi si accomoda sui muretti della chiesa trasformati in tavolate improvvisate. «C’è spazio nei capannoni per mangiare, ma non all’esterno», ci segnala un visitatore. Ma basta poco per ritrovare il sorriso: giostre, risate e chiacchiere riportano subito il buonumore.


Al recinto delle mucche.
Al recinto delle mucche.


Irene Petraglio del Mulino di Bruzella.
Irene Petraglio del Mulino di Bruzella.

Tutto bene, sì. Ma qualcosa è cambiato

La Fiera di San Martino 2025 si chiude con entusiasmo e una grande affluenza di pubblico: un successo, certo,  ma non senza qualche interrogativo. Accanto al racconto di una festa piena di vita, alcuni produttori condividono un sentimento di nostalgia: San Martino non è più la stessa. C’è chi la ricorda più raccolta, più agricola, più intima. Oggi è cresciuta, forse troppo: più musica, più street food, più capannoni. E con la modernità, anche i ritmi e le abitudini della festa sono cambiati. Tra i protagonisti storici della fiera c’è il Mulino di Bruzella, presente da quasi trent’anni con il suo mais rosso e giallo macinato a pietra. «La fiera è cambiata, il legame umano un po’ perso», ci racconta Irene Petraglio, la mugnaia. «C’è nostalgia per quella di una volta: era più agricola, più umana. Ora sembra un mercato moderno, dove il rapporto tra chi produce e chi compra è più distante». Eppure, per lei San Martino resta fondamentale: «Solitamente, sull’arco di un’edizione, arriviamo a vendere fino a 1’500 chili di farina e biscotti. Ma il valore vero è far conoscere la nostra storia, la Valle di Muggio e il lavoro dietro ogni granello. È questo che dà senso a esserci».

 

Una fiera che cambia volto

L’edizione 2025 sarà ricordata anche per la nuova disposizione delle bancarelle. Il Municipio di Mendrisio ha spiegato che la misura risponde a esigenze logistiche e di sicurezza, ma alcuni produttori si sono lamentati di un minore passaggio, scarsa illuminazione e spazi ridotti. Un’interrogazione al Comune da parte della Lega dei Ticinesi, risalente a fine ottobre, ha chiesto chiarimenti: lo spostamento ha di fatto creato due aree, una centrale e festiva, e un’altra più periferica, dedicata ai produttori. Tuttavia, a fine fiera, la Città di Mendrisio ha tracciato un bilancio positivo. «Il nuovo assetto delle bancarelle, inizialmente accolto con qualche perplessità, sembra aver convinto la maggior parte degli espositori». Molti hanno infatti riconosciuto i vantaggi della nuova disposizione: più visibilità, maggiore ordine e percorsi più fluidi per il pubblico. «Abbiamo ricevuto diversi ringraziamenti – aggiunge il Comune – che confermano come la nuova collocazione abbia reso l’area più accogliente e partecipata».

 

Marina Martinali ha parlato del legame tra il Mendrisiotto e la Val di Blenio.
Marina Martinali ha parlato del legame tra il Mendrisiotto e la Val di Blenio.

Un giro di impressioni

Dietro al banco dei Salumi del Pin si respira mezzo secolo di storia. «Siamo alla terza generazione», ci racconta il venditore di Angelo Valsangiacomo. «San Martino è come il Natale: anche se piove, tu ci sei. Fa parte della vita». Quest’anno però il cambio di posizione si è fatto sentire: «Eravamo davanti alla Gioventù Rurale, gli altri anni, in una posizione fantastica. Ora siamo più in fondo e la gente arriva con più fatica». Nonostante tutto, il banco – famoso per i salametti di cavallo, asino, cinghiale e maiale – resta tra i più visitati. «Il segreto è la semplicità: facciamo solo salumi, e chi ci conosce ci trova comunque».

Marina Martinali invece nella sua roulotte vende i formaggi prodotti da lei e dalla sua famiglia: crenga, funtaleggio e il bilarou, un erborinato al latte di mucca. «L’anno scorso eravamo vicino alla chiesa, ora siamo un po’ più isolate», mi spiega, «però c’è più spazio, e la gente guarda meglio i nostri prodotti». La loro azienda agricola in Val di Blenio dispone di un piccolo caseificio in cui trasformano il latte. Il legame con il Mendrisiotto è piuttosto solido: «Molti clienti ci conoscono da anni, spesso grazie a legami familiari o alle vecchie colonie. È una rete che resiste». Taras Jones, apicoltore della Valle di Muggio, presente da quindici anni con formaggi e da quattro con il miele, si dice soddisfatto: «All’inizio eravamo tutti un po’ preoccupati, ma qui c’è più spazio, la gente cammina meglio e si ferma volentieri. Quando eravamo vicini ai capannoni, la gente veniva più per mangiare, qui invece si interessa ai prodotti». Quest’anno per lui è stato eccezionale: «La stagione del miele è stata ottima. Ho prodotto una tonnellata di miele di castagno, tiglio e millefiori, vincendo anche la medaglia d’oro al concorso svizzero dei prodotti regionali. È una grande soddisfazione».

 

Tra passato e presente: una festa che resta

Tra griglie fumanti, farine macinate a pietra, miele, salumi e formaggi, la manifestazione continua a raccontare una storia antica, fatta di persone, lavoro e territorio.

Ogni anno qualcosa cambia, ma lo spirito resta: quello di un cantone che si riconosce nella festa di Mendrisio, nei suoi odori e nelle sue voci. Una tradizione che non si limita a sopravvivere – ma si rinnova, fiera dopo fiera, come fa da oltre cinque secoli.


«Ma esiste ancora chi fa la farina?»

Questa battuta è stata riportata da Alessandro Fontana, direttore e titolare del Mulino di Maroggia, nel corso della Conferenza organizzata sabato pomeriggio a San Martino dalla Scuola universitaria professionale bernese BFH-HAFL e dall’Unione Contadini Ticinesi dal titolo: “L’importanza di agronomi ed agricoltori per l’economia e la sostenibilità del Paese”.

 

I relatori che hanno partecipato alla conferenza organizzata dalla Scuola universitaria professionale di Berna BFH-HAFL e dall’Unione Contadini Ticinesi. Da sinistra: Lorenzo Tognola, Andrea Zanini, Daniele Fumagalli, Alessandro Fontana, Peter Spring e Alvaro Forni.
I relatori che hanno partecipato alla conferenza organizzata dalla Scuola universitaria professionale di Berna BFH-HAFL e dall’Unione Contadini Ticinesi. Da sinistra: Lorenzo Tognola, Andrea Zanini, Daniele Fumagalli, Alessandro Fontana, Peter Spring e Alvaro Forni.

È una delle domande più frequenti che si sente rivolgere quando incontra persone che non conosce. L’aneddoto, riportato da Fontana, è servito ad evidenziare come spesso quanto viene fatto dal primario, e anche a livello di filiera, sia dato per scontato dalla maggior parte della popolazione.

L’aspetto, legato alla considerazione marginale che troppo spesso viene riservata alla produzione agricola, è stato sottolineato anche da Daniele Fumagalli, capo della Sezione dell’agricoltura del Cantone, che in apertura del proprio intervento ha sottolineato come pur essendo l’agricoltura una parte fondamentale della nostra economia, venga troppo spesso trascurata oppure data per scontata. Anche a livello di istruzione gli economisti infatti tendono a concentrarsi più sul settore dell’industria o dei servizi rispetto al primario. E questo nonostante l’agricoltura garantisca la sicurezza alimentare, sia parte della nostra identità culturale e plasmi anche il paesaggio che ci circonda. Sollecitato da Lorenzo Tognola, referente per la HAFL in Ticino e moderatore dell’incontro, Peter Spring, vicedirettore della Scuola universitaria professionale di Berna, ha presentato invece i quattro aspetti centrali del settore sui quali si concentra la ricerca applicata dell’Istituto. Al primo posto c’è la sicurezza alimentare, che va garantita con la produzione di derrate alimentari di qualità; al secondo la creazione di valore aggiunto e occupazione, soprattutto nelle regioni rurali e periferiche; al terzo la cura del paesaggio, di cui beneficiano anche settori estranei a quello agroalimentare come ad esempio il turismo e, da ultimo, il ruolo fondamentale che il settore riveste nella lotta al cambiamento climatico e nella promozione della biodiversità.

 

Andrea Zanini, membro della direttiva dell’Unione Contadini Ticinesi, ha invece ricordato che il ruolo principe dell’agricoltura resta quello di produrre derrate alimentari e, dopo aver ribadito la necessità di avere persone formate e competenti in agricoltura, nell’industria così come nell’amministrazione cantonale, ha anche sottolineato la necessità costante di ottenere un maggior sostegno da parte della politica.

 

L’ultimo intervento alla conferenza è stato quello di Alvaro Forni, agricoltore agronomo ed ex studente BFH-HAFL, che ha dichiarato come lo studio concluso nel 2022 gli abbia permesso di adottare un approccio più sistemico del settore che comprende aspetti sociali, economici e di sostenibilità. È in questa sfera molto complessa e in continua evoluzione che il ruolo di agricoltori e agronomi si rivela cruciale per tutta la popolazione.


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