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Siamo anche giardinieri di montagna

  • 5 set 2025
  • Tempo di lettura: 5 min

Il ruolo dell’agricoltore è mutato nei secoli, dall’agricoltura di sus­sistenza al ruolo anche di giardiniere di montagna. Una defi­nizione che piace a Livio Ghidotti che abbiamo incontrato durante la fienagione a Deggio.


Agridecc, l'azieda agricola della famiglia Ghidotti a Deggio sopra Quinto in Leventina.
Agridecc, l'azieda agricola della famiglia Ghidotti a Deggio sopra Quinto in Leventina.

Arrivo a Deggio, frazione di Quinto, che saranno all’incirca le nove e mez­za di mattina. È la prima volta che mi imbatto in quel paesino incollato so­pra la montagna e appena sotto il cielo. Fa caldo ovunque ma a Deggio si respira ancora.

So che Livio Ghidotti è l’unico agricoltore in quel luogo e la sua azienda Agridecc non deve essere difficile da individuare. È sopra il paese, distesa su un appezzamento di terreno che poi scoprirò essere stato inserito in zona rossa per il pericolo valanghe dopo la sua edificazione nel 2003.


C’è un elicottero che vola sopra la mia testa e fa un baccano infernale, trasporta una benna rossa appesa a una cordina che penzola avanti e indietro. Intravedo Livio indaffarato sul suo mezzo cingolato che la cari­ca di ghiaia, anche qui, come scoprirò più tardi da lui stesso, si tratta di materiale franato due anni fa pro­prio dietro la sua stalla. La bonifica è in corso da pa­recchio tempo e Livio non molla il suo escavatore per venirmi incontro, ormai si sa, i voli con l’elicottero sono conteggiati al minuto. Mi rendo conto che devo lasciarlo lavorare e lui mi fa un cenno di saluto e pro­segue a testa bassa. Decido allora di tornare in paese, mi addentro nel nucleo per scoprire chi ci abita men­tre lui termina il suo lavoro. Incontro alcune persone alle quali chiedo conferma, la stalla è proprio quella che cercavo e non potevo certo sbagliarmi trattandosi dell’unica azienda presente a Deggio.


Il tempo passa e l’elicottero lascia la stalla di Livio così posso finalmente raggiungerlo sul posto: «Scusa­mi ma non potevo proprio smettere quando sei arriva­ta», mi dice mentre mi tende la mano scendendo dal mezzo cingolato e si presenta. «Questa è la mia azien­da, e qui posso mostrarti cosa accade durante la sta­gione estiva mentre le nostre Brune si trovano all’alpe».


Il ruolo fondamentale della famiglia

Livio di mucche da latte ne ha una trentina e la stalla mi sembra addirittura echeggiare quando entriamo e la troviamo completamente vuota: «Questo è ciò che stavo facendo prima dell’arrivo dell’elicottero, stavo dando gli ultimi ritocchi alla stalla con l’idropulitri­ce». Non è facile immaginarsi cosa ci sia da fare in una stalla quando le mucche sono all’alpe.


Livio mi racconta che la fienagione è solo uno dei grossi lavori che lo impegnano per tutto il periodo estivo. Poi ci sono le manutenzioni alla stalla e la le­gna da tagliare per l’inverno. Per fortuna nella mia azienda non lavoro mai da solo, mi aiutano tutti. «In realtà siamo una grande famiglia allargata, oltre a mia moglie Sabrina e alle nostre due figlie, ci sono infatti anche i figli di mia moglie, nati precedentemente al nostro legame, che ci aiutano nei lavori in azienda. In­somma, sono fortunato, se non avessi tutti loro a dar­mi una mano non sarei potuto arrivare dove sono oggi». Ad ascoltarci ci sono anche Alessia e Alice che sono sempre presenti in stalla con il padre, hanno 12 e 15 anni, e si stanno occupando di due caprette rima­ste lì durante l’estate. «Ci sono anche diverse manzet­te che ho tenuto in paese e non ho portato all’alpe. Mi servono a tenere puliti tutti quei terreni difficili da falciare».Per Livio è molto importante riuscire a tene­re in ordine i pascoli che gli sono stati affidati dagli agricoltori che c’erano un tempo a Deggio e che ormai hanno cessato la loro attività. «Oltre a voler portare avanti il lavoro di chi mi ha preceduto, ritengo che sia importante impegnarsi al meglio per mantenere at­trattivo il paesaggio, anche a livello turistico. Per que­sto, oltre a considerarmi un allevatore, mi piace anche definirmi un giardiniere di montagna».


Livio alle prese con l'idropulitrice nella sua stalla per la preparazione al rientro delle sue Brune.
Livio alle prese con l'idropulitrice nella sua stalla per la preparazione al rientro delle sue Brune.

La pausa estiva

Livio non ci gira tanto intorno: «La famiglia per me viene prima di tutto e siccome mi aiuta sempre duran­te l’anno con l’azienda, d’estate è anche giusto che soddisfi il loro desiderio di andare al mare». Quest’an­no, come tutti gli anni, si sono presi dieci giorni e li hanno trascorsi in Romagna. «Di solito andiamo solo noi quattro, ma se capita vengono anche Sonia e il suo ragazzo Christian, Lisa e Lorenzo. Sono tutti ragazzi volenterosi che non appena possono raggiungono l’a­zienda dopo il lavoro per dare una mano». Per questo Livio ritiene che prendersi un attimo per stare lontano dal loro mondo sia utile e rafforzi i legami. «Quando torniamo siamo tutti più rilassati e riprendiamo di gran lena con la fienagione e i lavori rimasti indietro. Siamo molto affiatati e tutti nutriamo un grande inte­resse per le attività che si svolgono in azienda». Pro­prio per questo la domanda sorge spontanea: ci sarà qualcuno di loro intenzionato a proseguire con l’atti­vità? «Sì, sembra che mia figlia Alice sia interessata a seguire le mie orme. Già in seconda media mi ha chiesto come avrebbe potuto fare per entrare a far parte dell’azienda. Da allora ci siamo attivati e senza mai imporci nelle sue scelte professionali, siamo stati indirizzati verso la scuola agraria del Plantahof. Quest’anno ha così iniziato un corso intensivo di tede­sco all’Ortega Schule di San Gallo che le permetterà di affrontare la scuola di Landquart con una buona base di tedesco. Avevamo anche considerato la possi­bilità dell’Istituto agrario di Mezzana ma alla fine ab­biamo optato per una scuola in lingua tedesca così da permetterle di acquisire la lingua straniera al meglio, un’opportunità che ritengo fondamentale per i giovani di tutte le professioni».


Non solo giardinieri di montagna

Il ruolo dell’agricoltore è quello di conservare la bel­lezza del territorio nazionale, e i contadini di monta­gna, sono come i giardinieri che devono tenere in ordine i pascoli e il paesaggio rurale. «È anche fonda­mentale poter produrre il foraggio per le proprie muc­che così da poter consegnare il latte al Caseificio del Gottardo senza ricorrere a insilati». «Per questo», spiega Livio, «il fieno ci dà tanto da fare ma anche tanta soddisfazione». E mentre Livio me lo racconta: Sabrina con il soffiatore, Alice e Alessia con i rastrel­li si avviano verso un terreno impervio appena falcia­to a raccogliere il ridisiv (il fieno di secondo taglio o agostano). Li osservo da dietro e mi sembrano felici, ma avranno ancora qualcosa da realizzare nella vita? Livio si gira e pare avermi letto nel pensiero: «Biso­gna sempre avere un sogno nel cassetto: noi vorrem­mo aprire un piccolo agriturismo e costruirci un caseificio annesso».

Il profilo dell’azienda di Livio Ghidotti si trova su In­stagram: “Agridecc”.

 

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