Suolo: alla base del futuro
- 31 ott 2025
- Tempo di lettura: 6 min
Uno sguardo alla prima edizione de La Giornata Cantonale sulla fertilità del suolo.

Martedì 7 ottobre, si è svolta al Campus di ricerca di Cadenazzo una giornata incentrata su vari aspetti riguardanti il suolo, il suo utilizzo e la sua preservazione. Altissima la partecipazione, con 150 iscritti, tra esperti del settore, agricoltori e studenti di Mezzana; otto le postazioni presenti nel campus dove si sono affrontate varie tematiche, con dimostrazioni e risultati delle ricerche. Ma scendiamo un po’ più nel dettaglio.
La giornata è stata organizzata dall’Associazione degli Orticoltori OrTi, coadiuvata dalla Sezione dell’agricoltura e da Agridea. I lavori sono stati aperti dal presidente OrTi Andrea Zanini che ha lasciato la parola a Dominique Mazzi, responsabile Centro competenza neobiota di Agroscope, che ha fornito un’introduzione tecnica alla giornata che si è conclusa con il saluto di Omar Pedrini, presidente UCT, che ha sottolineato l’importanza del suolo per tutto il primario.
Mio malgrado sono riuscita a seguire solo sei delle otto presentazioni, e qui di seguito vi racconto di ognuna quello che mi ha maggiormente colpito.
Fertilità e ammendanti organici: Tricomix SA, Verora SA e Biogas Ticino SA
In questa postazione il focus era incentrato sulla fertilità del suolo e la sua importanza. La prima a parlare è stata Lara Bassi, amministratrice di Tricomix SA, impianto di compostaggio con robot per la lavorazione del compost a Cadenazzo. Ben il 90% degli scarti vegetali da loro utilizzati riesce a tornare sui campi: ma come funziona il processo? Inizia con la raccolta degli scarti, che poi vengono macinati e posizionati dentro a box appositi. Qui entra in gioco l’automatizzazione, per il controllo di temperatura, ossigeno e umidità. Lara Bassi ci ha spiegato che c’è ancora un grande lavoro da fare manualmente per dividere gli scarti vegetali dagli altri rifiuti. Ci ha mostrato alcune fotografie di grandi quantità di plastiche e altri materiali trovati tra gli scarti organici, e mi ha sorpreso apprendere che anche le stoviglie biodegradabili devono essere scartate, perché non si trasformano in compost in tempo utile. Il rifiuto più insidioso da discernere? Le capsule del caffè biodegradabili, quasi indistinguibili da quelle che non lo sono. Ha concluso dicendo «tutto è biodegradabile nel lungo periodo, ma non tutto è compostabile».
La parola è poi passata a Fredy Abäferli, rappresentate di Verora SA, associazione di agricoltori che compostano gli scarti vegetali mischiandoli a terra e letame. Utilizzando questa tecnica da 30 anni, Verora SA provvede anche a fare istruzione e controllo di qualità per tutta la Svizzera. Da 15 anni, inoltre, producono carbone vegetale, conosciuto come biochar, a partire da trucioli di legno con qualità alimentari: un prodotto che può essere integrato anche nei mangimi dei bovini, aumentando così il carico di nutrienti del letame stesso. Questi accorgimenti, negli anni, producono un terreno sempre più sano che riesce ad autoregolarsi senza bisogno di aggiunte particolari di fertilizzanti.
L’ultimo intervento è stato quello di Christian Bassi per Biogas Ticino SA, primo impianto ticinese di trasformazione del liquame, scarti di cucina e della grande distribuzione in digestato, attraverso un fermentatore a 40 gradi, migliore rispetto al liquame liquido, perché non brucia i prati quando viene utilizzato.
Campus serra delle neofite invasive
Con Antoine Jousson, di Agroscope, ci siamo poi spostati nella serra di ricerca sulle neofite invasive dove, in un ambiente controllato con barriere per insetti semi e rizomi, vengono studiate le piante invasive e testati vari metodi per limitarne la crescita. Il Centro Competenza neobiota opera da Cadenazzo a livello svizzero e si concentra sulle specie che non sono ancora una minaccia diffusa sul territorio, con lo scopo di diventare proattivi nella lotta contro le neofite. Il processo ci viene spiegato attraverso una pianta che conosciamo tutti molto bene: il poligono del Giappone. Si inizia con lo studio in campo del ciclo biologico, poi con l’uso di vari metodi per eliminarlo, l’interazione con altre specie e la fertilità dei semi. Per quanto riguarda il poligono, si è osservato che la propagazione avviene principalmente tramite rizomi e piccole porzioni di fusto (ne basta un pezzo molto piccolo), mentre invece i semi sono per la maggior parte sterili. Come combatterlo? La combinazione di più metodi risulta la più efficace (uso di glifosato, esposizione dei rizomi al gelo, sfalcio 10 volte all’anno) per avere un’eradicazione completa nel giro di 5 anni.

Piazze di riempimento e lavaggio delle irroratrici
Samuele Peduzzi e Giorgia Mattei, Agroscope e Servizio fitosanitario cantonale, ci hanno spiegato l’importanza delle piazze di riempimento e lavaggio delle irroratrici per la salvaguardia dell’ambiente. Sia il riempimento che il lavaggio devono essere fatti su superfici coperte e impermeabili e le acque smaltite nel modo corretto: sparse sopra i liquami o in campo, oppure trattate attraverso cisterne di evaporazione.
Al campus ci è anche stata mostrata la nuova piazza di lavaggio e le cisterne di evaporazione ad essa collegate, il loro funzionamento e le varie sicurezze per evitare fuoriuscite. Se volete approfondire il tema, potete visitare il sito di Agridea: buonepraticheagricole.ch
Inquinanti
A fine mattinata è stato affrontato il tema degli inquinanti. Valentina Togni e Francesco Danza ci hanno illustrato tre studi su diossine, PFAS e microplastiche.
Le diossine sono un gruppo di più di 200 sostanze molto resistenti alla degradazione e con vari gradi di tossicità. Si formano durante l’attività di combustione e dagli anni ’90, quando si è capita la loro pericolosità, sono state introdotte nuove regole per limitarle. Questo non toglie che siano presenti nel terreno per le attività antecedenti a queste norme di sicurezza. I dati ticinesi sono rassicuranti – sotto i livelli massimi di guardia – soprattutto se confrontati con quelli di Losanna, dove gli alti livelli di concentrazione hanno portato al divieto di coltivazione in alcune aree, o di limitazione della scelta delle colture: le cucurbitacee, per esempio, sono state vietate perché ne assorbono di più.
I PFAS invece sono addirittura migliaia e il loro impiego, fin dagli anni ’30, è stato sempre più esteso per la loro capacità idrorepellente; pensiamo a giacche, scarpe, pentole, i vecchi schiumogeni; si ritrovano persino in alcune miscele di calcestruzzo. Nei suoli campionati sono stati rilevati ovunque in percentuali variabili, con contaminazioni puntali più alte anche in fondi agricoli dove erano stati usati fanghi di depurazione.
Con il termine microplastiche invece si intendono i frammenti di plastica inferiori ai 5 mm, e si stima che i valori sul suolo svizzero siano di circa 600 tonnellate. I dati sono ancora limitati, ma le quantità rilevate nei parchi urbani e nei suoli agricoli sembrano equivalenti. Essendo un campo di studio recente e in divenire, non si sa ancora quali siano i potenziali problemi che possono causare o se ci sia un valore di norma a cui fare riferimento, anche se le microplastiche sono ovviamente generatrici di nanoplastiche che possono entrare nei tessuti organici. Si stanno effettuando degli studi su microrganismi che riescano a decomporle, ma nessuno di essi è ancora arrivato alla sperimentazione diretta in campo. Unica soluzione al momento è la più ovvia: limitare dove possibile l’uso di plastica.

Compattamento del suolo
Dalla Berner Fachhochschule (BFH), con Roger Stirnimann, abbiamo assistito a una presentazione e ad una dimostrazione dell’effetto della compattazione del suolo dovuta ai macchinari agricoli, e un sistema per la regolazione della pressione dei pneumatici in base al tipo di terreno. Insieme ad Agroscope, inoltre, è stato sviluppato un sistema di simulazione della compattazione del suolo che si può consultare online sul sito: www.terranimo.ch. È sufficiente immettere nei diversi campi della schermata il tipo di terreno, di macchinario e l’umidità momentanea del terreno che è riportata online sul sito cantonale: www.oasi.ti.ch. Si può così derivare il rischio di compattazione e trovare i parametri adeguati per diminuirlo al passaggio dei mezzi agricoli.
Erosione e dilavamento
L’ultima postazione che sono riuscita a seguire è stata quella gestita da Swiss no till, società svizzera promotrice della coltivazione a semina diretta. Qui ci aspettava una dimostrazione pratica della differenza di dilavamento tra vari tipi di terreno, sia per ruscellamento che per infiltrazione. Sui terreni arati, per esempio, il ruscellamento è considerevolmente più alto rispetto a quelli a semina diretta.
Un altro dato che mi ha preso in contropiede è la temperatura al suolo: i terreni arati, durante una giornata estiva di 32° C, arrivano anche a 60°C, sei sopra la temperatura raggiunta dall’asfalto.
La giornata mi lascia ancora di più con la consapevolezza di quanto sia importante e anche fragile l’equilibrio che ci lega al suolo, quanto sia fondamentale conoscerlo a fondo e preservarlo nel migliore dei modi.
Vi lascio dunque con le parole accorate di Wolfgang Sturny, oratore di Swiss no-till: «we really have to do something, it’s now or never» (dobbiamo veramente fare qualcosa, ora o mai più).
A questo proposito, a Berna tra il 2 e il 5 giugno 2026 ci sarà un festival sul suolo: www.soilevolution.com, dove sarà possibile seguire conferenze e incontrare vari attori per la miglioria della gestione del suolo.
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