top of page

Tra cifre, statistiche e recinti virtuali: pubblicato il Rapporto agricolo 2025

  • 28 nov 2025
  • Tempo di lettura: 5 min

Ogni anno l’Ufficio federale dell’agricoltura (UFAG) presenta numeri e fatti sull’anno agricolo precedente: “Il clima freddo e umido ha causato perdite di raccolto in orticoltura e viticoltura”. Latte: “prosegue il processo di concentrazione”.


Anno nuovo, stesse difficoltà. Sono passati 365 giorni dall’ultimo rapporto agricolo e le tendenze dell’agricoltura svizzera rimangono simili: sempre meno aziende, meno cereali e le condizioni politiche ed economiche rappresentano ancora l’ambito che suscita minore soddisfazione.

Quest’ultimo è infatti un argomento emerso da un sondaggio telefonico sulla qualità di vita. Il fattore più importante emerso è la salute, e «complessivamente le famiglie contadine valutano la loro qualità di vita in modo più positivo rispetto a quattro anni fa».

E se fra gli aspetti negativi ci sono le molte prescrizioni e le condizioni quadro in continuo mutamento, fra quelli positivi spiccano l’indipendenza e il lavoro con la natura e gli animali.


Aspetti positivi e negativi emersi dal sondaggio, con un paragone tra le risposte del 2021, colonnine di sinistra, con quelle del 2025, colonnine di destra. Fonte: www.rapportoagricolo.ch.
Aspetti positivi e negativi emersi dal sondaggio, con un paragone tra le risposte del 2021, colonnine di sinistra, con quelle del 2025, colonnine di destra. Fonte: www.rapportoagricolo.ch.

Si cerca personale d’alpe e un’apertura verso la digitalizzazione

Nell’ambito del rapporto agricolo, l’UFAG ha presentato anche i risultati di un sondaggio e di un’analisi, sul personale dell’alpe rispettivamente sull’accettazione della digitalizzazione. «Una delle principali sfide dell’economia alpestre è la carenza di personale d’alpe qualificato e fedele. Il personale dell’alpe lavora oggi in media per 6,4 stagioni alpestri, ovvero 1,5 stagioni in meno rispetto a dieci anni fa. I motivi principali per cui il personale sta abbandonando sempre di più gli alpi sono i cambiamenti nelle condizioni di vita e l’incompatibilità con la propria situazione lavorativa al di fuori della stagione alpestre».


Dal sondaggio è inoltre emerso che le donne che vanno a lavorare all’alpe risultano essere più formate. «Il 46% delle alpigiane possiede un diploma di scuola superiore, contro solo il 26% degli uomini». E pertanto le alternative professionali «potrebbero essere uno dei motivi per cui la maggioranza delle donne (52%) considera il salario piuttosto basso o molto basso, contro il 43% degli uomini».


Mentre per quanto riguarda la tecnologia, l’analisi rispondeva alla domanda: «Qual è l’atteggiamento generale nei confronti della digitalizzazione dell’agricoltura?» «Una piccola parte degli agricoltori la rifiuta (soprattutto quelli «nella fascia di età più alta»), mentre il 40 % circa è favorevole». Ma ci sono tecnologie che risultano essere più accettate di altre. Per esempio, «una quota piuttosto elevata sarebbe più favorevole al robot sarchiatore che non al recinto virtuale». A inizio 2024 il Centro di ricerca Agroscope aveva pubblicato i risultati di un test su un sistema di recinzione virtuale per delimitare i pascoli senza barriere fisiche, che funziona più o meno così: ogni vacca indossa un collare GPS collegato a un’app per smartphone. Tramite l’app è possibile impostare il confine virtuale del pascolo. Non appena la vacca si avvicina al perimetro, viene emesso un segnale acustico di avvertimento. Se l’animale oltrepassa il confine, segue un leggero impulso elettrico. Dall’analisi era emerso che le vacche familiarizzavano rapidamente con il sistema, senza ripercussioni per il loro benessere a lungo termine. Tuttavia in Svizzera queste soluzioni non sono ancora autorizzate per riserve legate al benessere animale. Ma torniamo al rapporto agricolo.

 

Spazio alle cifre: più varietà Piwi, meno pomodori

Iniziamo dalla filiera del latte, che con un valore di circa 2,8 miliardi di franchi nel 2024 rappresenta un quarto del valore totale della produzione agricola svizzera. «Nel 2024, nonostante il calo dell’effettivo di vacche, la produzione lattiera è rimasta stabile a 3,7 milioni di tonnellate». È proseguito il cosiddetto «processo di concentrazione» che vede diminuire il numero di aziende e aumentare la dimensione di quelle rimaste. «Rispetto all’anno precedente, si è registrato un calo del 2,5% delle aziende produttrici di latte, con un calo più marcato nella regione di pianura (-3,3%) che non in quella di montagna (-1,7%), per cui nel 2024 ne sono state censite 8’290 nella regione di pianura e 8’358 in quella di montagna». Rispetto a 25 anni fa, il numero di aziende lattiere è diminuito di oltre la metà. E nello stesso periodo, «la dimensione media delle aziende è passata da 19,1 a 29,7 ettari di superficie per azienda».


Per quanto riguarda i terreni, nel 2024 sono leggermente cresciute sia la superficie coltiva aperta sia l’intera superficie coltiva. In particolare sono aumentate le superfici del mais da silo e del mais verde, le superfici per la promozione della biodiversità nonché le superfici dei prati temporanei, dei girasoli e delle barbabietole da zucchero. «La superficie agricola utile (SAU) ammontava a 1’040’512 ettari nel 2024, di cui il 58% era costituito da prati naturali e pascoli e il 38% da terreni coltivi. Il restante 4% della SAU era composto, tra le altre cose, da vigneti e frutteti».


Nel 2024 le variazioni dei terreni sono state distinte a seconda della coltura. «La superfice cerealicola ha segnato una diminuzione di 4’997 ettari, confermando la tendenza dell’anno precedente. Quella coltivata a semi di girasole ha registrato un incremento (+903 ha), mentre la superficie coltivata a colza ha registrato un calo rispetto all’anno precedente (-952 ha). L’espansione ha interessato anche i prati temporanei (+1’315 ha), il mais da silo e verde (+2’245ha), la soia (+190 ha), così come la superficie coltivata a barbabietola da zucchero (+643 ha)». Per i vigneti il calo è stato di 85 ettari (-0,6%), attestandosi a 14’484 ettari. La superficie di vitigni bianchi è stata di 6’469 ettari (-0,2%), mentre quella di vitigni rossi di 8’015 ettari (-0,9%). «Nel 2024, le quote di vitigni bianchi e rossi hanno rappresentato rispettivamente il 45 e il 55% della superficie totale; questi valori sono grossomodo in linea con quelli del 2023».


È stato osservato un aumento importante della coltivazione di varietà di vite resistenti alle malattie fungine, che «si è attestata a 570 ettari rappresentando il 3,9% della superficie viticola totale». Per quanto concerne la frutta e gli ortaggi, nel 2024 i frutteti hanno registrato un leggero calo. Ma contemporaneamente si è osservato un aumento della coltivazione di varietà robuste di mele, così come quella di bacche arbustive. L’area coltiva di verdura fresca ha segnato un livello record in termini di superficie, pari a 14’522 ettari, «di cui 13’627 di ortaggi in pieno campo (escl. le classiche verdure destinate alla trasformazione) e 895 di verdure in serra». La superficie in pieno campo è aumentata del 2%, quella in serra è invece diminuita di quasi il 3%. «Da diversi anni, i cinque ortaggi in pieno campo più coltivati sono carote, cipolle gialle, broccoli, insalata iceberg e cavolfiore». Mentre in serra, si sono riconfermati in testa la valerianella, seguita da rapanelli, cetrioli, lattuga cappuccio verde e pomodori a grappolo. Ma rispetto al 2023, «la superficie coltivata a valerianella è diminuita del 5%, quella coltivata a ravanelli dell’8%, quella coltivata a pomodori a grappolo addirittura del 17% e quella coltivata a lattuga cappuccio verde dell’1%. Soltanto per i cetrioli si è osservato un lieve aumento dell’1%».


L’intero rapporto agricolo è consultabile all’indirizzo: www.rapportoagricolo.ch

Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione
bottom of page