top of page

Trasformazioni da rivalutare

  • 18 lug 2025
  • Tempo di lettura: 6 min

Per Natan Vescovi, veterinario e allevatore di Marolta, uscire dal letto alle due di notte per aiutare una mucca a partorire è emozionante come la prima volta. Ma dopo oltre venticinque anni di lavoro con gli animali da reddito vorrebbe sensibilizzare le persone legate al mondo agricolo: alcune cose devono cambiare.


Natan Vescovi e Bellina.
Natan Vescovi e Bellina.

Natan Vescovi, classe 1975, titolare della Condotta Veterinaria di Blenio e proprietario del Centro Veterinario 3 Valli di Pollegio, ha conseguito la laurea in medicina veterinaria a Zurigo nel 2000 e l’attestato AFC di agricoltore nel 2017. Da allora, oltre all’attività di medico veterinario alleva, come hobby, mucche da carne di razza Wagyu.

Oggi non è di picchetto, e il suo telefono è insolitamente muto mentre mi racconta la sua vita. Siamo a casa sua, a Marolta, dove con la moglie Nicole e i loro due figli Matteo e Silena ha ristrutturato un bel caseggiato nel nucleo vecchio del paese. Nonostante la forte allergia al fieno e la conseguente asma è da sempre legato all’agricoltura. Fin da piccolo dava una mano agli zii nella fienagione. «Crescendo mi son passate sia l’asma che l’allergia», commenta col sorriso, «mi sarò abituato a quell’aria particolare che gira attorno al fieno, alla sua lavorazione e all’atmosfera delle stalle». Dopo le scuole dell’obbligo, Natan era indeciso se fare l’agricoltore o studiare da veterinario. Il caso ha fatto da ago della bilancia. Nelle vacanze scolastiche estive ha potuto infatti seguire per alcune settimane un veterinario nella pratica buiatrica (branca della medicina che studia le malattie dei bovini, ndr). Così ha deciso di avvicinarsi alla medicina veterinaria nonostante servissero svariati anni di scuola. In più Natan, a quell’età «balorda», aveva in testa tutt’altro e studiare era l’ultimo dei suoi pensieri.



Ottenuta la maturità federale al Liceo di Bellinzona però e dopo il servizio militare svolto a contatto con gli animali nelle truppe del treno, aveva ormai deciso. «Ero convinto che studiando nozioni legate agli animali e alla loro salute avrei visto le ore di studio e i sacrifici da un’altra prospettiva». Ma gli restava una grande incognita: «Non sapevo infatti se sarei riuscito a posare il bisturi su un animale, dato che ero, e sono tuttora, ipersensibile alla visione del sangue». Superata la selezione massacrante del primo anno di Università, dal secondo anno di studi ha potuto sperimentare e constatare che operare su un animale e il sangue non gli davano assolutamente fastidio così, grazie anche all’interesse per la materia, conseguì con buoni voti la sua laurea di medico veterinario.


Un esemplare di Wagyu al pascolo all’Alpe Larecc.
Un esemplare di Wagyu al pascolo all’Alpe Larecc.

«Ero felicissimo della laurea e avevo voglia di mettere subito le mani in pasta. Ma volevo ottenere l’allora attestato di “controllore delle carni” e ho quindi lavorato e studiato per tre mesi nel Macello Cantonale di Zurigo dove ho potuto ottenere il certificato». Il richiamo del Ticino non si è fatto attendere: «Il dottor Keller aveva bisogno di un assistente sul Piano di Magadino e non me lo sono fatto ripetere due volte. Sono tornato a casa e ho iniziato a lavorare per lui con i grossi animali da reddito. Lì ho imparato molti trucchi del mestiere e la gestione dei casi e del lavoro». Dopo un paio di anni, gli si è poi presentata l’occasione di assumere il ruolo di veterinario di condotta della Verzasca e per Natan è stata la prima esperienza lavorativa da indipendente. «Un periodo faticoso, ma florido e spensierato in cui lavoravo tantissimo ma in cui riuscivo ancora a realizzare i miei sogni e a svolgere la mia professione come l’avevo sempre immaginata da studente leggendo i racconti dello scrittore e veterinario inglese James Herriot: come ad esempio quello di vedere allevatori che tenevano alle loro bestie e che cercavano in tutti i modi di salvarle anche se tante volte la macellazione avrebbe reso di più della cura».


Il ritorno in Valle di Blenio e la presa di coscienza di voler fare qualcosa di diverso

Nel 2005 arriva il momento del ritorno “da veterinario” in Valle di Blenio e dopo il matrimonio con Nicole e la nascita dei due figli, la forte intenzione di voler fare qualcosa per la sua passione per l’agricoltura lo spinge, a 42 anni, ad iscriversi a Mezzana come articolo 33 e a concludere in un anno e mezzo l’AFC di agricoltore. Un periodo che tutta la famiglia definisce tosto, perché Natan studiava applicandosi con passione. «Durante la scuola ero soprattutto fissato per la “produzione vegetale” dato che tutto ciò che ineriva alla “produzione animale” lo conoscevo già. Dal canto mio sapevo che avrei avuto bisogno di apprendere tutto il possibile per foraggiare il mio bestiame e coltivare i miei campi e pertanto mi applicai con dedizione allo studio anche perché il docente era molto valido e trasmetteva bene le nozioni». Nello stesso momento però mi stavo ponendo tante domande: «Dov’era finito quel tipo di agricoltura e di allevamento che vedevo e vivevo venticinque anni prima?».

Natan Vescovi con la moglie Nicole.
Natan Vescovi con la moglie Nicole.

Politica agricola in trasformazione

La politica agricola infatti è cambiata molto negli ultimi anni e Natan non si sente a suo agio a riguardo. «Faccio fatica a vedere il lavoro di agricoltore con tutta l’innovazione e l’automazione che è stata inserita nella professione. Manca quell’approccio che avevano i vecchi agricoltori con le loro bestie quando c’era ancora il contatto e un senso di affetto e attaccamento per gli animali. Lo confesso, avevo nostalgia di quanto visto e vissuto in Verzasca, e il mio pensiero torna spesso sul modo di migliorare il rapporto con gli animali. Non sono contro la tecnologia e non disdegno il progresso, ma mi piacerebbe tanto poter dire che, se un animale sta male, l’agricoltore se ne può accorgere con i suoi occhi perché lo osserva e ne conosce le abitudini. Certo che la politica agricola con il sistema attuale di retribuzione dei pagamenti diretti non incentiva questo aspetto dell’agricoltura. A contare sono gli ettari e le specie vegetali che ci crescono. Meglio portare fieno vecchio ecologico in stalla con poco valore nutritivo per gli animali, ma ricevere più contributi per ettaro. È assurdo, perché poi l’agricoltore investe i soldi per comperare foraggi di migliore qualità provenienti dall’estero. Le esigenze degli animali, anche a seguito della selezione genetica, sono cambiate e foraggiandoli con prodotti di poca qualità, il loro metabolismo e la loro salute ne risentono. La politica vuole animali non produttivi e i prodotti agricoli non vengono pagati il giusto prezzo: dai latticini alla carne. Avevo intravisto uno spiraglio di ottimismo vedendo i prezzi della carne di agnello e bovino pagati agli agricoltori, ma l’ultima notizia del via libera da parte della Confederazione all’importazione di 3’000 tonnellate di carne dall’estero, non mi fa ben sperare. In Svizzera bisogna seguire determinati standard di tenuta e macellazione, poi si importano prodotti da animali che non si sa né come vivono, né come muoiono».


La sua Fattoria del cuore

Natan riesce ad applicare i suoi principi nella sua piccola fattoria. «Gli animali devono vivere bene dalla loro nascita alla loro morte, non importa quanto vivono. Per questo mi sono profuso per ricevere il permesso di stordimento e morte dell’animale in azienda. Una tecnica ancora poco conosciuta in Ticino e che viene effettuata da un macellaio abilitato a tale pratica nel rispetto delle norme di macellazione e igiene vigenti. Abbattendo un capo di bestiame nel luogo in cui vive gli si evita lo stress dell’allontanamento dai suoi simili e il trasporto verso il macello. E da quanto ho avuto modo di osservare, anche i suoi compagni sembrerebbero subire meno il distacco e la partenza dell’animale». Per Natan è un ulteriore passo per il benessere animale.


Per Natan il rapporto e il contatto con gli animali è importante per osservarli da vicino, valutare la loro salute e, quando necessario, poterli facilmente trattare.
Per Natan il rapporto e il contatto con gli animali è importante per osservarli da vicino, valutare la loro salute e, quando necessario, poterli facilmente trattare.

Il ruolo del veterinario di condotta

Sul suo lavoro come veterinario di condotta dice che ci sarebbero tante cose da discutere per renderlo più attrattivo anche per le giovani leve. «Il mio ruolo non fa più gola a nessuno perché bisogna essere reperibili tutto l’anno sette giorni su sette e ventiquattro ore su ventiquattro con una retribuzione che andrebbe rivista da parte del Cantone. Credo ci sia tanto da lavorare anche sotto questo aspetto per fare in modo che il mandato possa essere più allettante».


E il futuro?

Natan sta riflettendo su come sarà il suo futuro perché a cinquant’anni vorrebbe ancora inseguire un ideale di vita e di professione «ma purtroppo non sta solo a me decidere quale via percorrere. Sicuramente continuerò a fare il veterinario e a prendermi cura di tutte le creature, grandi e piccole, ma come potrò farlo, saranno anche il tempo e le decisioni politiche a definirlo».


Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Non puoi più commentare questo post. Contatta il proprietario del sito per avere più informazioni.
bottom of page