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Turismo e cani da protezione: «La libertà si è ridotta per tutti»

  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Non tutti sanno come comportarsi quando incontrano cani da protezione. A tal proposito, è nato “Custodi tra le vette”: un progetto di sensibilizzazione agli escursionisti sulla Tamaro-Lema. Ne abbiamo parlato con Flavia Anastasìa della Fattoria dal Piz, che carica l’Alpe di Montoia ed è promotrice del programma assieme a varie organizzazioni, tra cui LuganoRegion, il Patriziato di Indemini, WWF e ProNatura.

Sono tre, in sostanza, le iniziative del nuovo progetto sui cani da guardianìa “Custodi tra le vette”: una segnaletica supplementare oltre a quella ufficiale; un gruppo di persone che nei week-end tra agosto e settembre si troverà sui sentieri per spiegare agli escursionisti come comportarsi; e un sondaggio online che permetterà di comprendere il livello di accettazione dei cani da protezione da parte dei viandanti. L’obiettivo è rafforzare la comprensione del settore turistico nei confronti degli allevamenti custoditi con cani. Perché se da un lato turismo e allevamento di montagna sono sempre andati a braccetto, oggi l’arrivo e l’ultraprotezione dei lupi ha ridotto la libertà per entrambi. La traversata Tamaro-Lema rappresenta dunque uno di quei luoghi dove le interazioni nel paesaggio culturale hanno subìto un cambio importante: ci sono infatti molti escursionisti, vari alpeggi – tra cui quello della Fattoria del Piz con i cani da protezione – e il branco del Carvina che, nonostante lo scorso anno abbia avuto il via libera dall’Ufficio federale dell’ambiente per essere eliminato, conta ancora gli individui che non sono stati abbattuti.

Mattia Waser, della Fattoria dal Piz, con il gregge custodito con cani.
Mattia Waser, della Fattoria dal Piz, con il gregge custodito con cani.

Quanto è importante la sensibilizzazione

Abbiamo domandato all’allevatrice Flavia Anastasìa quanto è necessario aumentare l’informazione su questo argomento. Perché, per usare le sue parole, «se c’è gente che non accetta di essere privata di una parte della propria libertà, è fondamentale che capisca che anche la nostra è stata limitata», e non senza alcuni cambiamenti molto importanti, come si è potuto leggere nell’edizione del 20 febbraio di Agricoltore Ticinese e a cui accenneremo più avanti. «I cani da protezione non fanno parte della cultura del nostro cantone e della Svizzera. Quindi bisogna fare un grosso lavoro di sensibilizzazione per trasmettere i concetti di questo nuovo sistema di pascolo. Anche perché gli alpeggi protetti da cani saranno sempre di più», afferma l’allevatrice. «Essere preparati all’incontro con un gregge custodito deve diventare un automatismo per gli escursionisti che pianificano una passeggiata in montagna o sui monti», aggiunge, «quando si organizza un’escursione, oltre a preparare lo zaino, gli scarponi adatti e a controllare le condizioni meteo, si deve considerare che si potranno incontrare greggi protetti. Deve quindi diventare automatico guardare la mappa degli alpeggi con cani e conoscere le poche regole da seguire». La stagione alpestre è iniziata già da diverse settimane. Com’è andata fino a ora? «Piuttosto bene, però bisogna dire che a oggi le interazioni fra cani e turisti sono state molto poche. La stagione molto calda fa sì che ci siano meno escursionisti. Inoltre, sempre per il caldo, abbiamo pascolato soprattutto pascoli bassi che incrociano poco i sentieri principali». Qualche incontro c’è comunque stato «sia con escursionisti a piedi, sia con ciclisti, sia con persone con cani. E in generale sono andati molto bene. Alcuni hanno visto i cartelli o conoscevano già le regole di comportamento: hanno aggirato il gregge, si sono fermati quando il cane abbaiava e gli correva incontro, così da permettere ai cani di reagire correttamente lasciandoli passare. Ma non è sempre andata così: non tutti hanno visto i cartelli e nemmeno sapevano che ci fossero cani da protezione; c’è stata gente che è passata in mezzo al gregge o ciclisti che non sono scesi dalla bicicletta. Ma quando è accaduto, io ero vicina e ho potuto spiegargli come comportarsi. Alcuni si sono spaventati un po’ ma non è successo nessun incidente».


Lupi e gregge “destagionalizzato”

Come accennato prima, per riuscire a gestire più tranquillamente un periodo alpestre con la presenza di un branco di lupi e l’introduzione dei cani da protezione, la Fattoria dal Piz di Flavia Anastasìa e Mattia Waser avevano deciso di “destagionalizzare” il gregge, nel senso che ora i parti avverranno in autunno/inverno e durante l’estate non ci sarà bisogno di dover mungere e casare all’alpe. Come sta andando questa prima estate con il nuovo ciclo? «Bene, siamo soddisfatti», spiega Flavia, «per noi è cambiato molto: siccome non dobbiamo più mungere, usciamo presto al mattino, le capre mangiano tutto il giorno e la giornata finisce prima. E io riesco a seguire i cani e gli escursionisti. Mattia può fare fieno in basso con più calma. In sostanza quest’anno non abbiamo dovuto cercare personale per l’alpe. È chiaro: non c’è più la formaggella di capra dell’Alpe di Montoia, ma da sempre a casa riesco a fare molti più tipi di formaggio – 12-13 diversi – e quindi ci sarà più scelta e penso riuscirò a compensare la mancanza del formaggio dell’alpe». E di lupi su all’alpe? Quest’anno se ne sono visti? «Io per il momento non ne ho visti, però c’è dello sterco su tutti i sentieri. Quindi ci sono. E anche i cani l’hanno notato: annusano, s’innervosiscono, girano, controllano tutti gli angolini nascosti, vanno avanti e indietro in continuazione; insomma, li marcano e io sono molto più tranquilla. E non ho sentito nemmeno di attacchi negli alpeggi vicini. È chiaro, fino all’anno scorso c’era l’Alpe di Duragno che caricava le capre e ora non più. Ma forse ora i lupi stanno più attenti alle attività umane dopo che il branco è stato ridotto».

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